Garlasco in TV, il giallo del grumo di sangue e i capelli di Chiara strappati: come sono finiti nel portavaso

Il portavaso, le perizie e le dichiarazioni in diretta a Mattino Cinque che riaprono il dibattito sull’arma mai identificata.

Riccardo Greco

Riccardo Greco

Web Editor

Si avvicina all'editoria studiando all'IED come Fashion Editor. Si specializza poi in Comunicazione digitale, Giornalismo e Nuovi media presso La Sapienza, collaborando con alcune testate ed uffici stampa.

Nella puntata di oggi di Mattino Cinque si è tornati a parlare del caso Garlasco, concentrando l’attenzione su dettagli mai sufficientemente approfonditi del delitto: l’arma dell’omicidio mai identificata. In studio, il confronto si è acceso attorno al portavaso sequestrato all’epoca dei fatti e alle analisi effettuate.

Garlasco, il nodo del portavaso e il grumo di sangue

Federica Panicucci ha iniziato il tema richiamando l’attenzione sulla relazione del RIS del 2007: "Allora, vado da Professor Fabbri e pongo un altro tipo di domanda. Vediamo anche la fotografia del portavaso. Su questo portavaso è stato trovato un grumo di sangue. Se mi date la relazione del ris del 2007 vediamo che le tracce di dubbia natura sul portavaso sono state testate con il combur test. Hanno fornito esito negativo, però è stato rinvenuto un gruppo di tre formazioni pilifere castane, lunghe circa 10 centimetri, unite ha un piccolo grumo risultato positivo al combur test, ma blandamente attaccato al reperto. Si ritiene che queste formazioni pilifere si siano attaccate al reperto successivamente al delitto. Allora Professor Fabbri, di queste formazioni pilifere, di questo grumo attaccato a questo portavaso, che cosa ci può raccontare? E poi, se il portavaso, invece, nella sua interezza è pulito, può essere veramente che si siano attaccate dopo?".

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Il professor Fabbri ha risposto con cautela: "Ritengo difficile ipotizzare il brandeggio di un portavaso di quel tipo e quindi utilizzarlo come arma, perché è un portavaso che aveva un peso importante di qualche chilo. Ritengo anch’io che questi capelli, queste formazioni pilifere, si possono essere adagiate lì quando strappate a seguito di un colpo che è stato infierito sulla ragazza che ha strappato dei capelli. Differentemente su quel portavaso avremmo visto un imbrattamento ematico di altra natura, qualora fosse davvero stato utilizzato come arma, ma ripeto, il peso lo esclude".

La compatibilità delle ferite analizzata a Mattino Cinque

Panicucci ha quindi interpellato il professor Fortuni: "Allora vado da Professor Fortuni. Grazie Fabbri. Professor Fortuni, quello che vorrei sapere da lei è: le ferite sulla testa e sul volto di Chiara Poggi potrebbero essere compatibili con quell’ammaccatura sul portavaso, secondo lei?". La risposta è stata prudente: "Sicuramente non quelle fendenti da taglio e quelle da punta. Quella contusiva o mortale, in realtà ha una superficie di applicazione di un mezzo che è più ampio, quindi faccio fatica a immaginare che sia responsabile anche di una sola di queste lesioni". E ancora, alla domanda diretta della conduttrice: "Quindi, il vaso, lei, si sente di poterlo escludere, giusto? Non può essere quello". Fortuni ha chiarito: "In termini di elevata probabilità, certo. Però non giustifica tutte le lesioni".

Panicucci ha poi ipotizzato anche una caduta sul portavaso: "Allora, immaginiamo che il portavaso sia stato usato come mezzo contundente, quindi che abbiamo colpito il volto col portavaso, oppure possiamo immaginare che il portavaso sia caduto e lei sia caduta sopra il portavaso con il volto. Allora, richiedo, anche in questo caso, la conformazione dei portavaso, non può essere correlata in qualche modo alle ferite che riportava Chiara sul volto?". Fortuni ha replicato: "Il portavaso, nell’ipotesi che fa lei di una caduta sul mezzo, non può produrre lesioni così, diciamo, in sedi opposte bilaterali, e poi non può produrre una o due, non tutta questa corte di ferite che ci sono al viso e sul capo della ragazza". Panicucci continua : "Quindi, lei si sente di escludere anche il portavaso? Non è compatibile?"

Il limite delle ricostruzioni tridimensionali

Fortuni però si sbilancia su quello che a suo dire sarebbe stato il metodo di procedimento più corretto: "Quello che si sarebbe potuto fare, ma è storia inutile che io racconti, è al momento dell’esame confrontare i mezzi sospettati con le lesioni proprio nella sala in cui si fa l’esame del corpo. Si portano gli oggetti, naturalmente debitamente protetti per non inquinarli, e si verifica se le lesioni hanno corrispondenze dimensionali. La ricostruzione di oggetti, di modelli tridimensionali ha sempre un taglio di errore, perché parte da delle fotografie o anche se partisse da una tac, non si riesce a capire esattamente la misura e il confronto fra le parti dell’oggetto fotografato e le lesioni. Anche questa ricostruzione può essere interessantissima, ma non può sostituire un esame diretto e un confronto diretto fra mezzo e lesione". Intanto il genetista Fabbri annuiva, dando ragione a Fortuni.


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