Morte avvelenate con la ricina, l'ipotesi della doppia assunzione del veleno. "Agire a Natale è stato intenzionale"

A Morning News lunedì 20 luglio 2026 spazio alle novità sul giallo di Pietracatella, non si esclude che il periodo scelto per l'avvelenamento non sia del tutto casuale

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

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Prima puntata della settimana per "Morning News", in onda lunedì 20 luglio 2026, con nuovi aggiornamenti sul giallo di Pietracatella, quello che ha portato alla morte di Antonella e Sara, avvelenate con la ricina a fine dicembre. Le indagini sono iniziate sin da subito, ma nelle ultime settimane hanno fatto registrare una vera accelerata grazie anche al supporto dei ricercatori del Robert Koch Institute di Berlino, specializzati in veleni, che stanno collaborando con gli inquirenti italiani.

Morte avvelenate con la ricina, Morning News puntata 20 luglio 2026: cosa è successo

A fare il punto della situazione, con un’attenzione a quello che può accadere oggi è l’inviato Vincenzo Rubano, che si trova davanti alla Questura di Campobasso: "Ci attende una settimana importante, è l’ultima in cui gli inquirenti ascolteranno delle persone, poi si attenderà l’arrivo dei super poliziotti della Germania, che stanno analizzando i reperti, sono 70 gli alimenti nelle loro mani".

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Spazio alla testimonianza di Alice Di Vita, la figlia superstite, rilasciata il 28 dicembre, quando era da poco successa la duplice tragedia: "Alle ore 10 del 25 dicembre sono scesa a fare colazione, mamma stava a letto., si sentiva male e aveva già vomitato, era debole. Dopo circa mezz’ora anche mia sorella Sara si è alzata e ha cominciato ad accusare i primi sintomi, nausea e vomito, quindi si è rimessa a letto. Papà invece stava sul divano e stava bene. Nel pomeriggio sono rimasta e casa, in quanto mamma e Sara stavano male ed erano molto deboli, continuavano a vomitare. Poco prime delle 18 papà ha chiamato una sua zia, che ha somministrato per iniezione del *** sia a Sara sia a mamma. Non avendo gli effetti sperati, abbiamo deciso di portare Sara e mamma al pronto soccorso. Loro erano molto deboli, al punto tale che ho dovuto aiutarle a vestirsi. Alle 2 del 26 dicembre sembrava che Sara stesse meglio, quindi dopo la sua dimissione abbiamo deciso di riportarla a casa, mentre mamma è rimasta lì in osservazione. Alle 11 mi sveglio con un messaggio o una chiamata di papà, non ricordo bene, con cui mi avvertiva che erano tornati al pronto soccorso perchè Sara aveva avuto gli stessi sintomi, anche lui cominciava ad avvertirli. Verso le 15 sono rientrata a casa, erano ritornati mamma e papà dall’ospedale, sembrava che stessero un po’ meglio, anche se deboli, soprattutto mamma. Sara è rimasta all’ospedale, a tardo pomeriggio, verso le 19 credo, siamo andati io e papà a riprenderla".

La giornalista Roberta Ferrari fa un’osservazione importante, in riferimento al momento in cui sembrava che le due persone stessero meglio, per poi tornare ad accusare il malessere che ha alla fine portato al decesso. "Questa cosa è da tenere in considerazione, fa pensare che possano essersi riprese grazie anche alle cure che hanno avuto in ospedale, ma che possano avere assunto di nuovo la ricina. Le analisi che verranno fatte sugli alimenti e in casa sono quindi fondamentali, non è escluso che in casa ci sia la ricina. Si deve inoltre capire definitivamente se sia stata la sera del 23 dicembre il momento in cui hanno avuto l’intossicazione. Si sospetta sia il 23 perchè l’altra sorella era fuori, ma hanno iniziato a sentirsi male dopo due giorni".

A parlare è poi Domenico Forda, legale di uno dei medici indagati: "Il mio assistito è sempre stato tranquillo, ha ritenuto di avere fatto tutto quanto era nelle sue possibilità. Avere oggi un’ulteriore conferma con la perizia dei quattro consulenti è un’altra prova che non ci fosse alcuna possibilità di salvarle. Lui si è occupato per due volte di Sara, il 26 pomeriggio e il 27, ha notato una grande differenza tra la situazione del 26, dove Sara aveva mangiato perchè aveva fame, e il 27, dove c’era una situazione clinica completamente differente e più grave. Non c’era carenza di personale solo quel giorno, mi sembra manchino 8-9 unità nel pronto soccorso di Campobasso, per questo i medici fanno i doppi turni, o addirittura arrivano medici da altri reparti per assistere il personale del pronto soccorso. Non so perché i familiari puntino il dito contro i medici, ma non potevano fare assolutamente nulla anche se avessero avuto un comportamento più prudente. I dottori hanno detto che prudenzialmente il 26 Sara, che stava meglio, dovesse essere mantenuta in ospedale, ma questo non avrebbe cambiato l’esito letale. La perizia va contestualizzata, in quei giorni erano presenti 40-50 ricoverati, la gran parte con sintomi da gastroenterite, quindi gli stessi di Sara e Antonella, trovare un paziente con una condizione di salute migliorativa poteva giustificare la dimissione".

Dario Maltese chiede poi al legale se possa essersi fatto un’idea del possibile profilo dell’assassino o degli assassini: "Sicuramente qualcuno di esperto, la ricina non viene estratta solo dal seme, è qualcosa di più complesso. Pensare che sia stata somministrata a Natale mi fa pensare che sia intenzionale, è il periodo in cui ci sono picchi di ricoveri per gastroenterite in pronto soccorso, quindi i sintomi che la ricina dà dalle 15 alle 36 ore dall’assunzione. E’ una persona che ha operato scientificamente, con cognizione di causa, si trova con il vantaggio di avere consumato il delitto con un ritardo rispetto agli inquirenti, anche se ovviamente non per colpa loro visto che non si sapeva quale fosse la causa della morte. L’accertamento sulla ricina è arrivato infatti quattro mesi dopo la morte".


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