Morte avvelenate con la ricina, i dubbi sul malessere di Gianni Di Vita: "Prescritto solo un tranquillante". Chi sono i due sospettati

A Morning News mercoledì 19 agosto 2026 spazio alle novità sul giallo di Pietracatella, smentito il ritrovamento del cibo killer, si attendono ancora gli esami del sangue

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

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IPA

La svolta tanto decantata nelle ultime settimane per il giallo di Pietracatella, quello che ha portato alla morte di Antonella e Sara, mamma e figlia avvelenate con la ricina a fine dicembre 2025, potrebbe essere davvero a un passo. La chiave potrebbe arrivare dagli esiti degli esami del sangue a cui sono stati sottoposti Gianni e Alice Di Vita, i due componenti della famiglia, di cui si stanno occupando gli esperti del Koch Institute di Berlino, per questo "Morning News" ha scelto di fare il punto della situazione nella puntata di mercoledì 19 agosto 2026.

Morte avvelenate con la ricina, Morning News puntata 19 agosto: cosa è successo

Sono trascorsi quasi otto mesi dalla morte di Antonella Di ielsi e Sara Di Vita, avvelenate con la ricina a Pietracatella a fine dicembre, ma il responsabile (o i responsabili) non è stato ancora trovato. Il sopralluogo eseguito a fine luglio nella loro abitazione da parte degli esperti del Robert Koch Institute ha portato a sequestrare 131 campioni, tra superfici, abiti e altri oggetti, volti a localizzare la ricina, così da capre come possa essere arrivata in casa. Le risposte su quanto emerso potranno arrivare però solo tra qualche settimana, mentre sarebbero in arrivo gli esiti degli esami del sangue a cui sono stati sottoposti Gianni e Alice Di Vita, i due componenti della famiglia sopravvissuti, richiesti per capire se possano avere sviluppato anticorpi al veleno.

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Da chiarire è però la posizione dell’uomo, che era stato ricoverato quando le due donne erano state male sostenendo di avere sintomi simili ai loro anche se non così gravi, qualora non ci fossero tracce di ricina nel suo organismo potrebbe infatti avere simulato il malessere.

A fare il punto della situazione è l’inviato Vincenzo Rubano, che si trova a Pietracatella. "Ho una notizia, Gianni Di Vita è finalmente tornato a vivere a Pietracatella insieme alla figlia Alice, dopo la tragedia si era trasferito a Campobasso. Le analisi del sangue sono state richieste per verificare un’ipotesi, la possibilità che Gianni abbia inventato il malore lamentato a dicembre. Abbiamo parlato questa mattina con la Procuratrice di Larino per chiarire le indiscrezioni sugli esami, lei ha precisato di non avere ricevuto ancora niente dalla Germania, passeranno probabilmente altri 15 giorni per avere un risultato. Abbiamo saputo che gli investigatori di Campobasso non sono andati in vacanza, hanno cercato di ricostruire minuto per minuto tutto quello che è accaduto dalla cena del 23 dicembre fino al 27 e al 28 dicembre quando hanno perso la vita Antonella e la figlia Sara. Questo è stato fatto mettendo insieme quello che hanno detto familiari e amici di famiglia. Da quanto è emerso Gianni ha dichiarato di avere avuto un malore il 26 mattina, quando lui personalmente ha telefonato alla Guardia Medica, in quel caso il medico ha prescritto un tranquillante, nessun medicinale attinente a problemi intestinali, come lui ha dichiarato. Poi hanno ascoltato il fratello di Gianni, Antonello, lui ha detto di avere visto Gianni stare poco bene il 26, gli aveva quindi chiesto di accompagnare in ospedale la figlia, oltre a riferire che ‘Gianni aveva ‘trascorso la notte peggiore della sua vita’. Il fratello ha detto di non averlo visto stare male o vomitare, ma di essere sicuro stesse male. Una domanda analoga è stata fatta all’infermiere amico di famiglia che avrebbe somministrato la soluzione fisiologica alla figlia Alice, lui ha dato la stessa versione. Gianni ha comunque deciso di andare in autonomia in ospedale, dove c’erano già la figlia e la moglie, i medici gli hanno somministrato una fisiologica. A questo si aggiungono le dichiarazioni di un medico, un rianimatore non indagato, a suo dire Gianni non aveva nulla di grave, mentre l’uomo sostiene il contrario".

Dario Maltese sollecita l’inviato, chiedendogli possa accadere qualora emergesse la simulazione del malessere da parte di Gianni Di Vita: "Ci sarebbe un avviso di garanzia, ma se non è avvenuto finora significa che la Procura di Larino è molto cauta, non ha prove per iscriverlo nel registro degli indagati. Gianni non ha però mai voluto parlare con noi".

Nei giorni si era detto che i poliziotti tedeschi avessero individuato anche quale fosse il cibo contenente il veleno, anche se nulla è trapelato a riguardo. A parlarne è ancora l’inviato: "La Procuratrice mi ha smentito anche questa notizia, i tedeschi non si sono ancora espressi su questo. Ci sono però due persone sospettate al di fuori del cerchio familiare, un uomo e una donna, conoscevano bene la famiglia, gli inquirenti si stanno concentrando su di loro. Sono stati più volte sentiti dagli inquirenti a Campobasso, entrambi frequentano Riccia, un paese vicino Pietracatella, una di loro potrebbe avere competenze specifiche legate alla ricina. Il ricino, la pianta da cui viene estratto il veleno, cresce nella zona, viene utilizzato dai contadini, ma cresce in maniera spontanea lungo un lago che si trova in quell’area".

Importante in chiusura è la sottolineatura di Umberto Brindani, direttore di ‘Gente’: "A me resta un enorme dubbio, che le due donne potessero essere salvate. Non riesco a togliermelo dalla testa perché sono passati troppi giorni dalla sera ipotetica dell’assunzione del veleno a quando ci hanno lasciato. E’ un dubbio che mi porto dietro, anche se non ho la risposta".


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