Gianni Morandi, attento a Jovanotti: è una collaborazione rischiosa, soprattutto per Sanremo. E intanto nei palasport i biglietti son finiti
Gianni Morandi debutta nei palasport per i primi 60 anni di carriera ma il rischio e quello di un "già visto" infinito. La collaborazione con Jovanotti che lo ingabbia sempre di più

Tutto torna, nella musica italiana. Anche Gianni Morandi. Il C’era un ragazzo – Gianni Morandi Story arriva nei palasport italiani il 15 aprile 2026, con undici date sparse da Conegliano a Genova, passando per Roma, Torino, Assago. Il pretesto ufficiale è il sessantesimo anniversario di C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, il brano pacifista che nel 1966 mandò in tilt la censura RAI e oggi campeggia nelle scalette che tutti fingono di riscoprire come un pezzo d’antiquariato. Detto questo: i biglietti sono quasi tutti sold out. Morandi stesso ha dichiarato che il 70% è stato venduto grazie ai social. Bisogna dirlo chiaramente: non era scontato.
Gianni Morandi, le arene indoor non sono per tutti
Un palasport pieno non è, di per sé, una prova artistica ma un esempio di resistenza affettiva. Il pubblico, tanto pubblico, che riempie questi spazi non sta necessariamente validando ciò che Morandi fa oggi ma onora quello che rappresenta da decenni. Certo, la fedeltà intergenerazionale è reale, ma è anche cieca per definizione. Gianni Morandi, alla sua bella età, porta il proprio corpo su un palco da palasport: questo, da solo, merita il rispetto che non è una critica, è un sentimento. E i sentimenti non si analizzano.
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Entra nel canale WhatsAppLa domanda da fare è ancora strutturale, come vi avevamo raccontato nel caso di Tiziano Ferro: questo tour esiste perché ha ancora qualcosa di urgente da dire, o esiste perché la macchina che lo circonda ha trovato il formato giusto per confezionare la sua storia? Uno spettacolo-celebrazione con una superband diretta da Luca Colombo, costruito attorno ai classici e ai brani più recenti di EVVIVA!, è per definizione uno show rivolto all’indietro. Non è un difetto automatico – lo era anche il Achtung Baby Tour degli U2, e nessuno si è lamentato. Ma lì c’era un rischio artistico dichiarato, potremmo pure dire una tensione tra passato e presente che il palco rendeva visibile. Ma qui il rischio sembra accuratamente evitato. Tutto è costruito bene e tutto funziona.
Il vero problema del dinosaur-rock non è però guardare indietro. È rivendicare un’energia contemporanea che in realtà appartiene a qualcun altro. Perché se si guarda con onestà agli ultimi cinque anni di Morandi, la spinta creativa reale – i brani che hanno funzionato, la rilevanza ritrovata, il pubblico allargato – ha quasi sempre un’unica fonte: Lorenzo Cherubini. È stato Jovanotti a scrivere L’allegria, la canzone della rinascita post-incidente. È Jovanotti a firmare Apri tutte le porte, il brano che ha riportato Morandi sul palco dell’Ariston nel 2022. Sono cinque sue tracce a strutturare EVVIVA!. È ancora lui a scrivere Monghidoro, il singolo fresco di aprile 2026. Il dubbio, allora, non è se questo tour sia veramente una celebrazione di quello che è stato ma se la novità che lo tiene in piedi sia davvero di Morandi.
Come è nata la coppia
Tutto ha inizio nel 2020, dopo l’incidente alla mano che avrebbe potuto segnare la fine della carriera di Morandi. È Jovanotti a telefonargli, è lui a scrivere L’allegria, il brano che segna la ripartenza. Un gesto che ha tutto il sapore (raro) della fratellanza sincera. Da lì la macchina si mette in moto con una costanza sorprendente. Nel 2022 Morandi porta a Sanremo Apri tutte le porte, ancora a firma Cherubini, si classifica terzo e trionfa nella serata delle cover con un medley che li vede in scena insieme davanti a milioni di telespettatori.
Nel 2023 arriva EVVIVA!, un album in cui cinque tracce portano la firma di Jovanotti, inclusa la title track cantata in duetto. E poi, ad aprile 2026, esce Monghidoro, un brano scritto da Lorenzo per celebrare la città natale di Gianni, firmato anche da Federico Nardelli e Dario Giovannini. Una canzone-affresco, intima, che pare più un atto di devozione tra i due.
Il problema non è l’affetto, ci mancherebbe pure, ma che un artista della statura di Morandi rischi di diventare un progetto a cura di Jovanotti.
