Garlasco, impossibile usare la nuova consulenza nel processo di revisione di Stasi, avvocato Gallo: "Hanno paura dei pc"
Le parole degli avvocati e degli ospiti nello studio di Mattino Cinque riaccendono il dibattito sulle piste delle consulenze sui computer di Stasi e Chiara.

La puntata di stamattina di Mattino Cinque è tornata ad affrontare un passaggio ambiguo del caso Garlasco: le nuove consulenze sul computer di Stasi e, in particolare, la famosa cartella "militare", all’interno della quale sarebbero stati conservati video a carattere pornografico che, secondo quanto sostenuto dalla consulenza degli avvocati dei Poggi, Chiara avrebbe visionato.
Caso Garlasco: il nodo giuridico delle nuove consulenze
Al centro del dibattito c’è stato innanzitutto il valore processuale di queste nuove analisi. Elisabetta Aldrovandi è stata netta nel ridimensionare il peso di ciò che Chiara avrebbe visto sul computer di Stasi, spiegando che "Quello che avrebbe visto Chiara sul computer di Stasi? Non ha nessun valore, perché in un processo di revisione vanno portate solo prove utili al proscioglimento del condannato, non alla sua colpevolezza, non funziona così. Il collega Cataliotti può chiedere l’incidente probatorio e può anche essere ammesso, ma in questo processo non sarà utile, è impossibile".
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Entra nel canale WhatsAppLa strategia dietro la nuova consulenza sul computer di Stasi
Un altro aspetto affrontato durante la puntata riguarda la strategia che starebbe dietro a queste consulenze. Elisabetta Cametti ha infatti sottolineato come non si tratterebbe tanto di una mossa pensata per il processo in senso stretto, quanto piuttosto di un’azione preventiva: "Non penso sia una strategia tanto a livello processuale, ma preventivo, una strategia difensiva per influenzare, un modo per dire: ‘Quei file sono stati visti’, e chiarire un aspetto".
Mattino Cinque: cosa e quanto ha visto davvero Chiara quella sera
Nel corso del confronto in studio è emerso anche il tema delle possibili conseguenze indirette di questa pista. Federica Panicucci ha ricordato come, al di là del fatto che Chiara abbia visto o meno quelle immagini, la posizione di Andrea Sempio resti sostanzialmente invariata: "Che Chiara abbia visto o no le foto, questo non cambia la posizione di Andrea Sempio, magari questo sposta l’attenzione da lui, ma Sempio dovrà continuare a discutere sugli stessi aspetti". Un passaggio che ha riportato l’attenzione sul rischio di spostare il focus mediatico senza che vi siano reali effetti sul piano sostanziale.
I limiti delle analisi e la paura di ciò che potrebbe emergere dai PC
A complicare ulteriormente il quadro ci sono poi le criticità legate agli accertamenti effettuati all’epoca. Grazia Longo ha ricordato un elemento fondamentale, spesso citato ma mai del tutto chiarito: "Ricordiamo che al tempo i carabinieri hanno compromesso il 70% dei risultati, quindi non sappiamo se Chiara abbia visto effettivamente solo pochi secondi o qualcosa in più". Una dichiarazione che mette in luce come i dati oggi disponibili siano inevitabilmente parziali e difficili da interpretare con certezza. A chiudere il cerchio delle riflessioni è stato l’intervento di Fabrizio Gallo, che ha allargato lo sguardo anche al Pc di Chiara: "Diciamo che il contenuto dei due computer faceva paura a chiunque. Hanno paura di quello che potrebbe uscire dal computer di Chiara".
