Garlasco in Tv, la dottoressa Baldi s’infuria: “La genetista sono io”, Panicucci spiazzata in diretta

Un nuovo confronto acceso nello studio di Mattino Cinque riporta al centro il caso Garlasco, tra dubbi tecnici, scambi tesi e interpretazioni opposte.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Nella puntata di oggi di Mattino Cinque il caso Garlasco è tornato protagonista, con un dibattito che si è velocemente acceso mentre si discutevano la famigerata Impronta 33 e il DNA trovato sotto le unghie di Chiara Poggi. In studio, come spesso accade quando l’argomento tocca aspetti tecnici e ricostruzioni già contestate, le posizioni degli ospiti si sono divise e gli scambi sono diventati sempre più serrati, spingendo il confronto su una linea particolarmente tesa.

Il confronto tra Zanella e Baldi a Mattino Cinque

Il punto più acceso della trasmissione è arrivato quando Federica Panicucci, dopo aver mostrato un estratto delle parole del nuovo avvocato di Sempio, ha notato la reazione del giornalista Zanella e gli ha chiesto spiegazioni. Lui ha spiegato: "Scuotevo la testa sul termine degradazione, proprio perché la degradazione è ciò che viene meno quando si capisce che De Stefano ha fatto dei test diversi, perché la degradazione si basa tutta sui risultati incostanti. Lui dice degradato perché gli ha dato due risultati diversi, ma lui ha fatto due prove diverse. L’ha spiegato all’inizio il servizio della vostra inviata molto bene. Lui utilizza microlitri diversi, io non sono genetista, però se si usano delle quantità diverse succede questo". La Baldi ha replicato: "Posso interloquire col genetista Zanella? Chiedo scusa". Zanella: "Simpatica la dottoressa Baldi, anzi la giornalista Baldi, buongiorno". Baldi ha continuato: "Buongiorno collega. Purtroppo lì il grosso problema è che De Stefano non ha quantificato. Quando viene fatta la quantificazione del dna, che è un passaggio intermedio tra l’estrazione e la amplificazione, quel test ci dà il grado di degradazione del dna e quindi quello è molto indicativo per poter proseguire e come proseguire. Quindi mancando questo dato tecnico, è chiaro che noi stiamo discutendo sul fatto degradato o non degradato. Che sia degradato è un dato di fatto perché è poco. È poco perché stiamo discutendo da tempo questo argomento, altrimenti non avremmo avuto tutta questa gazzarra sul dna". Ha aggiunto che il quantitativo rilevato era comunque basso e che proprio questa scarsità rende il tema così discusso. La discussione è salita di tono quando si è iniziato a parlare dei numeri citati nelle perizie. Zanella ha incalzato: "Però, dottoressa, a me non risulta che sia appena sopra la soglia, ma lei ha letto la perizia?" e poi ancora: "Ma l’ha letta bene? È 800 non 300. Sennò facciamo come De Stefano, 2-5 microlitri e poi diventano 4". La Baldi ha risposto: "Il problema è che la genetica la faccio io, ho letto le perizie, ma 300 è poco. E le perizie le faccio, abbia pazienza" e ha aggiunto: "Devono essere 3000, quello è un quantitativo abbondante. E c’è qualcosa che va anche sopra i 5000, 10.000. Comunque, con tutta la volontà, non posso discutere di queste cose tecniche con lei. È inutile chiamare un tecnico se poi ovviamente quello che il tecnico dice viene valutato in una maniera non tecnica".

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Garlasco, il nodo del DNA e della contaminazione: tensione in studio

In studio, la tensione si è ampliata con l’intervento degli altri ospiti. Brindani ha insistito sul fatto che il DNA fosse comunque leggibile e confrontabile, mentre altri hanno sostenuto che la difesa stesse ormai spostando il proprio asse sull’ipotesi di contaminazione. Anche qui, Baldi ha preferito non sbilanciarsi troppo, ricordando che certe valutazioni spettano al dibattimento e non a lei. Nel corso della puntata si è tornato anche sull’Impronta 33, un elemento sempre più discusso perché indicato come potenzialmente riconducibile a Sempio, ma allo stesso tempo contestato per la qualità e la nitidezza della traccia.


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