Sanremo, il passo indietro di Andrea Pucci "commuove" Meloni e Salvini. Silenzio assoluto, invece, sui paletti posti a Ghali alle Olimpiadi

Dalle tante contraddizioni della polemica politica sulla fuga del comico dal prevedibile fiasco in Riviera al confronto con il caso del rapper a Milano-Cortina. Il punto della situazione.

Luca Burini

Luca Burini

Giornalista

Nato a inizio estate 1987, volevo fare il cantautore. Poi la vita mi ha portato a sfogare la voglia di comporre altrove.

"Nella storia recente di Sanremo l’8 febbraio succede sempre qualcosa di epocale", scrive sui social l’account satirico Prossimi Congiunti per poi portare come esempio il Bugo Gate del 2020, il ritorno al Festival dopo anni di assenza e polemiche di Anna Oxa nel 2023 fino ad arrivare alla decisione del comico Andrea Pucci di fare un passo indietro e rinunciare alla sua ospitata nella terza serata dell’edizione 2026. Scelta diventa immediatamente un caso politico, con Giorgia Meloni, Matteo Salvini e compagnia bella pronti a stracciarsi le vesti per cavalcare la notizia, esprimere solidarietà al comico accusando tutto il globo terracqueo di "deriva illiberale spaventosa della Sinistra". Succede così che signori della politica che hanno fatto fatica ad esprimere una mezza parolina sugli omicidi dell’Ice si mettano a scrivere compulsivamente post e rilasciare dichiarazioni anche alla bottegaia sotto casa sul caso. Mettendoci anche quella punta di inesattezze. Quel quanto basta per esasperare una notizia che, se proprio, doveva essere di colore.

Meloni, paladina della libera satira, nel 2021 ha chiesto 20 mila euro di danni a un comico che l’ha definita "caccolosa"

"Fa riflettere che nel 2026 un artista debba sentirsi costretto a rinunciare a fare il suo lavoro a causa del clima di intimidazione e di odio che si è creato attorno a lui", scrive il presidente del consiglio (è donna, ma vuole che se si usi il maschile nonostante combatta le teorie gender, ok). "È inaccettabile che la pressione ideologica arrivi al punto da spingere qualcuno a rinunciare a salire su un palco. Ma anche questo racconta il doppiopesismo della sinistra, che considera "sacra" la satira (insulti compresi) quando è rivolta verso i propri avversari, ma invoca la censura contro coloro che dicono cose che la sinistra stessa non condivide". Ma Meloni voleva arrivare altrove. E l’ha fatto in un’intervista al Corriere della sera. Tra le imprese sul cv di Pucci c’è il bodyshaming nei confronti di Elly Schlein: un paio di scatti della leader del Pd postati sui social accompagnati da didascalie con una grammatica che ti aspetteresti da uno che ha come nickname OkkiDaDiavoletto2013: "Già che ci sei dentista e orecchie no???? Ridicolaaaaa" e, ancora, "Alvaro Vitali e Pippo Franco insieme". Il premier, quindi, ricorda quando è stata lei ad essere vittima di vignette satiriche su Il Fatto Quotidiano e nessuno ha parlato di sessismo. Verrebbe troppo lunga stare a enumerare le tante, troppe, volte in cui lei si è ben guardata dall’aprire bocca o dissociarsi dal sessismo dei suoi compagni di coalizione, e di come si occupi del problema solo quando la vittima è lei. Giova, però, richiamare alla mente, come riporta Repubblica, che Meloni, paladina della satira libera, nel 2021 ha chiesto 20 mila euro per danni psicologici al comico Daniele Fabbri per averla chiamata "peracottara" e "caccolosa". Al momento non risultano, invece, iniziative di alcun tipo da parte di Schlein nei confronti di Pucci.

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Le contestazioni nei confronti di Andrea Pucci non sono iniziate grazie al Pd, ma sul web. Subito dopo l’annuncio

Sorprende che Matteo Salvini si sorprenda dell’odio del web. Lui che, tra le altre cose, è famoso per la Bestia, una macchina propagandistica, gestita dal suo fedelissimo Luca Morisi finito nell’oblio dopo essere stato coinvolto in un’indagine per droga poi archiviata, tramite la quale esponeva alla gogna chi non gli andava a genio (Laura Boldrini, Elsa Fornero, Carola Rackete) e chi lo contestava, fossero anche studenti minorenni. Parla di doppiopesismo culturale anche l’altro vicepremier, il leader di Forza Italia Antonio Tajani. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha invece pensato di fare un colpo di telefono a Pucci per chiedergli di tornare sui suoi passi, mentre Giovanni Donzelli appare un po’ confuso sulla time-line: "Tutto nasce da una nota stampa dei parlamentari del Pd in commissione di Vigilanza: al Nazareno hanno creato il ministero della censura? Decidono loro se un comico può parlare o no a Sanremo?". Donzelli, però, sopravvaluta l’opposizione. Intanto perché nella nota non c’è alcuna richiesta di censura, ma solo di spiegazioni. E soprattutto perché la ribellione nei confronti della scelta di Carlo Conti è scattata sul web immediatamente dopo l’annuncio del coinvolgimento del comico nel cast. Quando il partito guidato da Elly Schlein è sceso in campo Pucci era già trending anche sui telefoni senza la connessione internet.

