Morte avvelenate con la ricina, Gianni Di Vita senza anticorpi: "Ma contatto non è escluso". Bassetti spiega perché la prova non cancella i dubbi
A Quarto Grado è intervenuto il professor Matteo Bassetti, che ha spiegato come sia possibile che Gianni Di VIta e la figlia Alice siano risultati negativi alla ricina

A distanza di otto mesi dalla morte di Antonella e Sara, mamma e figlia avvelenate con la ricina, il giallo di Pietracatella non ha ancora trovato una soluzione. Gli inquirenti non stanno lasciando niente di intentato, per questo hanno preso in considerazione varie piste, così da poter individuare non solo il responsabile (o i responsabili), ma anche chi può avere avuto un movente che può avere spinto a uccidere le due donne. "Quarto Grado" ha voluto così fare il punto della situazione in occasione della prima puntata stagionale, in onda venerdì 28 agosto 2026.
Morte avvelenate con la ricina, Quarto Grado puntata 28 agosto 2026: Bassetti e le analisi del sangue di Gianni e Alice Di Vita
Chi poteva avere interesse a uccidere Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia avvelenate con la ricina? Rispondere a questa domanda appare ancora impossibile nonostante il trascorrere del tempo e il lavoro degli inquirenti, che non stanno lasciando niente al caso. I magistrati italiani si stanno avvalendo del supporto anche degli esperti del Robert Koch Institute di Berlino per cercare di individuare come sia stata loro somministrata la sostanza letale, anche se negli ultimi tempi non viene esclusa una teoria finora poco vagliata, ovvero che il vero obiettivo fosse Giann Di Vita, marito e papà delle due vittime.
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Entra nel canale WhatsAppSe si vogliono avere sicurezze non si deve dimenticare un dettaglio importante, gli esami del sangue a cui sono stati sottoposti uomo e l’altra figlia, Alice, hanno dato esito negativo, è quindi cruciale sapere cosa questo possa significare. Sta a indicare una loro mancata assunzione del veleno o può far pensare a un loro ruolo attivo nella vicenda? A spiegare meglio cosa può essere accaduto è Matteo Bassetti, Primario di Infettivologia del Policlinico San Matteo di Genova, intervenuto a "Quarto Grado": "Gli anticorpi sono quelli he si sviluppano quando sei entrato a contatto con un virus, questo le persone lo sanno benissimo, rimangono attivi per dare la cosiddetta cellula memoria, quindi restano per tutta la vita. Questo non accade con la ricina, si sviluppano gli anticorpi, restano in circolo per qualche settimana, poi possono scomparire, a differenza di quello che accade quando si contrae un virus e si può contare su difese immunitarie che restano alte. I due potrebbero avere sviluppato gli anticorpi, il prelievo di sangue potrebbe essere però stato eseguito quando li avevano già persi, la prova non toglie del tutto la possibilità che possano avere avuto un contatto. In alternativa, potrebbero non avere mai avuto contatto con la ricina, quindi non avere mai sviluppato anticorpi, il prelievo del sangue potrebbe essere avvenuto quando davvero non ne avevano".
Di Vita, però, aveva manifestato dei sintomi quando moglie e figlia erano state male, al punto tale da recarsi al pronto soccorso, è naturale quindi chiedersi cosa questo potesse significare: "Sono rimasto colpito dai sintomi delle due donne poi decedute, all’inizio sembravano più blandi, questo aveva fatto ipotizzare che l’avvelenamento fosse avvenuto in un secondo momento. I suoi sintomi potevano essere però compatibili con qualcosa di differente rispetto a un avvelenamento, eravamo itorno a Natale, nausea e mal di pancia possono essere compatibili con un’infezione virale".
I reperti sequestrati e ora sotto analisi
Nel frattempo si attende di conoscere l’esito del lavoro degli esperti tedeschi, che stanno analizzando ben 131 reperti prelevati e sequestrati dalla casa in via Risorgimento dove vivevano le due vittime, così da capire dove potesse essere stata nascosta la ricina, letale anche in piccolissime dosi. Nel corso del sopralluogo avvenuto a fine luglio ci si è concentrato su alcuni punti ben precisi, sulla base di alcune indicazioni che erano emerse dalle indagini tradizionali. Al piano terra, come rilevato da "Quarto Grado", dove si trova l’ingresso della palazzina, sono stati presi 15 reperti, su porta, campanello, tappetino, pulsante della luce.
Si è poi passati al primo piano, dove vive la mamma di Gianni Di Vita, Giuseppina, dove sono stati raccolti altri 21 reperti, concentrandosi in modo particolare sui mobili della cucina e in camera da letto, l’unica presente nell’appartamento. Altri 49 reperti sono stati invece prelevati al secondo piano, dove vivevano Antonella e Sara, oltre a Gianni. Qui si sarebbe consumata la cena del 23 dicembre, quella in cui si pensa possa essere avvenuta l’assunzione del veleno. Questo è il punto del piccolo condominio in cui sono stati sequestrati diversi elementi, dai sacchetti dell’aspirapolvere ai tamponi passati sui mobili presenti in cucina e in bagno. Nella camera di Sara sono state invece rinvenute tracce di una flebo che un conoscente infermiere aveva fatto alla ragazza prima del suo ricovero, oltre a un bicchiere trovato a terra con una cannuccia e qualche avanzo di pane. Gli esperti hanno dedicato particolare attenzione anche alla mansarda, alloggio della figlia maggiore Alice, dove sono stati raccolti 34 elementi, tra cui una scatola rosa, una borraccia con tappo blu e guanti in gomma verde. Nella lavanderia della mansarda sono stati invece presi uno spazzolone e il liquido adatto alla pulizia dei pavimenti. Nel pianerottolo è stato poi trovato un sacchetto di plastica fucsia con la scritta "Monique" finito recentemente nel mirino, che viene collegato a una possibile conoscenza familiare.
Si attende inoltre di saperne di più in merito alla posizione dell’insegnante, coinvolta recentemente in un confronto all’americana con Gianni, organizzato per comprendere meglio la natura del loro rapporto. A breve dovrebbe inoltre essere convocato in questura anche il marito, già sentito in passato, tecnico di laboratorio in un istituto, che potrebbe quindi avere le conoscenze necessarie sulla gestione della ricina.