Masters of the Universe - Quando ci metti il cuore, del cuore, del cuore non puoi che fare bene. Recensione
Travis Knight regala ai fan storici un film che gioca in maniera egregia col fattore nostalgia, dosando molto bene il tono settandolo su un fantasy d'avventura

Nostalgia, nostalgia canaglia cantavano Al Bano e Romina Power negli anni ’80. E proprio da quel decennio arriva una linea di giocattoli, protagonisti di un cartone animato divenuto iconico, con cui almeno due generazioni di ragazzini sono cresciuti: i Masters of the Universe. Da decenni era in ballo un progetto per riportare sul grande schermo le avventure di He-Man, Teela, Man-at-Arms e tutto il parterre di eroi di Eternia, ma nessuno sembrava davvero convinto della cosa. Persino Netflix ci aveva investito una trentina di milioni prima di mollare il colpo. A sobbarcarsi l’impresa sono stati, alla fine, Amazon MGM e Travis Knight, regista in grado di rilanciare il franchise cinematografico dei Transformers con quella piccola perla di Bumblebee dopo il disastro de L’ultimo cavaliere.
Nostalgia canaglia, si diceva. Perchè, in fin dei conti, confrontarsi con ciò che abbiamo amato da bambini a distanza di decenni è dura. Ma giocare ci permette di tornare un po’ bambini e Travis Knight con il suo Masters of the Universe fa proprio questo, mettendoci davvero il cuore, del cuore, del cuore… capirete dopo aver visto il film. Del resto, da amministratore della Laika, società che produce film per lo più in stop-motion, quindi in un certo qual modo "animando dei giocattoli", di giocattoli se ne intende.
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Entra nel canale WhatsAppMasters of the Universe – La recensione del nuovo film di He-Man
Masters of the Universe non cerca di essere nulla di più di quello che è. Ed è forse questo il suo pregio più grande. Knight non ha pretese di mantenere un tono serio per la sua pellicola. Tutto il film è attraversato da una riuscitissima vena autoironica, che gioca (un tema che, come vedete, torna sempre) con tutte quelle situazioni che da bambini lasciavamo passare senza accorgercene, ma che da adulti fanno invece sorridere. Ed ecco quindi strizzate d’occhio, citazioni e gag imperniate sugli improbabili nomi degli eroi di Eternia, i vari Man-at-Arms, Ram-Man, Mekaneck e così via, fino ad arrivare ovviamente a lui, allo stesso He-Man.
Masters of the Universe sfrutta molto bene l’effetto nostalgia, catapultando gli oggi 40-50enni, che ieri erano bambini, in quel mondo in cui hanno vissuto migliaia di avventure. Un mondo ricostruito alla perfezione e nel pieno rispetto del materiale originale, anche giostrandosi molto bene l’alternanza tra CGI (davvero buona) ed effetti speciali pratici. Il tutto senza finire per incastrarsi nello stilema tipico dei cinecomic, un genere che, purtroppo, non sta per nulla attraversando un momento felice. Come con gli Avengers, però, i Masters messi in scena da Travis Knight hanno il potenziale per poter fare da piloni per una eventuale saga futura, se il pubblico saprà apprezzare quanto di buono c’è in questa pellicola.
La trama di Masters of the Universe
È grazie alle parole del principe Adam di Eternia (Nicholas Galitzine) che veniamo a conoscenza del suo mondo di origine, un mondo in cui tutto ciò che troviamo nelle favole prende vita. Un mondo che viene brutalmente attaccato dal malvagio Skeletor (Jared Leto) e dalle sue forze, con l’obiettivo di impadronirsi della Spada del Potere. All’interno di essa, custodita nel castello di Grayskull, si trova il potere di un dio, un potere che può essere utilizzato solo dal campione prescelto. Mentre Man-At-Arms (Idris Elba) guida la guardia reale di Eternia per respingere l’assalto, sua figlia Teela (Camila Mendes), Re Randor (James Purefoy), la Regina Marlena Glenn (Charlotte Riley) e Adam si danno alla fuga. Disperata e senza altre soluzioni, Marlena spedisce Adam assieme alla Spada del Potere sulla Terra, suo luogo di origine, grazie ai poteri di Sorceress (Morena Baccarina).
Nel tragitto, però, il ragazzo e la potente arma vengono separati e per quindici lunghi anni Adam è costretto a vivere come un normalissimo essere umano. A nulla serve cercare di convincere le altre persone della sua provenienza "aliena". Tutto cambia quando, dopo estenuanti ricerche, riesce a rimettere le mani sulla Spada del Potere, innescando una nuova lotta con le forze di Skeletor per impadronirsi del potente manufatto.
Un racconto di formazione
Il Masters of the Universe di Knight ha tutti i connotati di un racconto di formazione, il viaggio che un eroe deve compiere, sia interiormente che in maniera pratica, per diventare quello che tutti si aspettano che diventi. La parte iniziale della pellicola, ambientata sulla Terra, funziona particolarmente bene in questo senso, poiché permette allo spettatore di capire ambizioni, problemi e sfumature dell’Adam tratteggiato da Galitzine. Non è solo lui a essere particolarmente in parte, però. Tutto il cast di personaggi che accompagnano il viaggio del futuro He-Man risultano riusciti e funzionali. Idris Elba è un solido Duncan / Man-At-Arms; Camila Mendes è una Teela che funziona molto bene accanto al protagonista; Alison Brie, James Purefoy e Morena Baccarin fanno del loro meglio per dare spessore a personaggi che hanno purtroppo poco minutaggio all’attivo.
Per quanto riguarda Jared Leto, non possiamo esprimerci più di tanto avendo visto il film in versione doppiata. Lo Skeletor portato sullo schermo, però, è altrettanto rispettoso di quello dei cartoni e segue in pieno il tono del film: parodistico, macchiettistico e spesso sopra le righe. Un plauso, infine, all’incredibile colonna sonora, azzeccata, sopra le righe e anche lei compartecipe dell’autoironia generale del film.
Masters of the Universe sorge come l’araba fenice dalle ceneri di un processo produttivo a dir poco travagliato e regala al pubblico un film che dosa in maniera egregia l’effetto nostalgia. Travis Knight inquadra il tono perfetto per rendere credibile un regno come quello di Eternia a oltre 40 anni dalla sua ideazione, ovvero quello di un fantasy d’avventura che si estrania dalle logiche dei cinecomic degli ultimi anni. Peccato per il poco spazio dato ad alcuni personaggi potenzialmente molto forti. Se il pubblico saprà rispondere col giusto entusiasmo, la strada per un possibile franchise solido e duraturo è tracciata.
VOTO: 8/10
