"Method acting", quando sei il personaggio che interpreti: gli attori (straordinari) che usano il metodo
Nel cinema il "Method acting" è sempre più diffuso, ma molti attori ne criticano l'uso, mentre altri compiono davvero azioni assurde per entrare nei personaggi

Tra gli attori hollywoodiani e britannici c’è la tendenza a utilizzare un metodo particolare per la recitazione, il famoso "Method Acting", un’evoluzione del più noto "Metodo Stanislavskji". La tecnica permette di entrare a fondo nella psiche dei personaggi da interpretare ed è tanto immersiva quanto difficile da mettere in pratica. Molte personalità del mondo del cinema ne fanno largo uso per rendere le loro performance più autentiche, anche se questo significa sottoporsi a una fatica spesso estrema, tra cambi di peso, look e azioni folli fatte unicamente per immedesimarsi in tutto e per tutto nel proprio personaggio. Ma ecco cosa implica davvero questo metodo, quali sono i rischi, chi si oppone e quali attori lo utilizzano e in che modo durante le riprese dei film.
Il "Method Acting": cos’è e quali sono i rischi
Il "Method Acting" è una tecnica usata da quegli attori che ricercano un realismo estremo, spesso rimanendo nel personaggio che devono interpretare anche fuori dal set e per lunghi periodi. In sostanza, le star si immedesimano nel proprio personaggio tanto da diventare un tutt’uno con esso, rispecchiandone in toto il fisico, la mentalità e tutte quelle peculiarità che lo contraddistinguono. E ciò non sempre è un bene, come ha dimostrato Meryl Streep parlando del suo malessere sul set durante le riprese de Il Diavolo veste Prada: l’attrice ha dichiarato che si sentiva depressa e che quell’esperienza, tanto intensa quanto "orribile", l’aveva portata ad abbandonare per sempre questo metodo di recitazione. Questa tecnica è una versione migliorata del più noto "Metodo Stanislavskji", diffuso negli anni ’30, ed è stata messo a punto, nei anni ’40, da Lee Strasberg, Stella Adler e Sanford Meisner, tutti e tre membri del Group Theatre di New York.
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Entra nel canale WhatsAppLa tecnica è nota anche come "memoria affettiva" o "richiamo emotivo", perché aiuta un attore a ricreare nella sua memoria un’esperienza analoga alla situazione da interpretare, ricostruendo nella mente l’atmosfera della scena nei minimi dettagli. Infatti, inizialmente veniva utilizzata principalmente da chi era in difficoltà a riprodurre l’emozione necessaria per una determinata scena. Questo metodo viene usato ancora oggi per ricercare un approccio più profondo e coinvolgente al fine di rendere la performance il più naturale possibile, in particolare attraverso una connessione emotiva intensa con il proprio personaggio. E, come avevamo già accennato, sembra funzionare, anche se molti attori, soprattutto italiani, non sono d’accordo sull’utilizzarlo per via di alcune problematiche che possono emergere sui set.
Scopriamo quali attori si oppongono al Metodo e in che modo questa tecnica può impattare negativamente sugli stessi interpreti e le persone che gli stanno attorno.
Chi sono gli attori che si sono opposti al "Method Acting"
Tra coloro che sono contrari al "Method acting" troviamo:
- Sebastian Stan, il Bucky Barnes dell’MCU, considera "narcisista" chi ne fa uso e si è opposto perché il metodo spesso mette a disagio anche le persone attorno all’interprete sul set, il che diventa un elemento di disturbo;
- Mads Mikkelsen lo ha definito una "st**nzata", per i rischi in cui incorrono gli attori che adottano questo approccio;
- Charlize Theron ammette di aver usato il metodo ma ora si dice contraria perché è molto faticoso restare nel personaggio in ogni momento;
- David Harbour (Jim Hopper in Stranger Things), ha provato il metodo e ha capito che può essere davvero pericoloso, confessando che durante le riprese era tentato di uccidere un animale per capire davvero cosa vuol dire togliere la vita a qualcuno ed entrare ancora di più nella parte;
- Robert Pattinson, invece, non critica chi usa il metodo, ma sottolinea di non aver mai visto gli attori che lo seguono essere rispettosi nei confronti degli altri;
- Samuel L. Jackson non utilizza il metodo perché pensa che la recitazione debba essere divertente;
- Martin Freeman invece torna sui comportamenti inappropriati di alcuni colleghi sul set, prendendo come esempio quello di Jim Carrey sul set di Man on the Moon: l’attore di The Mask, infatti, è stato da lui descritto come narcisista e problematico sul set.
