Garlasco in TV, lite in diretta sulle presunte impronte di Stasi: "Non hanno lavorato bene", "Osservazioni stantie"
Scarpe, impronte e prime ore caotiche: nello studio di Mattino Cinque tornano le accuse su ciò che non fu visto nelle prime indagini, e scatta la polemica.

La puntata di stamattina di Mattino Cinque ha riportato al centro dell’attenzione le possibili imprecisioni delle prime indagini sul caso Garlasco, soffermandosi su elementi che, secondo quanto emerso nel dibattito in studio, sarebbero stati affrontati con eccessiva leggerezza nelle ore immediatamente successive all’omicidio di Chiara Poggi. Dopo una prima parte di inquadramento generale, ci si è concentrati su un nodo specifico e delicato: un’impronta in particolare, rinvenuta a casa dei Poggi.
Le parole della conduttrice e l’impronta mai valorizzata
Nel corso della puntata, Panicucci ha ricordato che l’impronta "Incredibilmente non è mai stata attenzionata", e classificata come un semplice "Segno sul pavimento e non come impronta valida e interessante", mostrando la foto di un’impronta con una chiara V rovesciata, compatibile con la suola delle scarpe indossate da Stasi. Come è stato ricordato, Alberto racconta di essere entrato in casa e di aver visto il corpo. Dopo di che ha consegnato quelle scarpe", consegnate il 14 agosto 2007. La conduttrice ha aggiunto: "Quella sembra davvero l’impronta della scarpa di Stasi e questo vorrebbe dire che Alberto ha detto la verità".
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Entra nel canale WhatsAppGarlasco: l’impronta a V e i dubbi sulle prime verifiche
Al centro del confronto c’è stata un’impronta fotografata tra i reperti, caratterizzata da una particolare forma a "V" sulla suola. Secondo le considerazioni discusse in trasmissione, questa impronta rimanderebbe alle scarpe che Alberto Stasi ha sempre dichiarato di aver indossato quando entrò in casa e scoprì il corpo. In studio, più interventi hanno sottolineato come alcuni passaggi delle indagini iniziali siano stati affrontati con superficialità. La dottoressa Carollo ha espresso forti perplessità sul lavoro dei primi investigatori, chiedendosi apertamente come sia stato possibile operare in quel modo in una scena tanto delicata. Brindani ha replicato mostrando insofferenza verso un dibattito già affrontato in passato: "Queste sono osservazioni stantie, ne abbiamo già parlato tante volte, concentriamoci su quello che abbiamo al giorno d’oggi e andiamo avanti".
Il tono si è fatto più netto con l’intervento di De Rensis, che ha puntato il dito sulle responsabilità istituzionali: "La prima responsabilità di errori è della procura, possono avere avvocati e scienziati più bravi del mondo, ma pm e investigatori devono lavorare bene. Nelle prime 24 ore in quella casa c’erano 24 persone, e la gente attenzionava solo i pc". Brindani, anche lui in studio, ha aggiunto: "Va detto che gli errori di quello che fanno le indagini sono poi anche quegli errori che pesano".
Mattino Cinque: le critiche di Carollo e la risposta di De Rensis
Carollo è tornata sull’argomento con parole dure: "Con tutto il rispetto verso De Rensis, che sa quanto lo stimi, ma evidentemente i professionisti dell’epoca non lavorarono come dovevano, per questi processi intervengono stuole di consulenti, possibile che nessuno abbia detto notato l’impronta che avrebbe confermato la versione di Stasi?". De Rensis però risponde a tono mettendo un punte alle osservazioni dell’altra ospite: "Concludo dicendo che un avvocato può essere bravo finché vuole, ma serve un magistrato che ascolti".