Garlasco in TV, interviene il consulente: "L'impronta 33 lasciata dal killer", stoccata di Gallo a Sempio

Tra analisi di laboratorio, minuzie dattiloscopiche e tensioni in studio, le parole di Ghizzoni e l’affondo di Gallo riaprono interrogativi pesanti sul quadro indiziario di Garlasco a Mattino Cinque.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Nella puntata di oggi di Mattino Cinque si è tornati a parlare del caso Garlasco, concentrando l’attenzione su un elemento che da tempo divide consulenti e opinione pubblica: l’impronta 33. In collegamento il chimico forense Oscar Ghizzoni, mentre in studio il confronto si è acceso fino a diventare scontro aperto, soprattutto dopo l’intervento dell’avvocato Gallo. Il risultato è stato un lungo approfondimento tecnico, ma anche un passaggio televisivo carico di implicazioni giudiziarie.

Garlasco: la datazione dell’impronta 33 e la presenza di sangue

A introdurre l’ospite è stata Federica Panicucci, che è entrata subito nel merito: "Le chiedo subito, quell’impronta 33 che io ricordo al pubblico a casa, è l’impronta sul muro, quindi dove potrebbe essersi appoggiato qualcuno, che la Procura identifica come logico fattuale che quell’impronta venga ricondotta all’assassino, voglio subito chiederle se c’era, secondo la vostra consulenza e la vostra ricostruzione, del sangue su quell’impronta 33". La risposta di Ghizzoni è stata precisa: "Secondo il nostro lungo lavoro, che è stato svolto in settimane e mesi, quindi con proficuo impegno, è presente del sangue in alcuni punti di quell’impronta. In particolare è presente sudore mischiato a sangue, oltre al classico normale sebo, quindi grasso prodotto dalla pelle. Ci sono tutti questi elementi". Alla domanda successiva della conduttrice: "Lei dice che avete ricostruito il laboratorio questa impronta, l’avete fatta, l’avete utilizzata e l’avete testata in maniera diversa, quindi solo sudore, sangue e sudore, è corretto questo? E avete fatto delle prove con la minidrina per vedere l’esito, il colore, la colorazione della macchia stessa?", Ghizzoni ha precisato: "Esattamente, abbiamo fatto parecchie prove su diverse tipologie di impronte, quindi abbiamo testato le impronte supportanti il grasso della pelle, quindi sebo, impronte supportanti sudore, e quelle con il sangue, e poi il mix di tutti questi elementi, di tutto questo materiale biologico". E ancora: "Abbiamo poi testato delle impronte con un contatto differenziato, quindi contatto sfuggevole, contatto pressato, in posizione ferma, in movimento, quindi tutte le ipotesi possibili e immaginabili sono state testate, per quello che le dicevo prima si è trattato di un lungo lavoro".

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Il nodo delle minuzie e la contestualizzazione

Altro punto centrale è stato quello delle minuzie. Panicucci ha ricordato le diverse valutazioni: "C’è anche un altro elemento e poi vedremo le conclusioni, le minuzie. Allora, la Procura identifica 15 minuzie, Garofano ne identifica 5. Noi sappiamo che ai Palmegiani, secondo un collega, un amico da dattiloscopista, ha riferito la dottoressa Bocellari, riconosce 12 minuzie. Allora, su queste minuzie si dibatte molto. La vostra considerazione e i vostri risultati quali sono?". Ghizzoni ha replicato senza esitazioni: "Quelle 15 minuzie ci sono. Il lavoro svolto dei consulenti tecnici della Procura è stato un lavoro peculiare, è stato un lavoro differenziato, perché da quello che mi è stato riferito hanno lavorato in una prima fase separatamente, per capire se vi fossero idee diverse, posizioni diverse. In realtà sono arrivati tutti e due alle stesse conclusioni, che poi hanno sintetizzato nella relazione ultima. Abbiamo ripercorso tutti questi passaggi e abbiamo potuto verificare la bontà e soprattutto la profondità di questo lavoro, e quindi confermare che quelle minuzie ci sono tutte". Sulla possibilità che l’impronta fosse stata lasciata giorni prima, il chimico ha spiegato che su una superficie assorbente come l’intonaco non è in genere databile, ma ha aggiunto: "Quest’impronta, a mio parere, è assolutamente contestualizzabile e fa parte di quel contesto" (dell’omicidio). E ancora: "Esatto, quindi al di là della datazione, fa parte di quel contesto e alle stesse conclusioni sono arrivati anche i Carabinieri che hanno operato le indagini". Infine, il tema della ninidrina: "Esattamente, la ninibrina reagisce con gli aminoacidi di derivazione organica, quindi fondamentalmente sulle matrici biologiche, ma reagisce in modo differenziato rispetto al sudore, al semplice sebo, al grasso della pelle o al sangue o a una combinazione di questi. E quindi è distinguibile sia per quanto riguarda il colore, la tipologia di reazione, la collocazione sull’impronta, perché quell’impronta mostra delle sfumature, delle colorazioni differenti".

L’affondo di Gallo e lo scontro in studio

Dopo gli interventi di Elisabetta Canetti e della dottoressa Carollo, che ha ricordato: "Ricordiamo che quella della Cattaneo è una perizia di parte, è una consulenza di parte, quindi di una parte dell’accusa e non è una perizia, quindi non è la scienza infusa. Dopodiché Ballardini ci ha sempre detto che Chiara non si era difesa perché il suo assassino l’ha aggredita e lei non ha avuto il tempo di difendersi e in modo intellettualmente profondamente onesto il professor Fortuni ce l’ha detto", è intervenuto l’avvocato Gallo. Le sue parole hanno avuto il tono di una stoccata: "Tutto questo che racconta la dottoressa Carollo poi diventa processualmente un macigno, io devo fare una premessa, l’indagato deve avere una considerazione maggiore quando noi parliamo di lui rispetto a un condannato e questo è pacifico, ma in questo momento se queste indiscrezioni vengono confermate, non solo ci sarà il rinvio a giudizio, ma ci sarà la completa esclusione di Stasi, è l’unico indagato che che per l’amor di Dio essendo indagato fino a sentenza definitiva non c’entra assolutamente nulla, dovrà combattere non solo con un orario spostato e con una colluttazione, ma ricordiamoci che dopo l’esclusione di Stasi, l’unico DNA che c’è lì, chiamiamola poi X,Y, Z, quello che vogliamo: è quello della linea patrilineare di Sempio, in un’udienza dibattimentale che ci sarà con tutte le garanzie naturalmente per l’imputato quando sarà rinviato al giudizio io poi vorrei vedere se le sue considerazioni dottoressa Carollo…". L’intervento è stato immediatamente interrotto dalle proteste della dottoressa Carollo e della Cametti. Uno scontro che ha trasformato l’analisi tecnica in un confronto acceso sulle possibili conseguenze processuali, lasciando sul tavolo una questione che va oltre la chimica forense.


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