Garlasco in TV, parla il giudice che scagionò Stasi: "Entrò nel mio studio, mi disse che era in imbarazzo, ecco perché"

Tra alibi cancellati, perizie mancate e interrogativi mai sopiti: il confronto a Mattino Cinque col magistrato riapre le crepe del caso Garlasco.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

La puntata di Mattino Cinque dedicata al caso Garlasco ha accolto in studio il giudice Stefano Vitelli, che in primo grado assolse Alberto Stasi dall’accusa di aver ucciso Chiara Poggi, ripercorrendo passaggi chiave del processo, soffermandosi su metodi, errori, dubbi e zone d’ombra.

Gli indizio del caso Garlasco, parla il giudice Vitelli

Il dialogo con Federica Panicucci entra subito nel vivo quando la conduttrice chiede al magistrato cosa abbia provato nel vedere la Cassazione ribaltare l’assoluzione del 2009. La risposta di Vitelli non è emotiva, ma profondamente tecnica: "Guardi Federica, le sentenze vanno rispettate nella forma e nella sostanza a maggior ragione in un caso così difficile. Probabilmente l’approccio della condanna e l’approccio mio è stato differente in questi termini. Più indizi che comunque in sé avevano delle criticità, delle problematiche, siccome sono molti, siccome vanno in una certa direzione, si rafforzano a vicenda. A mio avviso questo metodo è scorretto, non è condivisibile". È qui che emerge uno dei passaggi più forti dell’intervista, quando Vitelli spiega come, a suo giudizio, gli indizi debbano prima essere solidi singolarmente, e solo dopo eventualmente sommati: "Il dispenser non è un indizio grave, lo devi togliere. Il problema se Stasi sia entrato oppure no in casa alle 13.30 sarebbe un indizio gravissimo, ma non è certo, quindi sarebbe grave ma non è preciso, lo devi togliere. Non puoi sommarli assieme in una sorta di osmosi e dire che uno rafforza l’altro".

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Il discorso si sposta poi su uno dei temi più discussi: l’alibi informatico di Alberto Stasi. Panicucci ricorda come l’alibi fosse stato cancellato durante le indagini iniziali e chiede conto delle perizie disposte nel 2009. Vitelli racconta di come scoprì che Stasi era stato a alvorare alla tesi al suo PC quella mattina: Porta e Occhetti mi dissero: ‘Al 99,9% Stasi ha lavorato alla tesi, Stasi ha detto il vero’. Io rimasi effettivamente sorpreso, perché mi rendevo conto che questa era una bomba, non solo perché piantava Stasi a casa sua dalle 9.35 alle 12.20, ma perché poi poneva tutta una serie di problemi interiori di tempistica rispetto a un omicidio che comunque non si è risolto con un colpo di pistola e anche, me lo faccia dire Federica per il pubblico, dei problemi psicologici. Quella ragazza è stata massacrata, e lui la prima cosa che avrebbe fatto da incensurato, non un serial killer, è tornare a casa, guardare due immagini pornografiche come era sua abitudine e poi fare un lavoro di concreta concentrazione mentale, di lavoro di correzione della tesi?".

Mattino Cinque: le indagini mancate e le ipotesi alternative

Quando Panicucci chiede se, con un alibi accertato subito e con una perizia sul DNA diversa, le indagini avrebbero potuto seguire altre strade, Vitelli è netto: "Se l’alibi informatico fosse stato accertato subito… ci si sarebbero posti fin dall’inizio maggiori problemi". Ampio spazio viene dedicato anche alla questione delle scarpe e delle tracce ematiche. Vitelli non nega le difficoltà poste dall’assenza di sangue sulle suole, ma invita a guardare il problema da un’altra prospettiva: "Voglio dire una cosa che non viene detta, e che è importante perché si collega a una grande questione logica sul problema delle scarpe, qui noi non guardiamo se c’è come normalmente si fa la presenza del sangue della vittima sulla sua giacca ad esempio, qui noi ci poniamo il problema del fatto che non c’è sangue sulle suole, questa circostanza negativa porta delle difficoltà, i genitori di Alberto Stasi dichiararono che il giardino aveva l’irrigazione automatica ogni mattina si bagna l’erba e Alberto Stasi passava sull’erba, tant’è vero che quando sono state prese le scarpe ad Alberto Stasi non è stata trovata una traccia di dna, ma è stato trovato un arbusto, io ovviamente non lo so se quell’arbusto è l’arbusto del giardino di casa, ma questo si collega al grosso problema che le alternative logiche e ragionevoli sono tante".

Il movente e il racconto inedito su Alberto Stasi

Sul movente, Vitelli ricorda che spetta all’accusa dimostrarlo e non alla difesa negarlo: "Non è che la difesa deve dire ‘Non c’è il movente’. Io vi faccio una confidenza: tecnicamente, ho sempre ritenuto che fosse un caso paradigmatico di ragionevoli dubbi, certo è che negli ultimi tempi anche a livello umano i dubbi che sia stato Alberto Stasi, a prescindere da il nuovo indagato ,a me personalmente aumentano ancora di più". Infine il magistrato ricordò un episodio singolare che riguardò Stasi: "Ero in studio, sentì bussare alla mia porta, pensavo fosse il cancelliere, invece era l’imputato [Stasi N.B.], che mi disse: ‘Dottore io sono in imbarazzo, ho chiesto ai miei avvocati se potessi venire da lei, ma dovrei andare in bagno, e se vado in tribunale ci saranno i fotografi e l’altra gente, posso andare per favore nel bagno della camera di Consiglio?’. Io da questo episodio trassi una riflessione su quanto tensione e stress avesse su di sé Stasi".


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