Morte avvelenate con la ricina a Pietracatella, spunta un nuovo sospettato: "Ha competenze specifiche". Chi è
A Morning News mercoledì 8 luglio 2026 spazio alle novità sull'inchiesta su mamma e figlia morte avvelante con la ricina, il cerchio degli inquirenti si stringe, soluzione vicina

L’inchiesta sulle due donne, mamma e figlia, morte avvelenate con la ricina a Pietracatella, prosegue, proprio per questo "Morning News" ha deciso di approfondire il caso con un apposito spazio nella puntata di mercoledì 8 luglio 2026. Spunta un inaspettato testimone, che dovrebbe essere sentito dagli inquirenti questa mattina, la verità potrebbe essere vicina.
Morte avvelenate con la ricina, Morning News puntata 8 luglio 2026: cosa è successo
Si fa strada la possibilità che a somministrare la ricina ad Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, morte avvelenate con la ricina a fine 2025, possa essere stata una persona di loro fiducia. Gli inquirenti avrebbero risentito Don Stefano Fracassi, parroco di Pietracatella, secondo chi indaga potrebbe essere infatti stato a conoscenza di alcuni segreti della mamma. Gli inquirenti non sembrano avere grandi dubbi, dietro l’avvelenamento potrebbero esserci tre persone, due donne e un uomo, l’ipotesi più accreditata è che la somministrazione sia avvenuta con una mano femminile. Altrettanto importante sarà però quello che potrebbe emergere analizzando i cellulari, si ipotizza che Antonella possa avere confidato a un’amica tramite chat la sua volontà di separarsi dal marito Gianni, anche se i parenti più stretti sostengono di non essere a conoscenza di alcuna crisi in atto tra i due.
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Entra nel canale WhatsAppA fare il punto della situazione è l’inviato Vincenzo Rubano, che si trova davanti alla Chiesa di Pietracatella, nella giornata in cui sarà sentito per la seconda volta il parroco, come evidenziato da Dario Maltese. "C’è una notizia dell’ultim’ora, gli inquirenti stanno indagando su un’altra persona, uno dei principali sospettati in questo momento. Si tratta di un uomo, che non rientra nel cerchio dei familiari della famiglia Di Vita con cui non ha rapporti, potrebbe essere stato lui a estrarre la ricina dai semi di ricino. Lui sarebbe il quarto sospettato, è già stato sentito nei giorni scorsi in Questura a Campobasso. Lui non aveva alcun rapporto con le vittime, altre persone hanno fatto da intermediario. Nelle scorse ore sono state fatte inoltre delle perquisizioni da parte della Polizia lungo le rive del Lago di Occhito e in un Comune vicino, quello di Riccia".
Il nuovo sospettato cambia inevitabilmente le cose in merito agli altri interrogatori: "L’audizione di Don Stefano potrebbe slittare di qualche ora, il suo ruolo è comunque importante, era infatti molto amico della famiglia Di Vita, ma soprattutto di Antonella, che frequentava spesso la Parrocchia. Si parte da un presupposto importante, il prete di una piccola comunità (a Pietracatella vivono circa 1.000 persone) può essere a conoscenza dei problemi di tutte le famiglie, secondo indiscrezioni da verificare lui potrebbe essere sentito dopo quanto emerso in alcune chat di Antonella, qui lei aveva parlato dei suoi problemi anche con Don Stefano", precisa l’inviato.
Il giornalista è riuscito a intercettare il sacerdote, lui però preferisce non parlare. Dario Maltese si interroga sul motivo di questa ritrosia, chiedendosi se lui possa essere a conoscenza del segreto di cui si parla tanto: "Potrebbe, lui aveva ottimi rapporti con i Di Vita, ha ottimi rapporti con i parrocchiani, gli inquirenti pensano che lui possa essere davvero utile per le indagini. Lui ha un rapporto di distacco con i giornalisti, ma potrebbe magari collaborare con la giustizia", replica Rubano.
Giuseppe Guastella, giornalista del ‘Corriere della Sera’, fa un’ipotesi in merito al nuovo sospettato: "Ho qualche dubbio che il segreto confessionale possa essere rispettato nei confronti di una persona deceduta. La persona sospettata potrebbe essere qualcuno in grado di preparare il veleno, per poi darlo a qualcuno, è quindi possibile che sia estraneo alla cerchia dei familiari, serve un minimo di preparazione e conoscenza, anche chimica, per poterlo utilizzare. Solo successivamente l’avrebbe consegnata a un parente, che può avere fatto in modo di somministrarla alle due vittime".
Spazio anche alle perquisizioni fatte nei pressi del Lago, zona in cui si trovano le piante di ricino: "Tornare lì una seconda volta potrebbe avere permesso agli inquirenti di fare degli accertamenti tecnici, magari sui cellulari delle vittime o di altre persone – precisa l’inviato -. Un’altra perquisizione, la persona sospettata avrebbe competenze specifiche". Melania Rizzoli concorda: "Per estrarre la ricina dalla pianta servono competenze almeno chimiche, da questa pianta si estrae per motivi medici l’olio di ricino, che non è letale. Se si vuole estrarre la parte legale servono conoscenze specifiche, io non saprei come estrarla pur essendo medico". Guastella fa una precisazione: "Quello che si estrae non è la ricina, ma una sostanza vicina, artigianalmente producibile, ma serve una competenza".
Importante è quindi il punto di vista del professor Carlo Locatelli, Direttore del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia e consulente della Procura: "Per noi è una morte da intossicazione da ricina, i dati sono questi. Noi abbiamo pubblicato un lavoro scientifico un anno fa su sette casi di intossicazione avvenuti in Italia non letali, alcuni accidentali, uno ha riguardato un bambino di quattro anni, uno di undici, sono cose che succedono purtroppo, a volte confondono i semi di ricino per quelli di fagiolo, è successo, le problematiche per cui le persone si intossicano in Italia sono tantissime e diversificate, la casistica c’è. In Italia abbiamo così sette più due casi di intossicazione da ricina determinata da ricina nel sangue, siamo l’apristrada di questo aspetto nel mondo. Come per tutti i veleni una piccola dose non fa nulla, una mediana fa stare male, una elevata fa morire, anche l’acqua a dosi elevate fa morire. Per noi il veleno più semplice quando si parla di tossicologia clinica è l’acqua, che è il principale costituente del nostro corpo, fatta endovena in dosi elevate e in modo sbagliato può fare morire".
