Rai, Italia-Bosnia è un disastro (costosissimo): la beffa milionaria dei diritti tv del Mondiale 2026

Un investimento da oltre cento milioni che potrebbe trasformarsi in un boomerang economico senza la Nazionale in campo e con partite relegate alla notte italiana.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

L’eco del ko in Italia-Bosnia non si è fermato al terreno di gioco. La mancata qualificazione ai mondiali della nazionale italiana potrebbe rivelarsi un disastro molto costoso e privo di sostanziosi ritorni per la rete del servizio pubblico: la spesa milionaria dei diritti tv del Mondiale è diventata in poche ore la sintesi amara di ciò che rischia di accadere nei prossimi mesi. Dietro la delusione dei tifosi, infatti, si muovono cifre imponenti e strategie industriali che ora appaiono molto più fragili. Rivediamole insieme.

Rai e i Mondiali di calcio 2026: l’investimento e la clausola di salvaguardia

A fine febbraio la tv pubblica ha ufficializzato l’acquisto dei diritti della trasmissione di 35 partite in chiaro, che andranno in onda prevalentemente su Rai 1. Un pacchetto di grande prestigio, comprendente la gara inaugurale, le due semifinali e la finalissima, oltre agli eventuali incontri della Nazionale in caso di qualificazione. L’accordo iniziale era da 120 milioni di euro, con una clausola per ridurre a 70 milioni l’investimento in caso di mancata qualificazione degli Azzurri. Il ribasso della quota iniziale ora sarà sicuramente una piccola consolazione rispetto al prezzo pieno, certo, ma pur sempre una cifra molto pesante da ammortizzare senza l’Italia in campo, soprattutto considerando che il valore pubblicitario di un Mondiale cambia radicalmente con o senza la squadra di casa coinvolta.

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Le paure per gli ascolti e il problema dell’orario delle partite in chiaro

Le tre qualificazioni mancate stanno riducendo l’hype in Italia dei Mondiali, un raffreddamento progressivo che rischia di tradursi in ascolti più tiepidi e in una raccolta pubblicitaria meno brillante. Ma c’è un ulteriore elemento che complica il quadro: gran parte delle partite andranno in onda in seconda serata o addirittura di notte, a causa del fuso orario con Stati Uniti, Canada e Messico. Un dettaglio tutt’altro che secondario, perché trasmettere incontri decisivi quando una larga fetta di pubblico dorme significa comprimere ulteriormente il potenziale commerciale dell’evento. Senza l’effetto traino dell’Italia, la platea potrebbe restringersi ancora di più, trasformando l’investimento in un’operazione a rischio.

Il confronto con il passato

Complessivamente non siamo lontanissimi dagli oltre 160 milioni di euro messi sul piatto dalla Rai per i Mondiali di Qatar 2022, una cifra che allora poteva contare sull’entusiasmo e sulla tradizione di un evento percepito come centrale nel calendario sportivo. Nel 2018, invece, Mediaset investì 78 milioni (dichiarandone 95 di ricavi pubblicitari), ma lo fece sapendo già che la Nazionale non avrebbe partecipato. Oggi la situazione è diversa e più insidiosa, perché l’investimento è stato strutturato con l’auspicio della qualificazione e con una clausola che attenua ma non annulla il rischio economico.

Il peso della concorrenza streaming con DAZN

Peggio ancora, almeno in termini assoluti, è andata a DAZN, la cui spesa si aggirerebbe tra i 35 e i 50 milioni di euro per la trasmissione di tutte le 104 gare in streaming a pagamento. Una scelta ambiziosa, che punta sulla completezza dell’offerta ma che dovrà fare i conti con un mercato già saturo e con la possibile disaffezione di una parte del pubblico italiano. Se per la piattaforma il modello è quello dell’abbonamento, per la Rai il problema è duplice: giustificare l’esborso davanti ai conti interni e sostenere la missione di servizio pubblico. Il vero punto, ora, è capire se il Mondiale senza Italia riuscirà comunque a catalizzare l’attenzione del Paese o se l’assenza degli Azzurri trasformerà quella che doveva essere un evento collettivo in uno seguito a distanza, con meno passione e meno ritorni economici.


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