Morte avvelenate con la ricina, la discarica nel mirino, i rifiuti della cena fatti sparire. "ll rapporto particolare tra Gianni e l'amica"

Ilaria Macchi

Ilaria Macchi

Content Editor

Laureata in Linguaggi dei Media, amo il giornalismo, il calcio, la TV e la moda, dove cerco sempre le ultime tendenze.

Antonella Di Ielsi
IPA

Il giallo di Pietracatella, quello che ha portato alla morte di Antonella e Sara, mamma e figlia avvelenate con la ricina, continua a essere al centro dell’opinione pubblica, per questo "Morning News" ha voluto occuparsene anche nella puntata di martedì 1° settembre come fa quasi ogni giorno. Ora emerge un elemento nuovo rinvenuto in una discarica, che potrebbe scardinare l’inchiesta che dura ormai da mesi.

Morte avvelenate con la ricina, Morning News puntata 1° settembre 2026: cosa è successo

Le indiscrezioni sulle indagini sul giallo di Pietracatella si susseguono a ritmo frenetico, a breve potrebbe esserci una novità davvero importante, l’iscrizione di qualcuno nel registro degli indagati. Il cerchio dei sospettati si sarebbe ristretto attorno a quattro soggetti, con la pista passionale che sembra essere quella più accreditata, anche se per ricostruire con maggiore precisione quanto accaduto nei giorni precedenti alla duplice tragedia sarà necessario attendere i risultati dei rilievi informatici sui dispositivi sequestrati in casa, oltre agli esiti degli accertamenti effettuati dal Robert Koch Institute di Berlino, centro che si è occupato di analizzare oggetti, stoviglie e alimenti che erano presenti nell’abitazione delle due donne scomparse.

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A fare il punto della situazione come di consueto è l’inviato di "Morning News" Vincenzo Rubano, che si trova in un posto apparentemente insolito: "Questa volta la svolta potrebbe essere davvero vicina e potrebbe partire da questa discarica alle mie spalle, che si trova a circa 20 chilometri da Campobasso, a circa un’ora da Pietracatella. Qui confluiscono i rifiuti di quasi tutti i Comuni della provincia di Campobasso, è qui che gli inquirenti della Squadra Mobile di Campobasso diretti da Marco Graziano sono arrivati a sorpresa poche ore dopo la tragedia per recuperare i rifiuti di casa Di Vita del 23 dicembre. Abbiamo scoperto una cosa strana, quando gli inquirenti sono arrivati in casa dopo la tragedia non hanno trovato i rifiuti di quel giorno, erano stati già rimossi, eppure stiamo parlando di giorni di festa, in cui il recupero da parte della nettezza urbana procede con più lentezza, eppure erano già scomparsi". Quella data non è casuale, quella sera a cena erano infatti presenti solo le due vittime e il marito, ed è in quel momento che si pensa sia stato somministrato il veleno.

Dario Maltese lo incalza su questo aspetto, così da sapere se qualcuno in famiglia avesse tentato di disfarsi subito di quei rifiuti: "Sicuramente sono stati messi in un cassonetto e gettati via subito, prima della tragedia. I riflettori si sono quindi riaccesi sulla figura di Gianni Di Vita, unico superstite, parliamo del 23 dicembre quando in casa c’erano solo Antonella, Sara e lui. Gli investigatori stanno analizzando la sua situazione per ricostruire tutto quello che non quadra, dalla spazzatura al malessere dichiarato in ospedale. Lui ha detto ai medici di avere vomitato più volte, ma non è stato visto da nessuno".

Si torna così a ipotizzare che Di Vita possa avere simulato il suo malessere, gli inquirenti hanno così deciso di concentrarsi su di lui notando i diversi elementi del suo racconto e delle sue azioni che non quadrano. L’inviato evidenzia però un dettaglio: "I rifiuti trovati in casa non sono quelli del 23 dicembre, quelli di quel giorno sono stati recuperati nella discarica, questa è una notizia certa che arriva da fonti molto attendibili. Stanno inoltre continuando a indagare sul rapporto tra Antonella Di Ielsi e il marito della donna ritenuta amica di Gianni Di Vita, sono stati accertati contatti tra i due. Lui dovrebbe essere sentito a breve, anche se gli inquirenti hanno ormai accertato il rapporto che lega Gianni a questa donna, una sorta di ‘rapporto particolare’. Il loro rapporto durava da tanti anni, quasi tutto il paese era stato sentito in Questura, nessuno ha parlato di questo, se non dei parenti stretti di Antonella. Abbiamo saputo che in occasione dell’incontro tra la Procuratrice, la Squadra Mobile e il professor Locatelli, esperto in veleni, è stata data una dimostrazione agli inquirenti di come venga estratta la ricina. L’operazione è più semplice di quanto si pensasse, non servono laboratori specializzati, anche se resta pericoloso farla".


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