- Jude Law preferisce seguire un proprio metodo: "Penso che ogni attore ne abbia uno".
- Brian Cox considera questa tecnica una "stronz*ta americana": "Fate il vostro lavoro! Non identificatevi".
Gli attori stranieri che usano spesso il "Method Acting" per i loro ruoli nei film
Sono tanti gli attori straordinari che utilizzano molto il "Method Acting" per interpretare i loro ruoli. Un esempio è Daniel Day-Lewis, il detentore del record assoluto di premi Oscar e il più estremo nel seguire (alla lettera) questa tecnica. Basti pensare a quando ha imparato il cecoslovacco per il film L’insostenibile leggerezza dell’essere e ha vissuto nei boschi, dove ha imparato a cacciare e scuoiare animali per un mese e a costruire canoe, il tutto per L’ultimo dei Mohicani. Non solo, perché ha anche passato una notte in prigione e un periodo in isolamento per la pellicola Nel nome del padre e si è preso la polmonite, rifiutando le cure sul set, per Gangs of New York, tra le tante follie fatte allo scopo di vestire al meglio i suoi personaggi.
Un altro attore che conosciamo molto bene è Robert De Niro. Non molto sanno che l’attore aveva usato il metodo per interpretare il tassista di Taxi Driver, film diretto da Martin Scorsese. Come? Ha vissuto alcuni giorni in una base militare in Italia, perso 15 chili e ottenuto la licenza per guidare il taxi a New York per 4 mesi. Questa scelta è stata aspramente criticata da Marcello Mastroianni: "Per natura, l’attore è una specie di prodigio che può permettersi di cambiare personalità. Se non sai farlo, è meglio cambiare mestiere. Penso che sia ridicolo immaginare che per interpretare un tassista o un pugile tu debba passare mesi e mesi a ‘studiare’ la vita degli autisti di taxi e il peso dei combattenti." De Niro ha seguito il "Method acting" anche per Il Padrino – Parte II (per il ruolo del giovane Don Vito Corleone andò in Sicilia allo scopo di imparare tutti gli accenti siciliani), Toro Scatenato (ingrassò ben 30 chili e si allenò come un pugile professionista, facendo anche tre incontri reali a Brooklyn e vincendone 2) e Cape Fear – Il promontorio della paura, tra gli altri. Per interpretare quest’ultima pellicola si è sottoposto a un trattamento dentale per rendere il suo ghigno davvero terrificante.
Non può mancare all’appello Christian Bale, noto per le sue trasformazioni fisiche. L’attore è riuscito a passare da un fisico talmente asciutto da spaventare il pubblico a un peso di ben 106 chili per American Hustle. Ovviamente non senza conseguenze sullo stato di salute: i numerosi cambiamenti fisici gli sono valsi 2 ernie del disco. E quando il regista di quest’ultima pellicola, David O. Russell, ha scoperto i suoi problemi, si è infuriato con lui per essersi sottoposto a questa ennesima trasformazione. La salute però non l’ha fermato dal cambiare peso ancora una volta per Vice – L’uomo nell’ombra, per il quale ha ottenuto una nomination agli Oscar.
