Mogol svela l’ultima lettera a Lucio Battisti: “Gli scrissi quando era in ospedale, si mise a piangere”
Mogol racconta l’ultimo gesto verso il suo storico compagno artistico e ripercorre tra musica, amicizia e solidarietà le tappe più importanti della sua vita.

A quasi novant’anni, Mogol torna a raccontare alcuni dei momenti più intensi della sua lunga carriera, soffermandosi su un episodio che riguarda gli ultimi giorni di Lucio Battisti. I due hanno formato uno dei sodalizi artistici più importanti della storia della musica italiana, firmando capolavori come Emozioni, Mi ritorni in mente, Il mio canto libero, I giardini di marzo, Pensieri e parole, Ancora tu e La canzone del sole. Dopo la separazione artistica del 1980, dovuta a divergenze mai chiarite del tutto ma ricondotte negli anni a differenti visioni professionali e creative, i loro rapporti si erano raffreddati. Il celebre paroliere ricorda però di aver tentato di mettersi in contatto con l’amico e storico collaboratore quando era ricoverato a Milano, affidando un breve messaggio a una dottoressa conosciuta casualmente.
Mogol, l’ultima lettera a Lucio Battisti
Il ricordo più toccante è quello legato all’ultimo messaggio inviato a Battisti durante il ricovero in ospedale. Mogol racconta che nell’estate del 1998 affidò una breve lettera a una dottoressa conosciuta durante una cena, chiedendole di recapitarla al cantautore, che sarebbe morto il 9 settembre a causa di una malattia incurabile.
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Entra nel canale WhatsApp"Incontrai a una cena una dottoressa che lavorava in quello stesso ospedale, le chiesi se sapeva di Battisti. Mi disse che sapeva, e io: "Gli farebbe arrivare un mio messaggio". Lei acconsentì. Scrissi in fretta poche parole: "Caro Lucio, spero che i giornali esagerino circa le tue condizioni. Se hai bisogno, chiamami a questo numero". Mi disse poi di averla data a un medico del reparto. Lucio la lesse, e scoppiò a piangere".
Dalla beneficenza a Celentano: i ricordi di Mogol
Mogol ha ricordato anche la nascita della Nazionale Italiana Cantanti, nata da un progetto benefico condiviso con Adriano Celentano e Gianni Morandi.
"Il presidente della Croce Verde di Milano mi chiese di organizzare un concerto per raccogliere fondi per l’acquisto di un’autoambulanza. Pensai: non verrà nessuno. Avevo iniziato a giocare a pallone, con Gianni Morandi e Adriano Celentano avemmo l’intuizione di organizzare una partita del cuore, vennero in ventimila allo stadio. Da allora abbiamo raccolto 130 milioni di euro, devoluti ad associazioni che si occupano di bambini. I più colpiti dall’orrore delle guerre e mai come ora ce ne sono tante".
Parlando di Celentano, rievoca anche la nascita della canzone L’arcobaleno, spiegando l’insolita vicenda che avrebbe ispirato il brano.
"Un miracolo. La mia segretaria mi informò che una medium sarebbe stata contattata dall’aldilà da Battisti, che sosteneva di avere una canzone per me, "L’arcobaleno" appunto: un ponte tra i vivi e i morti. La cosa all’inizio mi diede fastidio, poi ne parlai con Celentano. Per combinazione era presente Gianni Bella, aveva con sé una musica che aveva composto, era perfetta. Scrissi il testo di getto, in 15 minuti, mentre ero in autostrada; un arcobaleno toccò il cofano dell’auto, formulai il verso chiave mancante: ‘è il mio messaggio d’amore, può darsi che un giorno ti venga a toccare'".