Morte avvelenate con la ricina, nel mirino un viaggio a Madrid e una festa: "Eventi anomali, tre sospettati vicini alla famiglia"
A Morning News giovedì 2 luglio 2026 spazio alla storia di mamma e figlia morte avvelenate con la ricina, il cerchio si stringe attorno a tre nomi, focus su alcuni loro spostamenti

"Morning News" ha dedicato uno spazio al caso di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia morte avvelenate con la ricina a fine 2025 a Pietracatella, in provincia di Campobasso, per cause e responsabilità che devono essere ancora accertate. Gli inquirenti avrebbero una lista di possibili sospettati, un uomo e due donne, tutti vicino alle due vittime, anche se la loro identità è stata per ora tenuta nascosta così da avere maggiori certezze su quanto accaduto.
Morte avvelenate con la ricina, Morning News puntata 2 luglio 2026: cosa è successo
Nella giornata di ieri è iniziato a Campobasso un nuovo giro di interrogatori con l’obiettivo di provare a stringere il cerchio su chi possa avere contribuito a far assumere la ricina ad Antonella e Sara. Nel pomeriggio si è provveduto a raccogliere la testimonianza di un amico di famiglia, ma il lavoro dei magistrati non si ferma qui, oggi sono previste altre deposizioni, volte a comprendere cosa sia accaduto alle due nei loro ultimi giorni di vita.
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Entra nel canale WhatsAppRecentemente si era presentata in autonomia in Questura una persona vicina ai Di Vita, che avrebbe fornito, secondo alcune indiscrezioni vicine alla Procura, infomazioni ritenute di interesse investigativo. Almeno per ora, però, c’è un fascicolo di indagine aperto contro ignoti per omicidio premeditato. La Procuratrice di Larino non vuole comunque lasciare niente di intentato per poter capire come mamma e figlia abbiano preso la ricina, per questo ha conferito l’incarico ad alcuni esperti del Robert Koch Institute di Berlino, ritenuti tra i più accreditati nell’ambito dei veleni. Il loro compito sarà innanzitutto quello di confermare (o meno) la responsabilità della ricina nella loro morte, in caso affermativo si dovrà ricostruire la filiera del veleno, così da avere garanzie su come la sostanza sia stata prodotta e attraverso quale vettore sia stata somministrata. Sono 70 gli alimenti e i reperti sequestrati da analizzare, oltre alle provette di sangue prelevate a Gianni Di Vita e alla figlia Alice, i due superstiti, utili a verificare se avessero nel loro organismo anticorpi che potessero neutralizzare l’effetto della ricina.
Non si esclude che il veleno possa essere stato inserito all’interno di una bevanda, questo ha spinto gli inquirenti ad acquisire alcune borracce, già nelle prossime ore potrebbero però arrivare maggiori risposte grazie all’esito delle due autopsie.
L’inviato Vincenzo Rubano, che si trova davanti alla Questura di Campobasso, fa il punto della situazione in merito ai possibili sospettati: "La persona ascoltata ieri è un amico di Gianni Di Vita, oggi è previsto però l’arrivo di altre persone, che potranno dare la loro testimonianza. Il cerchio si sta stringendo, c’è però un’esclusiva importante di ‘Morning News’ a dimostrazione di come niente venga lasciato al caso. La polizia si sta infatti concentrando su uno strano viaggio effettuato da persone vicine alla famiglia Di Vita pochi giorni dopo i due funerali a Madrid, in Spagna. Il viaggio viene ritenuto anomalo in collegamento ad altri eventi, nel mirino è finita anche una festa che si è tenuta pochi giorni fa a Campobasso organizzata da persone vicino alla famiglia. Si tratta di due eventi che stonano con il dolore dell’avvelenamento di una mamma e una famiglia. Non sappiamo ancora chi siano queste persone, è molto probabile possa esserci presto l’iscrizione di altre persone nel registro degli indagati. La Procuratrice di Larino è comunque molto attenta, potrebbe aspettare eventualmente i risultati degli accertamenti in corso in Germania".
Gli inquirenti hanno provveduto a fare anche una ricostruzione dei due delitti, resa possibile dalle oltre 100 testimonianze raccolte unita agli accertamenti tecnici. Questa potrà essere ritenuta però più sicura se supportata dai dati scientifici su cui si sta lavorando in Germania.
Importante sarà però capire anche come le due donne siano entrate in contatto con la ricina. In un primo momento si era pensato al dark web, ora si ipotizza che sia stata prodotta in maniera artigianale, operazione non troppo difficile da compiere anche per i meno esperti. Le piante sarebbero state trovate proprio in zona, a 9 chilometri da Pietracatella è stato notato un campo in cui un contadino l’aveva piantata per allontanare le talpe. Gli investigatori della Polizia hanno invece trovato le piante di ricino lungo le rive del Lago di Occhito, che dista pochi chilometri dal paese.
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