Michele Merlo, nessun risarcimento alla famiglia del cantante di Amici: "La sua vita valutata in percentuali"
Il Tribunale di Vicenza ha respinto la richiesta della famiglia del cantante, ritenendo che il ritardo nella diagnosi non abbia avuto un ruolo determinante nella sua morte.

La famiglia di Michele Merlo non sarà risarcita per la morte del cantante, scomparso a soli 28 anni nel giugno del 2021 a causa di una leucemia mieloide acuta fulminante. Il Tribunale civile di Vicenza ha infatti respinto la richiesta presentata dai genitori Domenico e Katia, che avevano chiamato in causa il medico di famiglia, l’Ulss 7 Pedemontana e le compagnie assicurative. Una decisione che arriva dopo una lunga battaglia giudiziaria e che ha provocato una nuova, profonda amarezza nei genitori dell’artista, ancora determinati a fare chiarezza sulla gestione dei giorni precedenti al ricovero.
La decisione del Tribunale sul risarcimento per la morte di Michele Merlo
La sentenza è stata depositata il 22 settembre, dopo l’ultima udienza del 15 settembre, e prende in considerazione le conclusioni della consulenza tecnica disposta durante il procedimento. Secondo quanto stabilito dal giudice, il ritardo nella corretta diagnosi non avrebbe avuto un’incidenza determinante sull’esito della malattia, tanto che il decesso di Michele non sarebbe collegato, sul piano causale, alla mancata diagnosi tempestiva. Nel dispositivo della sentenza viene spiegato che: "Il decesso di Michele Merlo non è in nesso causale con il ritardo della corretta diagnosi, che ha inciso peraltro in modo modesto sull’evoluzione clinica degli eventi". La perizia presa in considerazione nel procedimento aveva inoltre indicato possibilità di sopravvivenza molto basse anche nel caso in cui la malattia fosse stata individuata prima.
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppLa rabbia dei genitori del cantante di Amici
È proprio questo aspetto a essere contestato con maggiore forza da Domenico e Katia Merlo, che hanno espresso tutta la loro amarezza dopo la decisione: "È difficile accettare che, nonostante l’appurata negligenza del medico di base di Michele, il valore della vita di nostro figlio sia valutato in percentuali e in probabilità. Come se anche solo l’1% di probabilità di sopravvivenza non fosse abbastanza per provarci".
Per i genitori, infatti, la questione non riguarda il denaro, ma il riconoscimento di quanto accaduto e della possibilità che un intervento differente avrebbe potuto offrire al figlio. "Riconoscere la negligenza del dottore ma rigettare la richiesta di risarcimento perché, anche se avesse fatto bene il suo lavoro, le probabilità di sopravvivenza a 6 mesi sarebbero state ‘solo’ del 30% significa togliere valore alla vita umana, trattare le persone semplicemente come numeri".
La possibilità del ricorso in appello
Lo sfogo della famiglia prosegue con parole particolarmente dure nei confronti dell’intera vicenda: "In questa vicenda hanno perso tutti: ha perso la sanità pubblica e ha perso la giustizia. Ma chi ha perso più di tutti siamo noi, e non è una questione di soldi, perché perdere un figlio fa male e non c’è somma in denaro che possa mitigare questo dolore".
Domenico Merlo ha inoltre sottolineato una differenza importante rispetto alle valutazioni emerse nel procedimento civile, ricordando che le prime due perizie effettuate a Bologna avevano indicato, secondo la famiglia, possibilità di sopravvivenza comprese tra l’85% e il 97% in caso di diagnosi precoce.
La sentenza civile arriva dopo che anche il procedimento penale sulla morte di Michele si era concluso con l’archiviazione nel 2024. Per i genitori, però, la battaglia potrebbe non essere terminata: "Insieme ai nostri avvocati stiamo valutando la possibilità di ricorrere in appello per ottenere quella giustizia che aspettiamo ormai da 5 anni. Lo dobbiamo a Michele e a quanti gli hanno voluto bene e non ci hanno mai fatto mancare il loro sostegno in questa lunga battaglia".
