Morte avvelenate con la ricina, verdetto choc dell’autopsia: "Caso unico al mondo". Il diktat della famiglia a chi vive a Pietracatella
A Morning News martedì 14 luglio 2026 aggiornamenti sul caso di mamma e figlia morte avvelenate con la ricina, l'indagine continua, ma il paese resta in silenzio

"Morning News" è tornato a occuparsi martedì 14 luglio 2026 del caso di mamma e figlia, morte avvelenate con la ricina lo scorso dicembre a Pietracatella, così da raccontare le ultime novità, che sembrano essere davvero importanti. L’indagine prosegue a passo spedito, la svolta di cui si è parlato a più riprese negli ultimi giorni potrebbe essere davvero a un passo.
Morte avvelanate con la ricina, Morning News puntata 14 luglio 2026: cosa è successo
Il giallo di Pietracatella si arricchisce di nuovi dettagli, alla luce dell’esito delle autopsie sui corpi di Antonella Di Iersi e Sara Di Vita, da cui sembrano emergere elementi che possono essere cruciali per arrivare a risovere il caso. La ricina potrebbe essere stata somministrata loro attraverso un pasto, probabilmente tra il 23 e il 24 dicembre 2025, "non è possibile però affermare che una diversa condotta sanitaria avrebbe impedito il decesso delle pazienti", riferisce la dottoressa Benedetta Pia De Luca, il medico legale che ha eseguito gli esami sui corpi. Il medico ha consegnato recentemente la sua relazione, composta da più di 800 pagine, con una serie di ricostruzioni, ora è nelle mani della Procura di Larino, che sta indagando per duplice omicidio aggravato dalla premeditazione e dall’uso del mezzo benefico.
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Entra nel canale WhatsApp"Sono ravvisabili profili di responsabilità sanitaria a carico dei Sanitari della Continuità Assistenziale e del Pronto Soccorso dell’ospedale Caldarelli di Campobasso, che ebbero in cura la minore Sara Di Vita e che non agirono secondo lege artis", si legge ancora. I dottori, indagati per omicidio colposo, secondo la perizia avrebbero dimesso troppo frettolosamente le due donne, classificando l’episodio come influenza intestinale, avrebbero potuto fare di più, anche se la quantità di veleno e il decorso evolutivo del quadro clinico con grande probabilità non le avrebbe comunque salvate. Nel documento si trova un altro elemento rilevante: "L’esposizione alla sostanza tossica sarebbe avvenuta più probabilmente per via orale", quindi diluita in un alimento o una bevanda. Dagli atti si evidenzia che Antonella, la mamma, ha avuto i primi sintomi il giorno di Natale con nausea e vomito ripetuto, mentre la figlia ha iniziato a manifestare un’analoga sintomatologia nell’analoga mattinata dello stesso giorno. La svolta potrebbe arrivare da Berlino, dove sono all’opera gli esperti dell’istituto tedesco specializzato in veleni, che stanno analizzando oggetti e alimenti prelevati dalla casa dei Di Vita.
Il Tg1 ha inoltre fatto riferimento ad altri dettagli da non sottovalutare presenti nella documentazione: "Alla luce dell’elevato quantitativo delle tossine del ricino individuate agli esami tossicologici, dell’assenza di antidoto specifico e della rapidità evolutiva del quadro, non è possibile affermare che una diversa condotta sanitaria avrebbe impedito il decesso della paziente. Le indagini chimico-tossicologiche eseguite sui campioni biologici hanno fatto emergere valori compatibili con un’intossicazione acuta da tossine del ricino".
A dare ulteriori aggiornamenti ci pensa l’inviato Vincenzo Rubano, che si trova a Pietracatella. "Ci sono novità importanti, ieri sono state sentite tre persone vicine alla famiglia Di Vita, c’erano anche dei parenti, ma abbiamo appreso un’altra notizia, nell’ultima settimana sarebbero state sentite anche le persone maggiormente indiziate. Si tratta di quattro persone, due donne e due uomini, probabilmente stanno preparando gli avvisi di garanzia. La svolta questa volta è davvero vicina".
Al fianco del giornalista c’è zio Antonio, il prozio di Gianni, una delle poche persone di Pietracatella che ci ha messo sempre la faccia, pronto a indicare il suo stato d’animo: "C’è un’aria di attesa, le risposte ce le date voi media, noi che siamo del paese non le abbiamo. A volte si va a braccia a dire le cose, poi ci sono i freni inibitori che ti dicono: ‘Stai calmo, non dire cose che ti possono mettere in una situazione di difficoltà’. Gli inquirenti dicono che a Pietracatella i cittadini hanno collaborato poco? Ogni persona sa cosa ha fatto, mio zio diceva che ‘le migliori parole sono quelle che non si dicono'".
Dario Maltese prosegue il suo discorso legandosi a questo, chiedendo all’uomo perché, a suo dire, molti siano restii a lasciarsi andare tra i residenti di Pietracatella. "Se uno non sa delle cose poi dovrebbe inventarsele, come si fa a dire cose se poi ci si va a impelagare in discorsi che sono senza risposta. Anch’io sono stato chiamato in Questura per informazioni di rito, ma niente di più. Io sono il prozio del fratello di Gianni, quindi con lui non ho un rapporto di parentela, sono un affine. Gianni da mesi non ha più frequentazioni con il paese, specialmente da quando il 31 marzo è uscita la storia della ricina, a noi ha scombussolato, mi devo rifare a un attore che diceva: ‘Di più non so’, io dico la stessa cosa".
Nella giornata di ieri l’inviato ha intercettato Gianni Di Vita, chiedendogl qualcosa in merito alle ultime novità, ma lui si è limitato a dire: "Non ho nulla da dichiarare". Il giornalista fa un’osservazione personale: "Mi sono chiesto tante volte perché le persone a Pietracatella non vogliano parlare, probabilmente qualcuno ha detto loro di non farlo. Abbiamo saputo che queste sono le direttive della famiglia Di Vita, non rispondere ai giornalisti, evitare clamori, anche se diverse persone legate alla famiglia hanno partecipato a feste in piazza. Perché quindi non rispondere? E’ una tragedia di dominio pubblico, in Italia tutti vogliono sapere come sono morte Antonella e Sara",
Rubano è riuscito però a intervistare il medico legale che ha eseguito le due autopsie. "L’intossicazione da ricina è confermata, la compatibilità del decesso con l’intossicazione da ricina anche. L’intossicazione da ricina c’è, era stata verificata con l’esame tossicologico, è stata confermata con le ulteriori analisi fatte, i reperti, sia autoptici sia istologici sono compatibili con questa intossicazione. Non esistono casi analoghi in Italia, neanche nel mondo".
Marco De Franchi,scrittore ed ex investigatore, sta osservando attentamente la situazione: "Questa è sicuramente la direzione giusta, si deve tenere presente che tutti gli esami scientifici aiuteranno molto, ma sarà l’indagine tradizionale a fare luce. Teniamo presente che l’omicidio da avvelenamento, oltre a essere raro, è uno dei più difficili da indagare, il momento del decesso della vittima e quello dell’azione omicidiaria non coincidono. Lo scenario criminale è quindi diluito nel tempo, l’autore e la vittima non sono nello stesso momento nello stesso luogo".
Rubano dà altri dettagli: "La quantità di ricina assunta dalle due vittime era enorme, non era possibile salvare le due vittime. Probabilmente dovranno essere rivisti alcuni avvisi di garanzia emessi per i medici, ci saranno quindi altri indagati, cosa che potrebbe avvenire nelle prossime ore".
