Morte avvelenate con la ricina, l'analisi dei telefoni e i consigli di Antonella sulla separazione: "Spunta l'ipotesi del doppio avvelenamento"

A Morning News lunedì 6 luglio 2026 spazio agli aggiornamenti su mamma e figlia morte avvelenate con la ricina, spunta una nuova teoria fino ad ora non considerata

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

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E’ iniziata oggi, lunedì 6 luglio 2026, una nuova settimana per "Morning News", lo spazio informatvo del mattino per Canale 5, che ha voluto dedicare uno spazio agli aggiornamenti sul caso di mamma e figlia morte avvelenate con la ricina lo scorso dicembre. Le indagini stanno prosegueno a ritmo incessante, la svolta non sembra essere lontana, gli inquirenti si starebbero concentraando soprattutto su tre persone, due donne e un uomo.

Morte avvelenate con la ricina, Morning News puntata 6 luglio 2026: cosa è successo

E’ slittato il deposito delle relazioni finali sulle autopsie di Antonella Di Ielsi e Sara di Vita, mamma e figlia morte avvelenate con la ricina a fine 2025 a Pietracatella, nei pressi di Campobasso. A prendere la decisione è stata presa dal Procuratore Elvira Antonelli, convinta sia meglio attendere l’intera consulenza del medico legale, visto che per ora si è limitato a fornire le conclusioni, così da presentare un quadro più preciso alle parti interessate. A Berlino nel frattempo sono al lavoro gli esperti del Robert KOch Institute, specializzato in veleni, che si stanno occupando di analizzare reperti e alimenti sequestrati nell’abitazione della famiglia. I tre possibili sospettati sarebbero comunque già stati sentiti dagli inquirenti, interessati a conoscere da loro alcuni dettagli che potrebbero consentire di capire cosa davvero sia accaduto alle due donne. Oltre a loro sarebbero stati ascoltati altri testimoni. Sono però soprattutto due gli aspetti da chiarire, uno relativo a un viaggio a Madrid organizzato da alcune persone care alle vittime avvenuto poco dopo i loro funerali, e l’altro in merito ai rapporti tra Antonella e il marito, da alcune voci sembra infatti che lei fosse intenzionata a divorziare.

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Non può che essere determinante anche avere certezze su come e dove la ricina sia stata recuperata, utile a riguardo potrebbe essere mappare tutte le piante presenti a Pietracatella e dintorni.

A fare il punto della situazione è l’inviato Vincenzo Rubano, che si trova davanti alla Questura di Campobasso: "Settimana scorsa sono state sentite diverse persone, prevalentemente amici, vicini a Gianni Di Vita, a cui sono state fatte domande precise relative al contesto familiare. Oggi invece gli investigatori osserveranno un giorno di pausa per le audizioni, hanno però in programma un brefing operativo con il Capo della Mobile, così da organizzarsi in merito alle attività da fare a breve. L’ipotesi investigativa più accreditata fa pensare a tre sospetti, due donne e un uomo, ma quasi sicuramente a uccidere mamma e figlia sarebbe stata una mano femminile. I tre sospettati sono stati sentiti più volte, alle altre persone interrogate sono state poste domande su di loro".

Niente viene comunque lasciato al caso, compresa l’analisi dei cellulari: "Dai telefoni delle due vittime sarebbero emersi elementi molto utili per la ricostruzione dell’accaduto, si può parlare di spunti investigativi, anche se per ora vige il massimo riserbo -precisa ancora l’inviato -. Il segreto sull’avvelenamento potrebbe però nascondersi in alcuni contenitori trasparenti, dove ci sono una serie di semini delle piante di ricino, da cui viene estratto il veleno, ma dall’aspetto simile ai fagioli. Nel telefono di Antonella sarebbero emersi alcuni consigli che lei aveva richiesto a un’amica per consultare un avvocato divorzista, lo aveva fatto nel 2018 e nel 2023, gli inquirenti potrebbero ascoltare nei prossimi giorni un legale matrimonialista che si occupa di questo nella provincia di Campobasso".

Il giornalista fa un’altra rivelazione, nei giorni scorsi ha avuto un colloquio con il papà di Antonella, a cui ha chiesto se fosse a conoscenza che la figlia stesse valutando la separazione, lui piangendo ha risposto di no, "poteva venire da me, l’avremmo aiutata, anche se non crediamo in questa ipotesi". La teoria più accreditata da parte di chi le voleva bene è un’altra, lei sarebbe venuta a conoscenza di un segreto, che faceva paura a qualcuno. Le indagini appaiono però complesse, gli inquirenti si sono trovati di fronte a un muro enorme da parte dei residenti, cosa notata anche dal sindaco, che ha fatto un appello recentemente a collaborare.

Interviene Pietro Terminiello, legale di uno dei cinque medici del pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, indagato per omicidio colposo plurimo, che ha prestato soccorso ai tre protagonisti, Antonella, Sara e Gianni. "E’ l’unico dei medici indagati che si è occupato di tutti e tre in momenti diversi. Il mio assistito ha sempre riferito che la sintomatologia, soprattutto della giovane Sara, non potesse assere doppia. Noi avevamo quindi ipotizzato un doppio avvelenamento o un avvelenamento in data successiva alla data del 23 dicembre. Per noi sulla base della conoscenza degli effetti della ricina pensare a un avvelenamento il 23 e a un decesso il 27 rappresenta un forte lasso di tempo, ma siamo in un campo inesplorato, non c’è letteratura medico-scientifica di riferimento, per questo ci siamo rivolti all’istituto tedesco così da capire quali siano gli effetti nel tempo. La complessità dell’inchiesta dipende da questo. Non sappiamo per ora come sia avvenuto il secondo avvelenamento, ora stanno cercando tracce della ricina anche non riferibili ai pasti, anche sui suppellettili, questo signfica che il quadro investigativo si ampia. Sapere dell’avvelenamento da ricina per noi è fondamentale, è necessario capire dal punto di vista tecnico-scientifico oltre ogni ragionevole dubbio che la morte sia avvenuta per avvelenamento e non altro. Salvatore non aveva sintomi come le altre due pazienti".

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