Immancabile anche Al Pacino, che per i suoi film ha fatto di tutto, anche provare ad arrestare un camionista – stava producendo troppi gas di scarico – per il ruolo in Serpico di Sidney Lumet. Con il Tony Montana di Scarface, invece, ha imparato a battersi col coltello ispirandosi al boxer portoricano Roberto Duran per dare vita al suo personaggio: era proprio quest’ultimo ad allenarlo, insieme ad altri esperti di combattimento. In Scent of a Woman Al Pacino era un tenente colonnello cieco in pensione, personaggio che ha fatto suo recitando tutto il tempo delle riprese con gli occhi sbarrati in modo da non riuscire a vedere ciò che gli accadeva intorno. Era talmente immerso nel suo personaggio che al termine delle riprese inviò un messaggio al suo collega di set, Chris O’Donnell, con scritto: "Nonostante non abbia potuto vederti, so che sei stato grande".
E ancora…
Jared Leto è un altro attore che usa spesso il "Method acting". Per Requiem for a Dream, su richiesta del regista Darren Aronofsky, che lo vedeva in difficoltà nell’interpretare il suo personaggio, non ha mangiato zucchero e fatto sesso per un mese intero. Questo è stato l’inizio di una lunga storia d’amore col metodo, perché poi sono arrivati film come Chapter 27, dove lo abbiamo visto ingrassato di ben 30 kg, e Dallas Buyers Club, per il quale è invece dimagrito tantissimo e ha vinto il suo primo e unico Oscar.
Anche Joaquin Phoenix è noto per le sue trasformazioni fisiche, tra cambi di peso e di look, ma per i suoi film ha anche imparato a cantare e suonare, come nel caso di Johnny Cash in Quando l’amore brucia l’anima – Walk the Line: l’attore era talmente entrato nel personaggio che sul set lo chiamavano Johnny Cash per avere la sua attenzione. Con Il Gladiatore, invece, pensava di dover portare sempre una spada con sé, mentre con Squadra 49 non voleva più togliersi la divisa da pompiere e ha passato diverse settimane al fianco di una squadra di Vigili del Fuoco di Baltimora per prepararsi al meglio.
Phoenix è anche riuscito a far credere a tutti di volersi ritirare dalle scene, presentandosi nei programmi con barba e capelli lunghi. In realtà, l’attore era ancora immerso nel suo personaggio di I’m Still Here, il finto-documentario di Casey Affleck in cui, nel ruolo di se stesso, finge il ritiro per intraprendere una carriera come artista hip hop. Ma è in The Master, Her e Joker che vediamo tutto il suo talento, espresso alla massima potenza anche grazie al Metodo. In Joker, per esempio, assistiamo a una trasformazione fisica davvero impressionante: ha perso 24 chili, il che ha influenzato direttamente il suo stato mentale, perché veniva a crearsi una sensazione di fame costante e inquietante che ha utilizzato per comprendere la psiche del suo personaggio.
Dustin Hoffman ha ottenuto il ruolo in Un uomo da marciapiede presentandosi davanti al regista John Schlesinger vestito come un senzatetto. Ma non solo, perché per Il Maratoneta non ha dormito né si è lavato per ben tre giorni, mentre per Kramer contro Kramer arriverà addirittura a insultare Meryl Streep per creare tensione sul set e avvicinarsi così ai toni della pellicola. Per Rain Man, inoltre, ha trascorso molto tempo con persone autistiche al fine di comprendere meglio il disturbo.
E ancora, Shelley Duvall (ma non per sua libera scelta), l’attrice di Shining che sul set del film di Stanley Kubrick sarebbe stata vittima del Metodo, impostole, secondo una leggenda, dal regista, che l’avrebbe resa vittima di pressioni psicologiche e di isolamento (pare chiedesse ai membri della troupe di ignorarla completamente) per trasmettere il costante panico del suo personaggio. Poi la scena con la mazza da baseball, ripetuta bene 127 volte portando allo stremo l’urlo della Duvall. Anche Jack Nicholson, sul set di Shining, non ha avuto vita facile con Kubrick. La leggenda dice che il regista, sapendo dell’odio di Nicholson per i panini al formaggio, gli fece servire solo questo tipo di alimento per due settimane durante le riprese, in modo che l’attore provasse un forte senso di frustrazione.
