Le migliori 10 serie tv da vedere su Netflix per tutte le occasioni: non potrete più farne a meno
La top 10 definitiva delle più belle serie tv disponibili su Netflix, una guida per salvarvi nelle serate in cui non sapete proprio cosa vedere: solo capolavori

Ammettiamolo, a volte la vastità del catalogo di Netflix può risultare un po’ soverchiante. Soffocante, quasi. Nel proverbiale imbarazzo della scelta, finiamo per passare le serata col telecomando in mano a scegliere cosa vedere. Per poi, immancabilmente, non vedere niente, oppure rifugiarci in qualcosa che abbiamo già visto mille volte. Per questo veniamo in soccorso noi, con questa lista delle 10 migliori serie tv su Netflix, quelle che davvero non potete assolutamente farvi scappare. Non sarà una classifica, ma un elenco in ordine sparso e senza un fil rouge a unire i vari titoli. Cominciamo!
Le 10 migliori serie tv su Netflix
Dark (2017)
Un consiglio forse ovvio, va detto, ma non vogliamo escludere i lettori che potrebbero aver fatto l’abbonamento da poco tempo. Bollata inizialmente "tipo Stranger Things ma tedesco", Dark prende in fretta una direzione e un’identità proprie, imponendosi con autorità tra i più completi (e ben scritti) contenuti originali di Netflix. Sceneggiata da Baran Bo Odar e Jatje Friese, si ambienta nella pittoresca cittadina tedesca di Winden, incastonata nella suggestiva Foresta Nera. La sparizione del piccolo Mikkel Nielsen sconvolge gli abitanti di Winden, portando alla luce misteri e oscuri segreti. La narrazione, che affronta (molto bene) il complesso tema dei viaggi nel tempo, ruota attorno a quattro famiglie: i Kahnwald, i Nielsen, i Doppler e i Tiedemann. La scomparsa di Mikkel ha, inoltre, inquietanti similitudini con quella che ebbe come protagonista suo zio Mads 33 anni prima…
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Entra nel canale WhatsAppHouse of Cards (2013)
Un altro prodotto originale, forse quello più famoso e che ha effettivamente lanciato Netflix nel mondo, che molti conoscono ma che non può non essere menzionato. Beau Willimon ci catapulta a Washington D.C., dove il Democratico Frank Underwood (Kevin Spacey), eletto al quinto distretto della Carolina del Sud, si vede negare il posto come segretario di Stato che il neopresidente gli aveva proposto. Aiutato dalla moglie Claire (Robin Wright) e dal fidato braccio destro Doug Stamper (Michael Kelly), Frank metterà in piedi una complicata serie di intrighi per giungere ai vertici del potere americano. La serie ha ricevuto ben 33 candidature agli Emmy e 8 ai Golden Globe, tra cui quelli vinti da Robin Wright nel 2013 come miglior attrice in una serie tv drammatica e da Kevin Spacey come miglior attore l’anno seguente.
Mindhunter (2017)
I fan chiedono a gran voce, ormai da anni, una terza stagione che, ad oggi, non si farà mai. Un grandissimo peccato, perchè le prime due di Mindhunter sono una gioia per gli appassionati dell’investigazione psicologica nella psiche dei serial Killer. Basata sull’omonimo libro scritto dall’agente dell’FBI John E. Douglas, racconta di Holden Ford (Jonathan Groff) e Bill Tench (Holt McCallany), due agenti del Bureau alle prese con lo studio di una nuova forma di assassino, il serial killer. Intervistando tutti i maggiori e famosi pluriomicidi che stanno scontando la loro pena nelle varie carceri in giro per gli Stati Uniti, e assistiti dalla professoressa Wendy Carr, (Anna Torv) i due poggeranno le basi per la tecnica della "profilazione", un metodo di individuazione dei colpevoli attraverso l’indagine psicologica.
Adolescence (2025)
Quattro episodi da un’ora girati in altrettanti piani sequenza per mostrare i quattro momenti della tragica vicenda che ha coinvolto Katie Leonard, brutalmente uccisa, e Jamie Miller, tredicenne incolpato dell’omicidio. È questo il contesto in cui naviga Adolescence, creata da JackThorne e Stephen Graham, una delle serie più chiacchierate del momento proprio per la sua inusuale (e dannatamente complicata da eseguire) scelta di regia. Un dramma poliziesco di rara profondità e bellezza, che esplora con tatto il difficile periodo dell’adolescenza, i disturbi psicologici giovanili e le responsabilità della società nei confronti dei giovani a rischio.
