Montalbano e Coliandro, a chi figli e a chi figliastri: è solo grazie a RaiPlay che l'Ispettore ha avuto la stessa dignità del Commissario
Nati dalla letteratura: Il Commissario Montalbano e L'Ispettore Coliandro raccontano due modi completamente opposti in cui la Rai

C’è una coincidenza che raramente viene notata, e che invece dice moltissimo su come la Rai abbia gli occhi rivolti verso il proprio pubblico: Il Commissario Montalbano e L’Ispettore Coliandro sono entrambi nati dalla letteratura, girati con lo stesso identico formato e hanno chiuso i battenti nello stesso identico anno, il 2021. E per non farsi mancare nulla, tutto questo dopo un numero di episodi quasi sovrapponibile: trentaquattro l’uno, trentaquattro l’altro. Sulla carta, sembrerebbero due fratelli. Nella pratica invece, sono cresciuti come il figlio prediletto e il figlio tenuto messo a dormire sotto la scala che porta al piano di sopra (Harry Potter ne sa qualcosa). Montalbano è stato accolto, promosso, blindato, portato in prima serata su Rai 1 e trasformato in un rito domenicale che ha sfiorato l’undici milioni di spettatori. Coliandro, per anni, non ha avuto lo stesso supporto circa la sua messa in onda. Oggi però, Coliandro è una delle serie più vista su RaiPlay, facciamo chiarezza…
Montalbano, il commissario che tutti volevano, fin dal primo giorno
Partiamo da quello che il pubblico conosce meglio. Montalbano debutta il 6 maggio 1999 su Rai 2, con "Il ladro di merendine", e conquista subito oltre sei milioni di spettatori. Bastano tre stagioni perché la Rai lo promuova al piano di sopra, su Rai 1, dove da lì non si è più mosso: gli ascolti diventano via via più alti, fino a punte oltre l’undici milioni di spettatori e il 44-45% di share, numeri da finale di Champions League più che da fiction del giovedì sera. Pensate che nel corso dei suoi ventidue anni di messa in onda, la serie tratta dai romanzi di Andrea Camilleri ha superato il miliardo di spettatori complessivi, è stata venduta in oltre sessanta paesi, ed è diventata – a questo punto ragionevolmente – uno dei prodotti di punta della televisione pubblica italiana. Montalbano non ha mai dovuto conquistarsi nulla: era già, fin dalla prima puntata, esattamente quello che la Rai voleva mostrare di sé. Un commissario colto, composto, moralmente saldo, immerso in una Sicilia da cartolina fatta di albe struggenti e silenzi carichi di significato. Il vestito buono, insomma, quello da tirare fuori per fare bella figura la domenica in chiesa.
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppL’altro lato della moneta, l’ispettore che nessuno voleva mandare in onda
Come ogni moneta, anche questa ha due facce: Coliandro è tutta un’altra storia, letteralmente e produttivamente. Il personaggio nasce dalla penna di Carlo Lucarelli nel 1991, in un racconto intitolato "Nikita", per poi diventare protagonista di alcuni romanzi negli anni successivi. Quando nel 2003 viene girato il primo film tv, e nel 2004 viene completata la prima stagione, la Rai si trova davanti a qualcosa che, evidentemente, la spaventa: uno stile troppo lontano dai canoni della fiction dell’epoca. Coliandro portava sullo schermo più violenza, il gergo da strada, un protagonista impulsivo, politicamente scorretto e tratti quasi goffo. Il risultato? La serie resta chiusa in un cassetto per quasi due anni, prima di andare finalmente in onda nell’agosto 2006. E se i mali non vengono mai da soli, non finisce qui. Nel 2009 la Rai annuncia lo stop alla produzione della quarta stagione per problemi di budget. Ecco quindi che succede una cosa che, francamente, non capita spesso nella storia della televisione italiana: i fan si mobilitano in modo massicio sui social per difendere il loro sbirro pasticcione, costringendo la Rai a fare marcia indietro e a trasmettere almeno i due episodi già girati.
La Rai aveva sbagliato tutto?
Qui arriva la domanda che, secondo me, vale davvero la pena porsi: se avesse ragione solo la rete istituzionale, con la sua idea di cosa il pubblico "dovrebbe" volere – un eroe integro, una Sicilia idealizzata, la fiction come vetrina rassicurante del servizio pubblico – allora storie come Coliandro non sarebbero mai dovute sopravvivere. E invece Coliandro non solo è sopravvissuto, ma ha costruito negli anni un seguito tanto fedele quanto rumoroso, al punto che lo stesso Giampaolo Morelli, l’attore che lo interpreta dal debutto, ha definito i suoi fan "ultras" per l’intensità con cui li ha sempre difesi. Questo ci dice qualcosa di piuttosto scomodo per chi gestisce un palinsesto: il pubblico italiano non vuole soltanto l’eroe composto e moralmente ineccepibile. Vuole anche, e a volte soprattutto, il suo esatto contrario – il poliziotto che sbaglia tutto e ce la fa lo stesso, quello che prende in giro se stesso prima ancora che il crimine da risolvere, quello costruito, non a caso, sulla scia dei poliziotteschi anni Settanta con Tomas Milian e sull’ironia sfacciata dei polizieschi di Clint Eastwood rovesciati in chiave farsesca. Chi ride di sé stesso, alla lunga, guadagna più affetto di chi si prende sempre sul serio: è una regola che vale nella vita quanto in televisione, e la Rai ci ha messo vent’anni a impararla del tutto.
La seconda vita su RaiPlay, e cosa racconta delle nuove generazioni
Il passaggio in streaming ha reso ancora più evidente questa doppia anima. Montalbano resta il comfort food per eccellenza, il prodotto che intere famiglie, di generazione in generazione, recuperano e rivedono con lo stesso affetto di sempre – le repliche, anche a distanza di quindici anni, continuano a portare a casa share superiori al 30%, un fenomeno più unico che raro nel panorama televisivo. Coliandro, invece, ha trovato su RaiPlay una seconda giovinezza, fatta di nuove generazioni che lo scoprono quasi per caso e ci si affezionano proprio per quello che un tempo lo rendeva scomodo: l’ironia, il gusto per la citazione e la parodia, un protagonista imperfetto che strizzia l’occhio allo spettatore invece di predicare dall’alto.
Forse la vera lezione, guardando questi due sbirri fianco a fianco, non è stabilire chi dei due sia "meglio". È capire che il pubblico italiano, quello vero, non è mai stato un blocco unico e prevedibile come a volte i palinsesti sembrano immaginare. C’è spazio, e ce n’è sempre stato, sia per la Sicilia solare e composta di Montalbano sia per la Bologna scalcagnata e sguaiata di Coliandro.
Riassumendo… se è vero che chi la dura la vince, Coliandro ne è la prova più lampante.