Garlasco in TV, Lovati schietto sulle ferite sulle palpebre di Chiara: "Era un messaggio, non avrebbe dovuto vedere"

Mattino Cinque riporta l'attenzione su alcuni dettagli ancora controversi dell'omicidio di Chiara Poggi, tra ipotesi investigative, dubbi tecnici e messaggi cifrati.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Nella puntata di oggi di Mattino Cinque si è tornati a parlare del caso di Garlasco. Durante la trasmissione il dibattito si è concentrato soprattutto su alcuni elementi della dinamica dell’omicidio che, ancora oggi, continuano a far discutere: le possibili armi utilizzate e alcuni particolari delle ferite riportate dalla vittima. In studio si è sviluppato un confronto piuttosto articolato tra gli ospiti presenti, con interventi di Elisabetta Cametti, De Rensis e, in collegamento, dell’avvocato Lovati, ex difensore di Sempio, chiamato a commentare le ipotesi emerse nel corso della discussione.

Garlasco, le ipotesi sulle armi del delitto

Il primo tema affrontato riguarda proprio la questione delle armi. Ancora oggi, infatti, non è mai stata individuata con certezza l’arma del delitto, e questo elemento continua ad alimentare diversi interrogativi sulla dinamica dei fatti. Elisabetta Cametti, intervenendo dopo un ragionamento piuttosto lungo, ha riassunto gli attuali dubbi: "Diciamo che ad oggi nessun’arma è stata trovata, e quindi se pensiamo che siano state usate due o tre armi dalla stessa persona, dobbiamo pensare che quella stessa persona sia arrivata con quelle armi e se ne sia andata via con quelle due o tre armi". Su questo punto è intervenuto anche De Rensis, che ha provato a immaginare concretamente la scena descritta dalle varie ipotesi investigative, osservando: "Dottoressa lei deve immaginare, sempre nella probabilità, Alberto Stasi che percorre tutto Garlasco con più armi sulla bicicletta, fradicio di sudore…". A quel punto Federica Panicucci ha richiamato un altro elemento spesso citato nelle ricostruzioni del caso, aggiungendo: "E gli asciugamani anche, i due asciugamani da bagno". Nello stesso scambio De Rensis ha poi formulato una considerazione molto netta sulla dinamica dell’omicidio, affermando: "Se l’assassino non si è sporcato, dice una balla".

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Mattino Cinque entra nel tema delle ferite sulle palpebre di Chiara

Nel corso del confronto la conduttrice ha quindi coinvolto l’avvocato Lovati, chiedendogli un parere sulle incongruenze che stavano emergendo durante il dibattito. "Lovati vede quante cose che non tornano ancora?", ha domandato Panicucci. Lovati ha infatti richiamato l’attenzione su un particolare che, a suo giudizio, sarebbe stato poco considerato: "Allora, intanto è stato sottovalutato un dato tecnico che è quello delle ferite sulle palpebre, che è molto sintomatico perché contiene un messaggio: ‘Tu non dovresti guardare, ecco perché io ti ferisco sulle palpebre’. Questo è stato sottovalutato nel modo più completo. Le armi, ripeto, non ci sono e non ci saranno mai perché l’assassino le ha portate nel proprio kit, perché loro hanno il kit, e se le è riportate via col proprio kit. Altrimenti sarebbero state ritrovate".

Il confronto sugli omissis nelle indagini

La conversazione è poi proseguita con uno scambio piuttosto serrato sulle modalità con cui vengono diffuse alcune informazioni legate alle indagini. Lovati ha espresso chiaramente la propria posizione: "Però devono togliere tutti gli omissis, perché se mettono gli omissis non serve niente". De Rensis ha replicato spiegando che si tratta di scelte legate ai tempi dell’indagine: "Li toglieranno al momento giusto". Lovati ha però mostrato un certo scetticismo: "Ah, boh. Per adesso ci sono". De Rensis ha quindi precisato: "Quando l’indagine è chiusa gli omissis non ci sono". A quel punto Lovati ha rilanciato con una domanda polemica: "E allora cosa li pubblicano a fare?". Quando De Rensis ribatte: "Queste sono scelte investigative, Massimo, non è che possiamo anche condizionare le procure", Lovati ha concluso con una critica più ampia alle modalità con cui alcune informazioni vengono rese pubbliche: "Critico le scelte investigative. Perché non è la prima volta che pubblicano delle cose che non c’entrano niente. Come l’impronta 33 nel giorno dell’interrogatorio. Ve lo ricordate o no? Io me lo ricordo".


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