Morte avvelenate con la ricina, il malessere di Gianni Di Vita alimenta i dubbi: "L'odio del killer e la vittima collaterale"

A Ore 11 martedì 8 settembre 2026 spazio agli aggiornamenti sul giallo di Pietracatella, gli inquirenti si concentrano sulla pista familiare e il ruolo di chi è sopravvissuto

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Antonella Di ielsi
IPA

Il giallo di Pietracatella continua a interessare non poco l’opinione pubblica, che attende di capire chi abbia ucciso Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia avvelenate con la ricina a fine dicembre. Almeno per ora non ci sono certezze nemmeno sul movente, ma non è escluso che il reale obiettivo del killer (o dei killer) non fossero loro, per questo "Ore 11" ha voluto fare il punto sulle indagini nella puntata di martedì 8 settembre 2026.

Morte avvelenate con la ricina, Ore 11 puntata 8 settembre 2026: cosa è successo

Milo Infante sottolinea subito come si parli da settimane di un cerchio che si sta restringendo nell’individuazione dei colpevoli dell’omicidio di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, ma visto che ci si trova ancora in assenza di possibili indagati evidentemente sono ancora diversi gli aspetti da chiarire. Sin da subito la duplice tragedia era apparsa del tutto inspiegabile, la scoperta del veleno ha inevitabilmente cambiato la visione dell’accaduto, pur senza capire come sia stata introdotta la ricina nella casa di Via Risorgimento e come sia stata somministrata alle due donne, poi morte.

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Un ruolo cruciale potrebbero averla gli alimenti consumati tra il 23 e il 26 dicembre (circa 70), oggetto di analisi da parte degli esperti del Robert Koch Institute di Berlino, che si stanno occupando anche di osservare nel dettaglio i 131 reperti sequestrati all’interno dell’abitazione. A distanza di due mesi dall’inizio delle analisi, i tedeschi hanno chiesto una proroga del deposito della relazione. Si punta a incrociare gli esiti delle indagini scientifiche con quelle tradizionali per poter arrivare a chiudere il giallo. Altrettanto rilevante sarà capire perché Gianni e Alice Di Vita, i due superstiti della famiglia, non abbiano sviluppato anticorpi alla ricina, elemento che esclude il loro contatto con il veleno, anche se appare di difficile spiegazione visto che l’uomo era stato a tavola in quei giorni con le due vittime.

Al centro dell’attenzione sono finiti i rapporti tra i componenti della famiglia e altre conoscenze, il focus si è concentrato soprattutto sul legame tra l’uomo e una sua amica di vecchia data, un’insegnante già ascoltata più volte. I due sono stati protagonisti di un confronto all’americana qualche giorno fa, così da metterli davanti ad alcune incongruenze emerse nel loro racconto. Da valutare anche l’eventuale ruolo del marito della donna, un tecnico di laboratorio, che dovrebbe essere sentito nei prossimi giorni (dopo alcuni rinvii).

Una delle prime piste prese in considerazione è stata quella sentimentale, legandola al marito, ma con un possibile "coivolgimento di un esterno, qualcuno che potesse provare un vero odio nei confronti di uno dei componenti della famiglia – evidenzia Milo Infante -. Si è pensato al padre, in assenza di elementi su mamma e figlia, legando anche questo all’attività di politico dell’uomo, che è stato sindaco di Pietracatella in passato".

A fare il punto della situazione dalla Questura di Campobasso, è l’inviato Matteo Calzaretta: "Nel giorno in cui erano attesi parte dei riscontri degli accertamenti del centro studi tedesco la Procuratrice Antonelli ha fatto sapere che le loro relazioni non sono state depositate, potrebbero esserci dei ritardi. Questi risultati dovranno poi essere confrontati e intrecciarsi con il lavoro fatto dalla Questura di Campobasso, comprendente più di 200 testimonianze raccolte, oltre al materiale rinvenuto dai dispositivi elettronici. Si dovrà però ancora attendere, si tratta di operazioni complesse e numerose come rivelato la Procuratrice, prima di avere una risposta. Le indagini comunque proseguono, ci si sta focalizzando su una pista in particolare, sono stati sentiti due amici di Gianni Di Vita, poi dovrà essere insentito il marito di Monia, l’insegnante amica di lunga data di Gianni. Loro rappresentano un tassello importante, gli inquirenti si stanno concentrando sulle persone che gravitano attorno alla vita dell’uomo".

Milo Infante invita a concentrarsi sulla scena del crimine, dove erano presenti sicuramente mamma e figlia, resta da capire se loro abbiano ingerito il veleno alla presenza del padre, che era con loro sicuramente il 23 dicembe (l’altra figlia era fuori con le amiche). Importante è l’analisi del giornalista Stefano Zurlo: "In Procura secondo me hanno le idee molto chiare. Il marito ha detto di avere gli stessi sintomi di moglie e figlia, ma senza avere niente, questo rende la vicenda particolare. La Procura secondo me attende di avere risposte definitive prima di fare passi importanti".

La dottoressa Sarah Viola, psichiatra e psicoterapeuta, invita a essere cauta: "Non è detto che mamma e figlia fossero entrambe bersaglio del killer, l’altra potrebbe essere una vittima collaterale", elemento su cui è concorde anche Zurlo. Da capire quale sia il vettore, ovvero come il veleno sia arrivato a questa famiglia.


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