Mad Men (2007)
4 Golden Globe e 15 Emmy per un prodotto che ha fatto, senza troppi giri di parole, la storia della serialità in televisione. Ideata da Matthew Weiner e con protagonista un Jon Hamm semplicemente strepitoso nei panni del direttore creativo Don Draper, Mad Men ci catapulta nel mondo pubblicitario della New York degli anni 60. All’agenzia Sterling & Cooper di Madison Avenue, Don è un rispettato uomo di famiglia che ha un segreto e un rapporto complicato con la moglie Betty e i due figli, oltre che con i colleghi a lavoro. Nel corso di un decennio incredibile, l’agenzia affronta momenti fondanti della storia americana, come la Crisi dei Missili di Cuba, l’allunaggio e l’assassinio di JFK. Sette stagioni pazzesche che hanno avuto il merito di lanciare attori come il già citato Jon Hamm, Elisabeth Moss, January Jones, Christina Hendricks, John Slattery, Kiernan Shipka e tanti altri.
Brooklyn Nine-Nine (2013)
Dimenticatevi i classici serial procedurali polizieschi alla Law & Order: Brooklyn Nine-Nine saprà conquistarvi grazie a un cast di personaggi dalla comicità caustica e irriverente, in un workplace comedy in grado di affrontare anche temi molto profondi come l’identità di genere, l’accettazione di sé, il superamento del lutto e il concetto di famiglia. Ambientato nel fittizio Distretto 99 di New York, la vita degli agenti, tra cui quella del combinaguai Jake Peralta (Andy Samberg) viene stravolta quando il vecchio e bonario capitano viene rimpiazzato dall’apparentemente freddo e inflessibile Raymond Holt (il compianto Andre Braugher), deciso a riportare il "distretto delle cause perse" sulla retta via. Ad ogni costo.
The Office (2005)
Impossibile non citare il remake americano del capolavoro ideato dai comici inglesi Ricky Gervais e Stephen Merchant. Cult della comicità e girato in stile mockumentary (ossia come un finto documentario), racconta del disastrato ufficio di Scranton, Pennsylvania, della Dunder Mifflin, azienda produttrice di carta. Assoluto mattatore Steve Carell nei panni del direttore della filiale, Michael Scott, affiancato da un giovanissimo John Krasinski come l’addetto vendite Jim Halpert. Nonostante la prima, breve, stagione abbia diviso la critica, già dalla seconda The Office decolla, trascinando il pubblico nella delirante vita di un ufficio di periferia.
After Life (2019)
Parlando di Ricky Gervais si dà per scontata la sua comicità cattivissima e senza (apparentemente) regole, ma lo stand-up comedian di Reading si è dimostrato in grado di regalare al pubblico una serie dolcissima e piena di cuore. Parliamo di After Life, in cui Gervais interpreta Tony, un uomo distrutto dalla vita e sull’orlo del baratro dopo la morte per cancro dell’amata moglie. Per combattere la depressione e l’istinto suicida che lo hanno colto, Tony decide di privarsi di ogni inibizione, facendo e dicendo tutto ciò che vuole, senza curarsi degli altri. Ma saranno proprio gli abitanti del paesino dell’entroterra inglese in cui vive a fargli capire che, forse, questo non è il modo migliore per affrontare il lutto e che ci sono ancora molte persone che gli vogliono bene.
The 8 Show (2024)
Sulla scia dei più blasonati Squid Game e Alice in Borderland, il palinsesto televisivo sudcoreano offre un’altra serie tv che pone sotto i riflettori quanto gli esseri umani possano essere crudeli tra di loro, alle giuste condizioni. In The 8 Show, otto concorrenti sono intrappolati in un edificio di altrettanti piani. Telecamere poste ovunque li riprendono 24 ore su 24 mentre partecipano a un non ben definito programma tv in cui si guadagna denaro col passare del tempo. Il gioco, all’inizio allettante, diventa via via sempre più violento e sanguinario, mentre i partecipanti imparano a conoscersi l’un l’altro, tra pregi e difetti, e vengono posti davanti a un dilemma morale: fare squadra e lottare come un fronte unito per il montepremi finale che poi andrà diviso, oppure guardare solo al proprio orticello, passando sopra tutto e tutti?
A man on the inside (2024)
Mike Schur ritrova Ted Danson dopo l’ottimo The Good Place (trattatelo come una menzione onorevole e recuperatelo sempre su Netflix) e lo pone come protagonista di A man on the inside. Basato sul documentario del 2020 The mole agent, racconta di Charles, ex professore di ingegneria in pensione e vedovo, che passa le proprie giornate nella più totale monotonia. Per dare una scossa alla propria esistenza, l’uomo accetta una proposta di lavoro particolarmente inusuale: cercasi spia (anziana) disperatamente. Per indagare su alcuni furti all’interno di una casa di riposo, un’investigatrice privata lo assume come "talpa" per infiltrarsi tra i vecchietti dell’ospizio e scovare il colpevole.
