Mogol, la confessione su Lucio Battisti spiazza tutti: "Ecco cosa ho pensato quando è morto"

A pochi giorni dai 90 anni, Mogol ripercorre una vita fuori dagli schemi e torna sul sodalizio con Lucio Battisti, fino alla dolorosa separazione: "Forse avrei potuto accettare".

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Mogol si avvicina ai 90 anni con alle spalle una carriera difficilmente paragonabile a quella di altri autori italiani. 1776 canzoni scritte e 523 milioni di dischi venduti raccontano soltanto una parte di una storia che comprende incontri decisivi, viaggi, imprese fuori dall’ordinario e soprattutto una lunga stagione della musica italiana segnata dalla collaborazione con Lucio Battisti. In una recente intervista al Corriere della Sera, Mogol ha ripercorso alcuni dei momenti più importanti della sua vita, soffermandosi anche sul rapporto con Battisti e sulla loro separazione che, a distanza di decenni, continua evidentemente a rappresentare un capitolo delicato.

Mogol e il primo incontro con Lucio Battisti

Il loro incontro, come spesso accade nelle storie destinate a diventare leggendarie, non iniziò nel migliore dei modi. Battisti gli fece ascoltare una canzone e Mogol non nascose il proprio giudizio, arrivando a dirgli: "Non è un granché". La risposta del giovane musicista, però, fu sorprendente: "Sono d’accordo", accompagnata da un grande sorriso. Da quel momento sarebbe nato uno dei sodalizi più importanti nella storia della musica italiana, capace di produrre brani entrati stabilmente nell’immaginario collettivo. Eppure, dietro il successo, il rapporto tra i due aveva anche una dimensione personale molto particolare. Nel 1970 Mogol convinse Battisti a seguirlo in una delle sue imprese più eccentriche: un viaggio da Milano a Roma a cavallo. Ci misero 23 giorni per percorrere circa 600 chilometri.

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

La rottura e quel rimpianto arrivato troppo tardi

Il sodalizio professionale terminò nel 1980, quando Mogol iniziò a rivendicare una distribuzione più equa dei ricavi editoriali. Una questione che, con il passare degli anni, ha assunto un peso diverso soprattutto per ciò che è accaduto dopo. Alla domanda se si sia mai pentito di quella rottura, Mogol ha infatti rivelato un pensiero particolarmente significativo: "Quando Lucio è morto: ho pensato che forse, indipendentemente dall’equità, avrei potuto accettare che le cose rimanessero così". Una frase che restituisce tutta la complessità di un rapporto professionale e umano interrotto molti anni prima della morte di Battisti, avvenuta nel 1998. Mogol non attribuisce colpe precise e, quando gli viene chiesto se dietro la decisione di Battisti ci fosse la moglie, risponde semplicemente: "Questo non lo so".

La musica, la fede e il modo di guardare alla vita

Nel corso dell’intervista emerge anche un Mogol profondamente legato alla propria esperienza personale. Si definisce un uomo avventuroso, raccontando di aver viaggiato da solo intorno al mondo, di aver praticato attività subacquee e di essersi dedicato ai cavalli. Anche il suo rapporto con la musica contemporanea appare piuttosto distante: non ascolta abitualmente musica e sul rap osserva che "la melodia non c’è più", aggiungendo che, quando viene meno la melodia, manca qualcosa di importante.

Tra le sue convinzioni c’è anche una forte dimensione spirituale. Mogol racconta di andare a messa ogni domenica e sintetizza così la propria filosofia: "Credo che ognuno di noi debba stimarsi. Bisogna vivere in modo da essere lieti e contenti di come si agisce". Una filosofia maturata attraversando una vita piena di incontri e avventure, ma anche di separazioni e occasioni che, con il tempo, possono essere rilette sotto una luce diversa. Ed è proprio il ricordo di Battisti, più di ogni altro passaggio dell’intervista, a mostrare quanto anche le scelte considerate giuste possano assumere un significato differente quando ormai non è più possibile tornare indietro.


Potrebbe interessarti anche