Altri attori che fanno largo uso del Metodo di recitazione
Hilary Swank invece ha scelto di usare il "Method acting" per Million dollar baby, sottoponendosi a un duro allenamento che le ha causato una vescica di dimensioni notevoli: ha preso un’infezione da stafilococco che poteva costarle la vita. Per Boys don’t cry, dove è una transgender, ha vestito i panni di uomo per un mese intero, indossando abiti maschili, fasciandosi il petto e modulando la sua voce.
Arriviamo a Jim Carrey, un attore che ha regalato molti personaggi iconici, che spesso ha fatto fatica a lasciare andare, come Ace Ventura, tra gli altri. Ma in questo caso vogliamo soffermarci sul suo comportamento sul set del film Man on the Moon, criticato da Martin Freeman sopra. Per diventare il celebre comico Andy Kaufman, Jim Carrey è rimasto incastrato nel personaggio tutto il periodo delle riprese, tanto che nelle pause pretendeva di essere chiamato Andy oppure Tony, l’alter ego del comico, anche davanti ai suoi genitori. Non sappiamo cosa intendesse dire Freeman con "problematico e narcisista", ma sicuramente questo atteggiamento può aver disturbato molte persone sul set.
Passiamo a Heath Ledger, che per entrare nella psiche del suo Joker ne Il cavaliere oscuro l’attore è rimasto chiuso in una stanza d’albergo per un mese e ha studiato la mentalità dei criminali, arrivando addirittura a svegliarsi al mattino con gli stessi pensieri del suo personaggio.
Impossibile non citare anche Matthew McConaughey, che per la parte di Ron Woodroof in Dallas Buyers Club, che gli è valso l’Oscar come Miglior attore protagonista, ha perso circa 23 chili, scendendo a circa 60 kg, e seguito uno stile di vita eremitico. Anche in TV non ha mancato di usare il Metodo. Ci riferiamo a True Detective, le cui riprese si sono rivelate alquanto complicate per il suo collega di set nella serie, Woody Harrelson, che ha raccontato: "È un attore di metodo… Quando giravamo, era Rust Cohle. Ci sono state così tante volte in cui avrei voluto prenderlo a pugni in faccia… Sono così incaz*ato con lui perché è completamente immerso nel suo personaggio".
Tra gli altri attori che usano o hanno usato il "Method acting" ricordiamo Adrien Brody per Il pianista: non solo ha lasciato la sua casa e venduto la macchina, ma ha anche lasciato la fidanzata dell’epoca dopo anni di relazione e perso 30 libbre; Johnny Depp per I Pirati dei Caraibi ma non solo; Meryl Streep per Il Diavolo veste Prada, un’esperienza che l’ha portata alla depressione sul set; e Nicole Kidman, tra gli altri.
Gli attori italiani che più si avvicinano al "Method acting" per l’autenticità dei personaggi
Tra gli attori italiani che cercano di immergersi completamente nel mondo dei propri personaggi, spiccano Alessandro Borghi e la notevole la trasformazione fisica e psicologica per Sulla mia pelle, anche se non è l’unica che colpisce; Pierfrancesco Favino, noto per la sua capacità di fare suoi i personaggi che interpreta; Claudio Santamaria (in Lo chiamavano Jeeg Robot il lavoro fisico fatto per il ruolo è evidente); Elio Germano; Stefano Accorsi; e Luca Marinelli (è ormai storia del cinema il suo personaggio ne Lo chiamavano Jeeg Robot, soprattutto due scene ormai iconiche, quella in cui dice "Io solo una cosa voglio sapere" e quella in cui canta Un’emozione da poco di Anna Oxa).
