Enrico Mentana, nessuna parola sul contratto in scadenza a La7, ma scattano delle frecciate: "C'era un'idea di futuro, adesso no"
Il direttore del TG La7 torna a parlare di politica, informazione e del rapporto con la rete, senza però sciogliere il nodo sul rinnovo del contratto.

Il futuro di Enrico Mentana a La7 continua a essere avvolto dall’incertezza e, anche dopo le sue recenti parole al Festival della Comunicazione di Camogli, non è arrivata quella risposta definitiva che in molti stavano aspettando. Il direttore non ha affrontato apertamente la questione del contratto in scadenza, ma alcuni passaggi del suo intervento hanno inevitabilmente riportato l’attenzione sul rapporto con la rete e sul dissenso che aveva già manifestato nelle ultime settimane.
Il contratto in scadenza di Enrico Mentana e le attese sul futuro
La giornata di sabato 13 settembre, a Camogli, rappresentava per molti un’occasione nella quale Mentana avrebbe potuto chiarire le proprie intenzioni professionali. Da tempo, infatti, si discute della sua permanenza a La7 e delle possibilità che il suo percorso possa proseguire oppure prendere una direzione diversa, soprattutto alla luce delle tensioni emerse pubblicamente sulla linea editoriale della rete. Mentana, però, ha scelto di non trasformare il suo intervento in un annuncio sul proprio futuro, preferendo affrontare questioni più ampie, dal cambiamento della politica alla crisi della democrazia. Proprio all’interno di questa riflessione, tuttavia, sono riemersi concetti che ricordano da vicino le sue precedenti critiche.
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La critica al racconto dello scontro politico
Parlando della tendenza a ridurre il dibattito a una contrapposizione continua, Mentana ha spiegato: "Ormai si ragiona su lui o lei è peggio di me. Non si va sulla politica propositiva, ma su quella dell’anatema. Questo non ti porta da nessuna parte perché non ti fa costruire pensiero politico ed elaborazione riformista". Un ragionamento che ha poi ampliato guardando al passato e alla difficoltà, secondo lui, di immaginare oggi una prospettiva collettiva: "Quando tutti noi eravamo giovani, c’era un’idea di futuro, oggi non ce n’è nessuna. La destra vince perché è una forza presentista". Le sue parole hanno assunto un peso particolare proprio perché aveva già espresso il proprio disagio rispetto a una certa impostazione del dibattito presente in televisione.
Il riferimento al dissenso, senza parlare direttamente di La7
Ancora più significativo un altro passaggio dell’intervento, nel quale Mentana ha insistito sulla necessità di distinguere il confronto delle idee dalla semplice personalizzazione dello scontro: "Non ci si può sempre raccontare tra noi quanto siamo bravi e quanto sono stupidi e cattivi gli altri. Tutto questo serve a rassicurare chi guarda, ma la politica e il giornalismo sono rappresentazione dello scontro di idee, non delle persone. A furia di dire quanto è cattiva la Meloni, la gente la guarda. Perché sono io a indicarla. Basta personalizzare come se il problema fosse togliere di mezzo gli altri". Poi la conclusione, altrettanto netta: "Non concepisco uno sprezzo antropologico per chi ha vinto le elezioni, perché è la prima lesione della democrazia".
Intanto La7 guarda anche alle possibili alternative
Per il momento, dunque, non c’è stato né un annuncio di addio né la conferma ufficiale di un rinnovo. Eppure, mentre Mentana mantiene il massimo riserbo sul proprio destino, attorno alla vicenda continuano a circolare indiscrezioni. La7, secondo quanto emerso, starebbe valutando anche un eventuale piano alternativo qualora non venisse raggiunto un accordo, con il nome di Antonio Di Bella indicato tra le possibili soluzioni per raccogliere l’eredità della direzione del TG La7. Nelle ultime ore è intervenuta anche Lilli Gruber, chiamata a commentare le precedenti osservazioni di Mentana sulla presunta collocazione troppo orientata a sinistra della rete. La conduttrice di Otto e mezzo ha liquidato la questione con poche parole: "È una sua opinione, il mio interlocutore è Cairo".
