Garlasco in TV, un testimone ha sentito Lovati urlare "assassino" a Sempio. L'avvocato sbotta: "Denigrazione gratuita"

Una testimonianza raccolta da Emanuele Canta riaccende i riflettori sul delitto di Garlasco, con un racconto che, se confermato, potrebbe cambiare il peso delle indagini.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Una nuova puntata di Mattino Cinque ha portato alla luce un’esclusiva che potrebbe rimettere in discussione alcune certezze sul caso Garlasco. Nel corso della trasmissione condotta da Federica Panicucci, l’inviato Emanuele Canta ha presentato una testimonianza inedita che ha immediatamente acceso il dibattito in studio e sui social. Un racconto preciso e inquietante che riguarda un presunto sfogo telefonico dell’avvocato Massimo Lovati, difensore di Andrea Sempio, in cui l’uomo sarebbe stato sentito urlare parole pesantissime. Ecco cosa è stato detto in diretta.

La testimonianza raccolta da Canta a Mattino Cinque col testimone misterioso

Secondo quanto riferito nel servizio andato in onda, un testimone avrebbe udito Lovati gridare al telefono per diversi minuti, pronunciando la frase "assassino di m***a" ripetuta a lungo. L’uomo, che conosce il legale da dodici anni, ha raccontato: "Ho sentito solo dire assassino di m***a per un quarto d’ora, poi non ho sentito più parlare l’avvocato, non so se abbia messo giù o se sia tornato a parlare a voce bassa. Era prima dell’estate. Due giorni dopo è uscito l’esito del DNA sotto le unghie di Chiara Poggi. Non l’ho mai sentito urlare così, è stata l’unica volta in dodici anni. Sempio dopo l’ho visto arrivare allo studio di Lovati solo un paio di volte dopo. Non credo che possano essere altri, non so quanti clienti possa avere e a quanti di loro potrebbe urlare sei un assassino per un quarto d’ora".

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La reazione in studio e le parole di Gallo sul caso Garlasco

Canta ha definito la testimonianza "Precisa e molto credibile", sottolineando che il testimone non si è mai contraddetto, ma anche che non ha ancora parlato né con la procura né con i carabinieri. "Abbiamo cercato di convincerlo, ma non vuole entrare nella vicenda", ha spiegato l’inviato. Il racconto suggerisce che la conversazione fosse telefonica e non un incontro diretto, ma resta da capire chi fosse effettivamente l’interlocutore. Durante il confronto in diretta, Fabrizio Gallo ha poi aggiunto: "Questa notizia era apparsa sui social un paio di giorni fa, ne avevamo parlato con Lovati. Lovati mi ha detto però che era totalmente falsa, perché Sempio non è mai andato in studio da lui". In studio, Fabrizio Gallo ha ricordato che la notizia era circolata già da qualche giorno sui social, ma che lo stesso Lovati l’aveva definita "totalmente falsa". Panicucci, però, ha precisato che "La conversazione sarebbe avvenuta al telefono", lasciando intendere che la dinamica potrebbe essere stata fraintesa. La conduttrice ha poi chiesto a Canta ulteriori dettagli, ottenendo conferma che il testimone non ha riconosciuto la voce di Sempio, ma è certo che l’avvocato urlasse contro qualcuno in modo furioso.

La replica di Lovati in diretta

Pochi istanti dopo, in collegamento telefonico, è intervenuto lo stesso avvocato Lovati, che ha smentito con decisione ogni accusa. "Massi, figuratevi, io non grido con nessuno, figuriamoci con Sempio che so essere innocente", ha dichiarato. Poi ha aggiunto: "Io non telefono neanche a Sempio, ma quando mai? Questa persona deve essere folle". Lovati ha parlato di "denigrazione gratuita" e ha ribadito che, se necessario, sarebbe pronto a denunciare chi sostiene di aver sentito quelle parole: "Lo escludo categoricamente, è una denigrazione gratuita, ne con lui né con qualsiasi altro mi metterei a dire delle cose del genere al telefono", ha detto, "Se questa persona andasse ai carabinieri a denunciare quanto ha sentito? La denuncio io. È una follia", ha insistito. Le ipotesi e i dubbi ancora aperti Resta il fatto che questa presunta telefonata, se venisse verificata, aggiungerebbe un tassello delicato a una vicenda già complessa. Il momento temporale del racconto coincide infatti con giorni cruciali per l’inchiesta, proprio quando si discuteva dell’esito del DNA e della posizione di Sempio. A quel punto Lovati ha sottolineato che è stanco di sentire discorsi sul se andrà o no a depositare in procura circa la pista della corruzione, chiedendo anche al suo stesso avvocato, presente in studio, di evitare di parlare di questa cosa: "Giacché son dal telefono: è ora di finirla con questa storia che io devo andare a Brescia, io non voglio saperne niente, se mi chiameranno io andrò, se non mi chiamano io non dirò più niente. Ma non posso barricarmi dietro il segreto professionale perché riguarda personaggi che io non condivido".


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