L’ombra lunga del Jova Beach Party
Proviamo a ragionare su dove si trovi Jovanotti in questo momento. Il Jova Beach Party è stato – è innegabile – un fenomeno di massa straordinario con spiagge sold out e centinaia di migliaia di persone sotto al palco. Insomma, una grande festa. Ma è stato anche il bersaglio di critiche durissime da parte di ambientalisti e naturalisti, che hanno denunciato l’impatto devastante dei concerti sugli ecosistemi costieri. Jovanotti ha risposto con il progetto Ri-Party-Amo in collaborazione con WWF e Intesa Sanpaolo ma la macchia è rimasta. Nel 2026 riprende ancora con L’Arca di Lorè, un tour estivo che attraversa il Sud Italia e le isole fino alla chiusura al Circo Massimo di Roma.
Jovanotti è ancora una forza culturale enorme in Italia. Ma la sua rilevanza artistica – quella propriamente musicale, non l’evento-Jovanotti come brand – è sempre più legata alla macchina che lo circonda. Quando scrive per Morandi, il risultato è spesso eccellente. Quando lavora su se stesso, il confine tra arte e auto-celebrazione si fa sempre più labile, e non è affatto automatico che il pubblico continui a vedere la differenza.
Affari Tuoi, la strategia delle tre generazioni
Il 10 aprile 2026, Morandi e Jovanotti si presentano insieme da Stefano De Martino ad Affari Tuoi, in una puntata speciale in cui giocano in coppia e devolvono l’eventuale premio in beneficenza. La partita va male – finiscono con 200 euro (poi rimpinguati dai 100000 contenuti nel pacco rosso del Dottore) – ma questo è il meno. Quello che conta è la scena con tre generazioni della musica e dello spettacolo italiano condividono lo stesso spazio televisivo sull’ammiraglia Rai, in fascia access prime time, davanti a milioni di spettatori. Non è un caso.
Non è facile vederci solamente una mera operazione di promozione. Stefano De Martino – già confermato come prossimo direttore artistico del Festival di Sanremo 2027 – aveva annunciato lui stesso la puntata il giorno precedente proprio come una proposta di matrimonio in diretta.
Sanremo 2027, il rischio più grande
Ma veniamo a noi. Gianni Morandi ha dichiarato a Oggi di voler inviare una canzone a Stefano De Martino e al produttore Fabrizio Ferraguzzo per tentare la selezione per Sanremo 2027, e che il conduttore si è detto "entusiasta". Il Festival 2026 aveva sofferto l’assenza di grandi nomi della nostra musica, e il prossimo direttore artistico sa bene che un big come Gianni Morandi risolve almeno in parte il problema dell’attenzione mediatica.
Ci chiediamo ora se Morandi dovesse partecipare a Sanremo 2027, ci andrà davvero con una canzone sua o con l’ennesimo brano scritto da Jovanotti? E se ci andassero in coppia, quale delle due carriere ne uscirebbe rafforzata?
Il rischio è che un’operazione nata dall’affetto tra due artisti diventi un format scritto per un corpo pop iper-cinetico, ancora percepito come "ragazzo fortunato", e innestarlo su un’icona che è l’esatto opposto. Gianni Morandi è la continuità, la tenacia, la normalità del mito popolare. Da Jova ti aspetti invece il rave balneare, l’MC che non sta fermo un secondo; dall’eterno ragazzo di Monghidoro, invece, vuoi sentire la storia della musica italiana.
Per la Rai, poi, puntare di nuovo su Morandi dopo anni di ritorni, co-conduzioni e revival sarebbe l’ennesima conferma di una linea editoriale che preferisce stringere il cerchio attorno a pochi volti "garantiti" invece di aprirsi a nuove prospettive – generazionali, musicali, persino politiche – che pure esistono nel Paese. Se l’operazione Jovanotti versione Morandi venisse percepita come l’ennesimo giro di giostra di una stessa élite televisiva, Sanremo 2027 rischierebbe di pagare in credibilità proprio presso quella fascia di pubblico che negli ultimi anni aveva ricominciato a guardarlo senza sentirsi presa in ostaggio dal gusto dei propri genitori.
Gianni Morandi merita qualcosa di più di essere il volto di un progetto che porta la firma di qualcun altro. Jovanotti, invece, dovrebbe di misurarsi con il Festival con la propria musica, non come ghostwriter di lusso. Il sodalizio tra i due ha prodotto cose bellissime questo non è in discussione. Ma ogni bella storia, a un certo punto, ha bisogno di sapere quando finire. O almeno quando fare un passo indietro.
