Milo Infante, l'ultimo capitolo di un disastro: la fuga dalla Rai e il finale già scritto. Forse a Mediaset non sarà più 'un corpo estraneo'

Il capitano di Ore 14 lascia la Tv pubblica: in Casa Mediaset non solo soldi, ma anche più libertà e più gratificazione.

Mara Fratus

Mara Fratus

Giornalista

Nella mia vita non possono mancare, il silenzio, il mare e Il Libro dell'inquietudine sul comodino, insieme a un romanzo di Zafon.

Le indiscrezioni sono state confermate: Milo Infante lascia la Rai e passa a Mediaset. Il capitano di Ore 14, e della versione serale del talk, si accoda a un già nutrito stuolo di professionisti (da Fazio a Amadeus, ma anche Berlinguer, Augias, Gramellini, Annunziata) che hanno deciso di lasciare la Tv pubblica per passare ad altri lidi, più remunerativi (forse) ma sicuramente più liberi e più gratificanti.

Quello dell’ex vice direttore di Rai 2 rappresenta, a tutti gli effetti, uno dei casi televisivi più significativi degli ultimi anni. Non perché si tratti del classico conduttore in cerca di un contratto più ricco, ma perché racconta una storia molto italiana: quella di un professionista che porta risultati, valorizza una rete in difficoltà e, nonostante questo, continua a sentirsi considerato un corpo estraneo.

Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp

Entra nel canale WhatsApp

Milo Infante lascia la Rai: quando i risultati non bastano (e non vengono valorizzati)

La parabola di Ore 14 è sotto gli occhi di tutti. Nato nel 2020 quasi in sordina, il programma è riuscito a trasformarsi progressivamente nel fiore all’occhiello del daytime di Rai 2. Gli ascolti sono cresciuti stagione dopo stagione, passando da share vicini al 3,5% a medie superiori all’8%, con punte che hanno sfiorato e superato il 10% nei momenti di maggiore attenzione mediatica. Un risultato enorme per una rete che storicamente fatica nel pomeriggio e che raramente riesce a costruire appuntamenti quotidiani così forti, ma che con Milo ha dato filo da torcere ai competitor.

Eppure la sensazione è che il talk di approfondimento, proprio come il suo conduttore, non abbia mai ricevuto il riconoscimento che meritava. Per anni il programma è stato trattato come una sorta di soluzione temporanea, utile ma non centrale. Ogni occasione sembrava buona per spostarlo, sospenderlo, ridurne la visibilità o modificarne la collocazione. Prima gli eventi sportivi, poi gli esperimenti di palinsesto, poi ancora nuove trasmissioni da lanciare. A volte sembrava che il successo di Ore 14 fosse considerato quasi un fastidio anziché un patrimonio da valorizzare.

Con la nascita di Ore 14 Sera, le cose non sono andate certamente meglio. Il debutto della versione serale del programma racconta proprio questa contraddizione. Da una parte la Rai ha riconosciuto la forza del marchio promuovendolo in prima serata; dall’altra il programma è spesso apparso come una scommessa da verificare settimana dopo settimana, sempre in equilibrio precario, nonostante i risultati abbiano continuato a premiare la squadra di Infante.

Gli speciali dedicati ai grandi casi di cronaca, con il Delitto di Garlasco sempre sulla cresta dell’onda (e dello share), hanno dimostrato che esisteva un pubblico fedele e trasversale, capace di seguire il conduttore anche fuori dalla tradizionale fascia pomeridiana. E in effetti così è stato. Anche la versione in prime time è stata un successo, acclamata dal pubblico, poco celebrata ai piani alti.

Infante passa a Mediaset: cosa farà e perché Berlusconi ha vinto

In questo contesto, l’offerta Mediaset assume un significato che va oltre il semplice cambio di azienda. Cologno Monzese non offre a Milo Infante solo una trasmissione, ma un progetto. E quando un professionista, che nel suo lavoro ha messo anima e corpo, percepisce che qualcuno crede in lui più della sua azienda attuale, spesso la partita è già finita. Ma quale sarà il futuro del giornalista al biscione?

L’ipotesi più credibile è quella di una grande prima serata di approfondimento e cronaca, che andrebbe a unirsi a un ruolo dirigenziale, magari come condirettore di Videonews. E se davvero all’offerta editoriale fosse affiancato un ruolo manageriale, come alcune indiscrezioni suggeriscono, Infante potrebbe diventare uno dei volti chiamati a ridisegnare l’area dell’informazione Mediaset nei prossimi anni.

D’altronde è il territorio naturale del giornalista e coincide con la strategia di rafforzamento dell’informazione perseguita da Pier Silvio Berlusconi negli ultimi anni. Perfetto sarebbe anche un programma che unisca cronaca, attualità e inchiesta che si inserirebbe ad hoc nel palinsesto delle reti aziendali. Non va esclusa nemmeno una seconda possibilità: la creazione di un nuovo contenitore quotidiano, magari nel daytime, costruito proprio attorno al modello vincente di Ore 14.

La vera domanda, però, riguarda la Rai

Perdere Milo Infante per la Rai significa perdere uno dei pochi conduttori che negli ultimi cinque anni è riuscito a costruire dal nulla un marchio riconoscibile, un pubblico fedele e una crescita costante degli ascolti. Significa soprattutto mandare un messaggio pericoloso: in Rai si può vincere, crescere e portare risultati, ma non è detto che basti per sentirsi davvero valorizzati. Questo addio non è soltanto il trasferimento di un conduttore. È la sconfitta di un’azienda che, ancora una volta, rischia di accorgersi del valore di un proprio talento soltanto nel momento in cui lo ha perso, forse per sempre.


Potrebbe interessarti anche