Michele Bravi, lo sfogo (pesantissimo) contro il sistema discografico: “Patti di sangue per i giovani”. Ma loda Tiziano Ferro  

Il cantautore ha espresso con durezza le proprie opinioni sul funzionamento delle major. Ma non sono mancati complimenti ad alcuni colleghi illustri. Ecco i dettagli.

Tommaso Pietrangelo

Tommaso Pietrangelo

Giornalista

Autore, giornalista, cantautore. Laureato in Letterature Straniere, è appassionato di cinema, poesia e Shakespeare. Scrive canzoni e ama i gatti.

Michele Bravi
IPA

Michele Bravi ha deciso di sollevare il velo su quello che definisce senza giri di parole "un mercato completamente morto". Ospite dello Spot Music Fest, all’interno del podcast Spot condotto da Michele Monina e Massimiliano Longo, il cantautore ha raccontato la sua esperienza con le major, parlando di patti che ‘intrappolano’ i giovani artisti e di un’industria discografica che sopravvive pescando continuamente i pesci piccoli, disposti a rinunciare alla proprietà delle opere pur di sentirsi parte del sistema. Ecco i dettagli.

Michele Bravi, lo sfogo sui ‘patti di sangue’ con le major

Michele Bravi, dopo la vittoria a X Factor 2013, aveva firmato un contratto con Sony Music Italy, senza sapere a cose stesse andando incontro. Oggi invece lo spiega con grande maturità e consapevolezza, mettendo in guardia i giovani artisti sulla realtà dell’industria musicale italiana. "Tutte le volte che sento che un giovane ha firmato questi patti di sangue con le major", racconta al podcast Spot, "l’ho fatto anch’io purtroppo perché nessuno me l’aveva spiegato, si ritrovano sempre a dover tirare fuori con grande fatica dei soldi di tasca propria e si ritrovano a non essere proprietari del proprio lavoro. È per quello che la discografia va avanti, perché trova sempre i piccoli pesci che fanno una montagna".

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Bravi, dal canto suo, era rimasto agganciato al ‘meccanismo’ delle major per la pubblicazione del primo album, "A passi piccoli". Un lavoro uscito con Sony e impreziosito da firme come quelle di Giorgia, Luca Carboni, Tiziano Ferro e Federico Zampaglione. Ma il rapporto con l’etichetta si era interrotto l’anno dopo, a dimostrazione di quanto poco fosse in linea quell’ambiente con l’idea di musica dell’artista.

La riflessione sulla discografia in Italia

Rivolgendosi ancora una volta ai giovani aspiranti artisti, Bravi aggiunge: "Pensate alla qualità di quello che volete fare. Non regalate il vostro nome semplicemente perché dietro c’è un marchio importante che vi fa sentire importanti. L’importanza ve la dà il pubblico". Ma il problema che affligge il sistema, secondo l’ex concorrente di X Factor, è molto più sistemico di così: "La discografia in questo momento, per quanto raccontino, è un mercato completamente morto. L’unico mercato che il pubblico ha fatto ripartire è quello della musica dal vivo".

I complimenti di Michele Bravi a Tiziano Ferro

Michele Bravi si è recentemente ‘prestato’ anche al podcast di Giulia Salemi, "Non lo faccio per moda". E in quel frangente ha parlato ancora di musica, riferendosi stavolta alla comunità degli artisti con toni molti duri: "Ci sono diverse persone del mio ambiente che mi hanno deluso. Non mi far fare dei nomi, non posso, ho paura di rivederli a breve. Però tra quelli che ho in mente non ci sono persone che hanno fatto Sanremo con me". E a proposito di Festival, Bravi ha concluso sottolineando come l’ultima edizione abbia avuto un clima più sereno del solito. E in particolare ha ringraziato due colleghi, Fedez e Tiziano Ferro. Regalando a quest’ultimo un attestato di stima notevole: "Lui è il mio preferito in assoluto. Perché a lui devo tutto, se non fosse stato per lui non so nemmeno se la mia carriera sarebbe mai partita davvero".


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