Mercy - Sotto accusa, Libere Recensioni: la giustizia senza volto all'epoca dell'intelligenza artificiale
Chris Pratt e Rebecca Ferguson portano al cinema un thriller non originalissimo ma in grado di tenere alta la tensione

Rieccoci con Libere Recensioni, la rubrica di Libero Magazine dedicata ai film in uscita al cinema e in anteprima nazionale. Il film di oggi poggia le proprie radici in un argomento, quello dell’Intelligenza Artificiale e dei suoi utilizzi, da tempo al centro del dibattito mondiale. Ormai troviamo l’Intelligenza Artificiale associata a qualsiasi cosa e, a volte (come l’ultimo caso legato a Grok, la IA di X, usata per modificare foto altrui senza permessi) si travalica quel confine che non andrebbe mai superato. Proprio come in Mercy – Sotto accusa, pellicola fantathriller diretta da Timur Bekmambetov e scritta da Marco van Belle: nel prossimo futuro, l’unico modo per ridurre la criminalità è affidare i giudizi all’imparzialità dell’IA. Ma sarà davvero così? Nel cast Chris Pratt e Rebecca Ferguson, affiancati da Annebelle Wallis, Kali Reis, Chris Sullivan e Kylie Rogers.
Mercy – Sotto accusa, la recensione: infallibilità giudiziaria dell’IA. O forse no?
La criminalità a Los Angeles è talmente elevata, nel 2027, da richiedere misure drastiche. Come deterrente viene creato un sistema di giudizio penale interamente automatizzato e gestito da una IA, chiamato Mercy, che analizza con rigorosità i fatti e le prove raccolti dalla polizia ed emette giudizi e sentenze, agendo anche come boia per i condannati a morte. Chris Raven (Chris Pratt), detective della polizia di Los Angeles, è stato tra i più strenui sostenitori del programma Mercy, ritenendolo necessario. Un giorno, Chris si risvegliato legato alla sedia di Mercy e in procinto di essere giudicato dal Giudice Maddox (Rebecca Ferguson), IA dedicata al suo caso. Chris è accusato di aver ucciso la moglie Nicole (Annabelle Wallis) e ha solo 90 minuti per dimostrare la propria innocenza, sfruttando le funzionalità della IA e le prove a raccolte contro di lui.
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Entra nel canale WhatsAppLa colpevolezza di Chris sembra schiacciante, ma l’uomo (che ha precedenti problemi di alcolismo) non ricorda niente dell’accaduto ed è fermamente deciso a scagionarsi. Il tempo stringe e l’inflessibile IA è pronta a emettere un giudizio che sembra impossibile da cambiare.
Un fantathriller interessante pur con premesse già viste
Impossibile girarci attorno: le premesse narrative di Mercy – Sotto accusa non brillano assolutamente per originalità. La mente, senza fare troppi sforzi, vola facilmente a Minority Report, film del 2002 con Tom Cruise e tratto dall’omonimo racconto di Philip K. Dick. Il film del duo Bekmambetov – van Belle, tuttavia, riesce comunque a imbastire un racconto avvincente e che non annoia quasi mai nei suoi circa 100 minuti di durata. A ciò contribuisce anche il timer posto a fianco del Giudice Maddox, che scandisce inesorabile il tempo che scorre e che separa Chris dalla sua esecuzione.
L’azione, pur svolgendosi in prevalenza nella sala di Mercy, viene movimentata dalle numerose "incursioni" nel mondo esterno grazie ai collegamenti video di cui Chris si avvale. Fuori dalla sala di giudizio, ad esempio, ci sono sua figlia Britt (Kylie Rogers), la collega Jaq (Kali Reis) e Rob (Chris Sullivan), il suo sponsor all’Anonima Alcolisti. L’uomo, dopo un’iniziale smarrimento, fa subentrare l’istinto da detective, inoltrandosi in un mistero che va oltre quello che sembra un caso di delitto passionale da manuale. La regia di Bekmambetov (che alle spalle Wanted, Ben-Hur e La leggenda del cacciatore di vampiri) fa il suo senza lanciarsi in eccessivi virtuosismi stilistici. Le sequenze d’azione funzionano, per quanto ogni tanto la CGI mostri il fianco.
Chris, Rebecca e poi tutti gli altri
A reggere sulle proprie spalle il peso dell’intera pellicola, ça va sans díre, ci pensano Chris Pratt e Rebecca Ferguson. Il primo è, come sempre, molto credibile in ruoli da macho tormentato e il detective Raven gli cade addosso come un vestito fatto su misura. Nonostante sia legato a una sedia per quasi tutto il film, riesce molto bene a trasmettere rabbia, frustrazione e sofferenza anche solo con la mimica facciale. Discorso simile per Rebecca Ferguson nei panni dell’austera e (apparentemente) inflessibile Intelligenza Artificiale. Inespressiva e monocorde, la sua Giudice Maddox incute fin da subito una certa ansia, che però muta assieme a lei col progredire della pellicola.
Mercy – Sotto accusa, pur essendo un prodotto abbastanza derivativo e ancorato agli stilemi e ai canoni di genere, riesce ad accattivare per la componente giallistica e investigativa della narrazione. Il mistero che si dipana davanti agli occhi dello spettatore è tutto sommato ben scritto, per quanto intuibile e prevedibile sul finale, prestando la dovuta attenzione. Nel terzo atto il film finisce anche per risultare un po’ troppo paternalistico, perdendosi in una riflessione ideologica sull’impiego dell’IA a cui viene dedicato troppo poco spazio per essere sviscerata come si deve.
Voto: 6.5/10
