Mortal Kombat 2 è puro fan-service, e il risultato è spettacolare: i fan della saga devono correre al cinema per rendere omaggio. Recensione

Il secondo capitolo dopo il reboot del 2021 vive e respira di puro fan-service, ma il risultato è senza dubbio divertente e ciò che i fan chiedevano da tempo

Roberto Ciucci

Roberto Ciucci

Giornalista

Appassionato di sport, avido consumatore di manga e film, cultore di tutto ciò che è stato girato da Quentin Tarantino e musicista nel tempo libero.

Atteso per cinque lunghi anni dai fan che avevano amato il reboot uscito nel 2021: finalmente Mortal Kombat 2 è nelle sale. La regia è stata affidata nuovamente a Simon McQuod, mentre la sceneggiatura passa a Jeremy Slater in luogo del duo formato da Greg Russo e Dave Callaham che aveva curato il primo film. Ben consci di cosa non avesse funzionato con la pellicola del 2021, il team creativo ha spinto sull’acceleratore: nuovi personaggi, una trama ampliata e coreografie spettacolari. E, soprattutto, l’ingresso del villain per eccellenza della saga: Shao Kahn (Martyn Ford).

Usciti dalla sala, la sensazione era quella di aver assistito sostanzialmente a due ore di puro fan-service, con tutti i pro e i contro del caso. Il lavoro di McQuod e Slater, infatti, si è palesemente concentrato più sul cosa mettere in scena rispetto a che cosa raccontare. Un bene? Un male? La risposta giusta non esiste. O meglio, è una risposta che cambia moltissimo a seconda dello spettatore. Se siete fan della saga, difficilmente uscirete scontenti dal cinema. In caso contrario… beh, è abbastanza ovvio.

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Mortal Kombat 2 – La recensione del film

Il secondo capitolo della saga riesce dove il precedente film aveva "fallito", ovvero offre uno sguardo più ampio sull’universo in cui si muovono i vari personaggi e, finalmente, regala agli spettatori un vero torneo. Niente più macchinazioni di Shang Tsung (Chin Han) per risolvere la questione prima di venire ufficialmente alle mani: questa volta i Campioni del Regno della Terra si scontreranno con quelli del Regno Esterno, con in palio il destino del pianeta. L’amore per la saga videoludica si respira dalla prima all’ultima scena. L’equilibrio della narrazione è più studiato, sebbene il ritmo abbia qualche problema. Non perchè vada ad altalena, quanto perchè si corre. E tanto. Mortal Kombat 2 non si pone pause. Fila dritto e veloce per tutti i circa 110 minuti di durata.

La differenza sostanziale col primo film, poi, la fanno i protagonisti. Inutile girarci attorno: Cole Young (Lewis Tan) non aveva inciso. Creato appositamente per il primo film, non era andato giù ai fan storici. E quindi era naturale che Mortal Kombat 2 lo mettesse da parte, spostando sotto i riflettori due nomi che gli appassionati conoscono molto bene: Johnny Cage (Karl Urban) e, soprattutto, Kitana (Adeline Rudolph) catturano l’attenzione e la loro storia personale è decisamente più affascinante. Da un lato l’ex attore e campione di arti marziali ormai decaduto, senza più uno scopo e alla costante ricerca di sé stesso. Dall’altra la principessa di Edenia, il cui regno è passato sotto il controllo di Shao Khan dopo che quest’ultimo ne aveva sconfitto e ucciso il padre davanti agli occhi.

Di cosa parla la trama di Mortal Kombat 2

20 anni prima degli eventi del primo film, Shao Khan sconfigge Re Jerrod (Desmond Chiam) in duello e conquista Edenia vincendo il decimo torneo consecutivo. La figlia del monarca caduto, Kitana, viene cresciuta dal violento despota per diventare una sua assassina personale, affiancata dalla fedele Jade (Tati Gabrielle). Intanto, sulla Terra Lord Raiden (Tadanobu Asano) è alla ricerca dell’ultimo Campione per partecipare al decimo, e decisivo, torneo Mortal Kombat contro le forse del Regno Esterno, data la morte prematura di Kung Lao (Max Huang). Il candidato individuato è Johnny Cage, che tuttavia rifiuta non volendo rischiare la propria vita.

Ed è così che Jax (Mehcad Brooks), Sonya Blade (Jessica McNamee), Liu Kang (Ludi Lin) e Cole Young si preparano ad affrontare le forze di Shao Khan. Ma quest’ultimo ha in mente un piano che va ben oltre la semplice conquista della Terra e che coinvolge direttamente Raiden e il Medaglione di Shinnok. Un artefatto potente e che l’ultima volta era in possesso di Kano (Josh Lawson).

Finalmente degli scontri degli del videogioco

Tormenti dei protagonisti a parte, la vera essenza di Mortal Kombat 2 sono i combattimenti, finalmente degni della controparte videoludica. Il primo film, purtroppo, da questo lato era un po’ carente. Questa volta la produzione ha invece spinto sull’acceleratore. Non solo vediamo l’introduzione di volti nuovi e interessanti come la Regina Sindel (Ana Thu Nguyen), Baraka (CJ Bloomfield) e il negromante Quan Chi (Damon Herriman), ma tutti i combattimenti sono spettacolari, ben coreografati e ritmati, integrando numerose delle mosse distintive dei vari personaggi. Si respira a pieni polmoni l’anima creativa del progetto da cui il film prende ispirazione. Qualche pecca riguardo i costumi, su cui si poteva fare meglio, come per la CGI, a volte un po’ troppo zoppicante.

Molto è dato anche dalla fotografia di Stephen F. Windon, che richiama fortemente un’estetica anni ’90 ma mescolata al nostro presente con una palette cromatica fortemente dark e terrosa, in linea con quella dei videogiochi. Le citazioni si sprecano, tra battute, strizzate d’occhio e richiami. Il fan-service è di quelli più smaccati, ma va benissimo così. Era quello che i fan chiedevano a gran voce. Ogni elemento è organizzato in funzione della resa visiva e della fedeltà al materiale originale.

Mortal Kombat 2 è la fiera del fan-service, ma assolutamente non in una accezione negativa. Simon McQuod e Jeremy Slater raccolgono tutte le critiche mosse al film del 2021 e offrono ai fan quello che chiedevano: una pellicola in cui i protagonisti del videogioco sono effettivamente al centro della scena, con combattimenti interessanti e ben coreografati e in cui si respira l’atmosfera di una delle saghe di picchiaduro più famose della storia. La narrazione procede ovviamente in maniera molto lineare, risultando più un pretesto per collegare i vari scontri. Ma va benissimo così. Che dire: Fatality!

Voto: 8


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