Alle Olimpiadi a Ghali è stato chiesto di non esprimere il suo pensiero, la telecronaca Rai non l’ha mai ripreso in primo piano e non l’ha nominato

Il deputato di Fratelli d’Italia ha inoltre sottolineato come nessuno abbia "mai chiesto di annullare la performance di Ghali alla cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026 a San Siro", ammettendo di non condividere il pensiero del rapper. Vero. L’artista si è effettivamente esibito dopo giorni in cui, tra le altre cose, il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi aveva dichiarato che Ghali non avrebbe "espresso il suo pensiero (presumibilmente su Gaza, ndr) sul palco" e la Lega aveva definito inopportuna la sua partecipazione (un po’ come per il Pd era inopportuna la partecipazione di Pucci al Festival). Poi il post in cui Ghali prima dell’esibizione spiegava: "So perché non ho più potuto cantare l’inno d’Italia. So perché mi hanno proposto di recitare una poesia sulla pace. So che poteva contenere più di una lingua. So che una lingua, quella araba, all’ultimo era di troppo. So che un mio pensiero non può essere espresso". A questo contenuto pubblicato sui social non ha fatto seguito alcuna risposta o smentita da parte di chi ha organizzato lo show in onda su Rai1. Arriviamo quindi al grande momento: un’esibizione in diretta in cui, fanno notare quotidiani e social network, il rapper non sarebbe mai stato inquadrato in primo piano (solo da lontano, a differenza degli altri performer musicali). Scelta artistica? Singolare, ma può essere. Puzza il fatto che la telecronaca Rai non l’abbia nominato né in entrata né in uscita. Certo, vista la sfilza di errori commessi durante la diretta (Matilda De Angelis scambiata per Mariah Carey, la presidente del CIO per Laura Mattarella), potrebbe trattarsi di una svista.

Andrea Pucci avrebbe potuto sdoganare sul palco di Sanremo l’espressione che piace tanto ad alcuni politici italiani

Da una parte abbiamo quindi Pucci che decide di rivestirsi (aveva annunciato la sua partecipazione a Sanremo con un nudo di spalle) e scappare dal Festival dopo aver capito che la bolla social e una parte della stampa non apprezza la sua arte. Memore, forse, di come la kermesse ligure in passato abbia picconato la carriera di alcuni suoi colleghi. Dall’altra abbiamo Ghali che viene chiamato per esibirsi all’apertura di Milano-Cortina, gli vengono posti una serie di paletti, mai smentiti. Lui porta, comunque, il suo messaggio su quel palco, anche se al direttore di RaiSport sono finite le batterie del microfono quando doveva nominarlo e le telecamere si sono tenute a debita distanza dal suo viso. Ai posteri la sentenza su dove e se c’è stata censura. Rimane solo un po’ di amaro in bocca per il passo indietro di Andrea Pucci: poteva essere l’occasione finalmente per sdoganare sul palco dell’Ariston l’espressione tamponi anali. Che, a quanto pare, fa ridere così tanti politici italiani.

Fiorello scherza sulla vicenda: "Andrea Pucci, quando mai avrebbe avuto tutta questa risonanza?"

La verità sulla vicenda l’ha detta scherzando Fiorello nella puntata del 9 febbraio de La Pennicanza: "Ma tu dimmi Andrea Pucci, quando mai avrebbe avuto tutta questa risonanza magnetica! Leggendo le cronache ho letto che il Presidente del Senato ieri ha chiamato Pucci. Secondo me la telefonata è andata così: ‘Puccii, devi ritornare al Festival di Sanremo’, ha detto La Russa. ‘Cavolo, come imiti mia suocera!’, ha risposto Pucci". Per lo showman però la vera mina vagante all’Ariston sarebbe l’ospite di Ditonellapiaga nella serata delle cover: "TonyPitony! Tutti si preoccupavano di Pucci, ma nessuno ha pensato a lui. Pucci in confronto è un boyscout".


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