Garlasco in TV, il possibile DNA mai analizzato in cucina, interviene Lovati: "Bicicletta messa lì per incastrare Stasi"
La puntata di Mattino Cinque di oggi è tornata ad accendere i riflettori sul caso Garlasco, analizzando le affermazioni dell’avvocato Lovati e le perplessità espresse in diretta sulle prove mai analizzate.

Nella puntata odierna di Mattino Cinque si è parlato del caso Garlasco, grazie al discorso scatenato dall’avvocato Lovati in collegamento. Dopo una discussione sulle presunte attività di Chiara Poggi sul PC di Stasi, la conduttrice Federica Panicucci introduce l’ex avvocato di Sempio nel discorso, per analizzare quanto detto da lui in chiusura della puntata precedente: "Allora, voglio andare su su Massimo Lovati, perché Massimo, lei ieri mi ha lasciato a un certo punto, quando io poi ho esaurito il mio tempo, e lei ha lanciato l’ennesima bomba, bombetta, diciamo così. Allora, glielo faccio risentire".
Garlasco, la ricostruzione alternativa di Massimo Lovati
A questo punto la conduttrice manda in onda una clip in cui l’avvocato parla di "Assassini che sapevano che Stasi avesse una bicicletta nera". Federica riprende: "Allora voglio ripartire dal finale. Lovati, lei dice ‘Gli assassini, gli assassini sapevano, lei non dice l’assassino, lei dice gli assassini’". Lovati chiarisce così la propria posizione: "Gli assassini intesi come organizzazioni innanzitutto, che non ha niente a che vedere con tutte le persone che ruotano attorno a questo caso di omicidio. Si prepara l’omicidio di Chiara e lo si simula con un’attività propagandistica verso un delitto passionale. E chi poteva essere oggetto di questo depistaggio? Solo Alberto Stasi perché era il suo fidanzato. Allora si sa che Alberto Stasi ha una bicicletta nera. Cosa ci sarebbe di meglio di non mettere una bicicletta nera? Ovvio non era quella, ma è stata quella che ha potuto, insieme a tutte le altre questioni, indirizzare le indagini contro Alberto Stasi. Mi sembra di essere stato chiaro".
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Entra nel canale WhatsAppMattino Cinque, le perplessità in studio
Arriva subito la replica della conduttrice: "Marco Oliva ci siamo guardati, perché più volte è stato raccontato che Alberto Stasi andasse a casa di Chiara in macchina. Lo dice anche la Bermani, la mamma di Chiara, ma insomma lui arrivava in macchina, non arrivava in bicicletta, quindi è difficile pensare che abbiano voluto in qualche modo far cadere l’attenzione su di lui mettendo una bicicletta. E’ anche difficile, io l’ho già detto ieri Massimo, pensare che sia premeditato. Perché in un premeditato, un assassino che va in bicicletta pensando di uccidere una persona e poi scappare in bicicletta, io devo ancora vederlo. Ma tutti noi, credo, no?". Lovati ribatte: "L’assassino non è in bicicletta. La visione cronologica della Bermani è fissata intorno a un certo orario". E Panicucci puntualizza: "La Bermani vede la bicicletta alle 9.10 e non la rivede più alle 10 a mezzo".
Il nodo della cucina e le tracce mai analizzate
Durante il discorso in studio, la conduttrice riporta il confronto sulla permanenza dell’assassino in casa Poggi: "Questa persona, potrebbe non essere entrata già con l’obiettivo di ucciderla, ma potrebbe essere poi degenerata in una lite. Noi ricordiamoci che evidentemente una o più persone potrebbero aver stazionato in cucina, potrebbero aver discusso, ci sono dei segni inequivocabili a mio parere, le palline di carta sul tavolo, il fazzolettino di carta, le sedie spostate, segno che evidentemente qualcosa è accaduto nella fase primaria della possibile aggressione, ammesso e non concesso che sia avvenuta lì. Quindi può darsi che questa persona sia entrata a casa e non avesse intenzione magari di ucciderla, no?".
A quel punto la conduttrice interpella il dottor Fabbri, chiedendogli se si sarebbe potuto recuperare del dna dalle prove citate prima sul tavolo e mai analizzate. "Quelle palline, quel fazzoletto, quelle sedie spostate, che in questa foto non si vedono tutte, ma ce ne sono altre". Fabbri risponde: "La cucina credo documenti uno spot, quindi una zona di interesse di quella che è stata la dinamica di quella mattina, di quella che è stata la dinamica aggressiva e successivamente omicidiaria. […] ci siamo subito chiesti che significato quelle sedie potevano avere, escludendo fin da subito che potessero essere lasciate in disordine la sera precedente. […] Confermo, l’azione di strofinio che adoperiamo con la cute su una superficie come ad esempio questa carta, quindi un’azione di continuo sfregamento, determina il rilascio di materiale cellulare, a meno che ovviamente non lo facciamo con le mani protette da guanti, ma se le mani non sono protette sicuramente su quei pallini avremmo potuto individuare il DNA di chi le ha appallottolate".
