Morte avvelenate con la ricina, due testimoni, tre sospettati e la nuova pista: "Geolocalizzare le piante"

A Morning News il 3 luglio 2026 spazio al caso di mamma e figlia morte avvelenate con la ricina, un esperto indica la strada da seguire per capire l'accaduto

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

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"Morning News" è tornata a occuparsi del caso di Antonella Di Iersi e Sara Di Vita, mamma e figlia morte avvelanate con la ricina a fine 2025 a Pietracatella, caso avvolto ancora adesso da tanti misteri. Le indagini sembrano essere però vicine a un punto di svolta, grazie al supporto di indagini tradizionali e scientifiche.

Morte avvelenate con la ricina, Morning News puntata 3 luglio 2026: cosa è successo

Gli inquirenti stanno mettendo in campo tutti i mezzi possibili per arrivare il prima possibile alla verità sulla morte di Antonella Di Iersi e Sara Di Vta, Dario Maltese fa un breve punto della situazione: "Ci sono tre presunti sospettati, due donne e un uomo, ma servono prove scientifiche per poter avere certezze su cosa sia davvero accaduto a Pietracatella. Negli uffici della Questura di Campobasso sono state sentite diverse persone negli ultimi giorni, uno di loro è un uomo, amico di Salvatore Di Vita, marito e padre delle vittime, che si sarebbe presentato autonomamente riferendo dettagli ritenuti interessanti ai fini delle indagini.

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Gli inquirenti vogliono inoltre far luce su un viaggio all’estero fatto da alcuni amici vicini alla famiglia proprio pochi giorni dopo i funerali, mossa considerata anomala, così come una grande festa organizzata pochi giorni dopo la tragedia a Campobasso da parte di una persona cara alle due decedute. Si deve però capire anche come le due donne possano avere assunto la ricina, probabilmente la sera del 23 dicembre. In un primo momento si era pensato che il veleno fosse stato acquistato sul dark web, ora va per la maggiore la teoria secondo cui la sostanza velenosa sia stata prodotta in modo artigianale, essendo facilmente reperibile, sia nei terreni a pochi chilometri dall’abitazione, sia sulle sponde del Lago Occhito, poco distante da Pietracatella. Ulteriori novità sul ruolo dei possibili sospettati potrebbero arrivare grazie al lavoro degli esperti del Robert Koch Institute di Berlino, che dovranno analizzare le provette di sangue prelevato dai due superstiti. I consulenti potranno confermare o meno se la causa della morte possa essere davvero la ricina, in caso affermativo si dovrà ricostruire la filiera del veleno, oltre a studiare 70 alimenti prelevati nell’abitazione, dove torneranno tra poche settimane per un sopralluogo.

Altri aggiornamenti arrivano dall’inviato Vincenzo Rubano: "Ieri è stata ascoltata una persona vicina alla famiglia Di Vita, oggi probabilmente verrà ascoltato un testimone, le domande si concentrano sulle due-tre persone attualmente sospettate dagli inquirenti. I quesiti riguardano gli equilibri familiari, con attenzione sui sospettati, oltre ai messaggi che Antonella avrebbe inviato a un’amica denunciata a piede libero per favoreggiamento. Qui in due anni diversi chiedeva consigli per trovare un avvocato matrimonialista, probabilmente perché voleva divorziare dal marito. Le indagini comunque proseguono, niente viene tralasciato".

Il giornalista non si trova però in un posto a caso, è a Vietri sul Mare, in provincia di Salerno, dove ci sono diverse piante di ricino, da cui viene estratta la ricina, un veleno pericoloso come abbiamo avuto modo di vedere. Attenzione, la pianta in sé non è pericolosa, la situazione cambia quando viene estrapolata dai semi la ricina, procedura non così semplice ma da eseguire in laboratorio. Il giornalista prova a spiegare cosa possa essere accaduto secondo chi indaga: "Inizialmente gli inquirenti avevano pensato di trovare tracce di ricerche sul dark web, con il passare delle settimane si sono però resi conto che la pianta è facilmente rintracciabile nel Sud Italia, dove cresce in modo autonomo, oltre che nelle campagne.

A intervenire è Ermenegildo Infante, esperto in materia ed ex Comandante dei Carabinieri Forestali, che ha con sé un vasetto con i semi di ricino, da cui viene estratta la ricina. "La ricina viene estratta in laboratorio, ma sempre con procedure scientifiche, non può essere fatta in altro modo. Si può agire anche in modo artigianale, ma non credo possano farlo tutti. I semi così visti non sono pericolosi, vengono utilizzati per metterli a dimora nel terreno, anche in agricoltura come deterrente contro le talpe per non avere danni ai prodotti agricoli, anche nella zona Pietracatella. Un caldo umido come quello che c’è qui è favorevole a questa pianta. Io farei un censimento di queste piante presenti vicino a Pietracatella e dintorni e sul lago, spero i colleghi lo abbiano già fatto, oltre a fare una geolocalizzazione di tutte le piante, così da incrociare i dati con quelli in possesso degli inquirenti e con le cellule telefoniche, così si può capire se i sospettati possano essere stati nelle zone in cui si trovano le piante".

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