Matilde Gioli, un debutto al cinema doloroso: il padre morto durante le riprese del film con Virzì e il dramma dell’incidente in piscina che le ha cambiato la vita

Tra il debutto con Paolo Virzì segnato dalla morte del padre e un grave incidente in piscina, Matilde Gioli racconta traumi, rinascita e nuovi equilibri.

Virginia Destefano

Virginia Destefano

Social Media Manager & Copywriter

Una passione smisurata per le serie TV. Laurea in Cinema, Televisione e New Media, videomaking e scrittura sono il mio passatempo preferito.

Matilde Gioli protagonista del film Strike - Figli di Un'Era Sbagliata
RaiPlay

Matilde Gioli si racconta senza filtri, ripercorrendo alcuni dei momenti più difficili della sua vita prima del successo. Tra questi, la perdita improvvisa del padre proprio mentre iniziava il suo percorso nel cinema. Un esordio arrivato per caso sul set di Paolo Virzì, che si è intrecciato con un dolore personale profondissimo. A questo si aggiunge un grave incidente in piscina che l’ha portata a temere per la sua mobilità. Due eventi che hanno segnato il suo corpo e la sua mente, cambiandone la percezione della vita. Oggi l’attrice, attuale madrina degli Italian Global Series a Rimini e Riccione, guarda a quel passato con lucidità e una ritrovata serenità interiore.

Il debutto con Virzì e il lutto del padre durante il primo film

Il suo debutto nel cinema non è stato pianificato, ma quasi casuale. Gioli racconta di essere finita ai provini accompagnando il fratello, senza alcuna ambizione iniziale. "Prima avevo fatto solo l’albero in una recita scolastica", ha ricordato con ironia durante un’intervista al Corriere della Sera. Da quel momento, però, la sua vita è cambiata rapidamente grazie al debutto ne Il capitale umano. Proprio in quel periodo, però, si consumava un evento devastante: la malattia e la morte del padre Stefano. L’attrice ha spiegato di aver vissuto quei mesi quasi in una sorta di sospensione emotiva, come se la mente si fosse "anestetizzata" per continuare a funzionare. "Non pensavo che papà sarebbe morto di lì a poco", ha confidato, sottolineando come il lavoro sul set sia diventato una forma di protezione dal dolore.

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Anche il rapporto con la propria identità artistica è stato influenzato da quel momento: il cognome d’arte, Gioli, scelto da Virzì, diventa per lei anche un modo per creare uno spazio intimo e privato attorno al legame con il padre. "Rimuovevo il pensiero e mi concentravo su quello che dovevo fare. È stato Paolo Virzì a cambiarmi il cognome, da Lojacono a Gioli che è quello di mia madre da nubile. Forse, nell’inconscio, il mio sì era anche un modo di richiedere della privacy rispetto al rapporto di amore che avevo con mio padre, volevo che fosse una cosa soltanto mia", ha svelato.

L’incidente in piscina e il rischio di non camminare più

Accanto al lutto familiare, un altro trauma ha segnato profondamente la sua vita: un grave incidente durante l’attività sportiva. Gioli ha raccontato di aver rischiato la paralisi in seguito a un infortunio avvenuto mentre praticava nuoto sincronizzato. Un episodio che lei stessa definisce uno spartiacque netto tra "prima e dopo". Da quel momento, la relazione con il corpo e con il limite fisico è cambiata radicalmente. Per anni ha cercato una forma di sfida continua, anche attraverso sport estremi e attività ad alta intensità. "Fino a pochi anni fa ero combattiva, ma non sapevo contro cosa", ha ammesso, descrivendo una fase della vita segnata da energia incontrollata e ricerca del rischio. "Praticavo sport estremi, la montagna è il mio luogo dell’anima, facevo dislivelli di 3000 metri, tornando al buio su strade improbabili. Era un modo di sfidare il dolore", ha aggiunto.

Solo con il tempo è arrivata una nuova consapevolezza. Oggi Gioli racconta di aver trovato equilibrio nella natura e nel rapporto con gli animali, in particolare con i cavalli. "Mi insegnano a essere calma e presente", ha spiegato, sottolineando come il contatto con loro le abbia trasmesso disciplina e ascolto. Anche la montagna e il paesaggio naturale rappresentano per lei un luogo identitario, quasi ereditato da un immaginario familiare legato all’arte e alla pittura. "Ora ho più rispetto della vita, e la pace dentro di me. Le sedute di psicoanalisi mi hanno aiutata a ridurre la mia frenesia", ha concluso.


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