Michelle Comi nei guai 'per colpa' de Le Iene: la diffida (ignorata) e il servizio choc

La creator e influencer è finita nel mirino della trasmissione Mediaset per eventi risalenti al 2024. Aveva tentato di fermare la puntata servendosi di vie legali.

Tommaso Pietrangelo

Tommaso Pietrangelo

Giornalista

Autore, giornalista, cantautore. Laureato in Letterature Straniere, è appassionato di cinema, poesia e Shakespeare. Scrive canzoni e ama i gatti.

Tentare di bloccare Le Iene con una diffida legale non è bastato. Nella puntata di mercoledì 22 aprile 2026, il programma di Italia 1 ha mandato in onda il servizio dell’inviato Gaston Zama su Michelle Comi, nonostante l’intervento dell’entourage della creator per impedirne la trasmissione. Il risultato è un ritratto (spietato) di una strategia comunicativa costruita a tavolino, fatta di astute messinscene, racconti gonfiati e qualche bugia di troppo. Vediamo tutti i dettagli qui sotto.

Michelle Comi, il servizio de Le Iene sul finto atto vandalico

La content creator Michelle Comi è finita nel mirino de Le Iene. E il quadro che emerge non è per nulla lusinghiero. Il caso più clamoroso, tra quelli analizzati nel servizio del programma, riguarda un episodio di fine 2024. Comi all’epoca era finita al centro delle polemiche social per alcune frasi sprezzanti sui meridionali ("non sono troppo civilizzati", aveva affermato). Poco dopo, sul web si era mostrata spaventata e vittima di un presunto atto vandalico: la sua auto coperta di parmigiana e scritte sessiste. Un’immagine che aveva generato una valanga di reazioni, pro e contro l’influencer.

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Le Iene hanno però fatto ascoltare un audio di un membro del suo staff che smontava tutto: "Io volevo dare fuoco all’auto, però mi hanno detto che rischiavo con la Polizia. Voleva bruciarla a Napoli. Lei doveva andare a Napoli dicendo di voler chiarire con i meridionali e poi trovare l’auto spaccata. Poi di fretta ho fatto questa cosa con la parmigiana".

Messa alle strette, Comi ha quindi ammesso la verità:

"Sì, lo sapevo, non ero d’accordo, l’ho fatto comunque, ma ho lasciato scivolare la cosa. Non mi piace fare le cose finte. Mi dispiace di aver fatto questa cosa e me ne assumo le responsabilità".

La storia del bambino senegalese e i conti che non tornano

Il secondo capitolo del servizio è forse ancora più amaro. Michelle Comi aveva raccontato, in diversi podcast, di provvedere al mantenimento di Momo, un bambino senegalese adottato a distanza. Scuola, cibo, tutto pagato ogni mese tramite un suo referente in Africa. La realtà raccontata da quel referente, però, è molto diversa: "Mi ha dato i soldi solo una volta e io li ho portati in Africa. Quanto? Circa 200 o 300 euro". Una cifra bassa e una tantum, lontanissima da quel mantenimento ricorrente descritto dall’influencer. A completare il quadro, poi, un altro audio dello staff: "Farebbe di tutto per un po’ di hype, è una morta di fama".

La diffida di Michelle e la mail di ringraziamento

Come anticipato, il team di Comi aveva inviato una diffida per bloccare la messa in onda del servizio a Le Iene. Servizio che però è stato trasmesso lo stesso, con un ulteriore retroscena svelato a posteriori. L’inviato Gaston Zama, infatti, ha spiegato che alla diffida aveva fatto seguito una mail di tutt’altro tono, in cui la creator ringraziava la redazione per "averle aperto gli occhi".


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