Milo Infante, replica gelida all'Ad Rai: "Non sono stato protetto o tutelato", poi ricorda la sentenza di condanna alla rete

L’ex conduttore di Ore 14 ha risposto alle parole di Giampaolo Rossi tornando anche sulla lunga battaglia legale con la tv di Stato

Pietro Guerrini

Pietro Guerrini

Content editor

Laurea in Lettere, smania di viaggi e passione per i cartoni (della pizza e della Pixar).

Continua il ‘polverone’ sollevato dal passaggio di Milo Infante a Mediaset. L’addio alla Rai, infatti, non è stato certo senza polemiche e ieri sono arrivate frecciate anche da parte dell’ad Giampaolo Rossi, che ha criticato la scelta del Biscione di inaugurare Ore 11 su Rete 4. La replica di Infante, ovviamente, non si è fatta attendere; scopriamo cosa ha detto e tutti i dettagli.

Milo Infante, la risposta all’ad Rai Giampaolo Rossi

Prosegue il confronto a distanza tra Milo Infante e la Rai dopo una rottura che ha lasciato non pochi strascichi. Il giornalista e conduttore, che ha recentemente lasciato il servizio pubblico per iniziare una nuova avventura a Mediaset, ha risposto alle parole dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi, precisando di non aver mai voluto attaccare l’azienda e tornando su una delle pagine più delicate della sua carriera: la lunga battaglia legale contro la televisione pubblica. Ieri Rossi si era detto "spiacevolmente sorpreso" dalle dichiarazioni di Infante, il quale ha subito voluto fare chiarezza.

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"Nessun attacco alla Rai, azienda alla quale ho sempre riconosciuto di avermi dato molto e alla quale credo di aver restituito sapendo anche ricominciare da zero. Confermo l’affetto e la stima per l’ad Giampaolo Rossi ma resto sorpreso dalle sue parole quando afferma che sarei stato protetto e tutelato nei momenti in cui non ero in auge" ha dichiarato l’ex conduttore di Ore 14 a Le Presse. Il giornalista ha poi richiamato il contenzioso giudiziario che lo ha visto contrapposto alla Rai tra il 2012 e il 2016, togliendosi un altro sassolino dalla scarpa: "Non credo possa riferirsi al periodo 2012-15 e alle quattro sentenze che hanno condannato la Rai per dequalificazione professionale nei miei confronti. In questo caso la mia riconoscenza va esclusivamente al tribunale di Milano e all’avvocato Maurizio Borali".

La battaglia legale con la Rai

La vicenda giudiziaria affonda le radici negli anni della conduzione de L’Italia sul Due, tra il 2011 e il 2012. Secondo quanto ricostruito dallo stesso Infante, il rifiuto di escludere alcuni giornalisti ritenuti sgraditi dai vertici dell’epoca avrebbe determinato un progressivo ridimensionamento del suo ruolo fino al successivo ricorso in tribunale. I giudici, al termine di una battaglia legale durata anni, riconobbero l’esistenza di una dequalificazione professionale e il demansionamento, disponendo il reintegro del conduttore e il risarcimento dei danni. Un episodio che, a distanza di anni, torna ora al centro del dibattito tra il giornalista e la Rai.


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