Marty Supreme, Libere Recensioni: Thimothée Chalamet da Oscar nella follle vita di un sognatore

Arriva nei cinema italiani uno dei film più attesi dell'anno: e non delude le aspettative: perché non dovete perdervi questo capolavoro con Thimotée Chalamet, Gwyneth Paltrow e Abel Ferrara

Valentina Di Nino

Valentina Di Nino

Giornalista

Romana, laurea in Scienze Politiche, giornalista per caso. Ho scritto per quotidiani, settimanali, siti e agenzie, prevalentemente di cronaca e spettacoli.

Arriva nei cinema in Italia, giovedì 22 gennaio, uno dei film più attesi di questo inizio 2026, Marty Supreme.

150 minuti di sogni, guai, follie e testardaggini che al protagonista del film diretto da Josh Safdie hanno già fatto conquistare il Golden Globe al suo protagonista, e lo hanno proiettato in cima alla lista degli attori che potrebbero anche portarsi a casa l’Oscar. Nel cast anche Gwyneth Paltrow, Abel Ferrara e Fran Drescher.

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Marty Supreme, la recensione del nuovo film con Thimotée Chalamet (che profuma di Oscar)

Marty Supreme è liberamente ispirato alla vera storia di Marty Reisman. Siamo negli anni ’50 a New York e Marty è un sognatore con una grande, grandissima passione. Anzi no, per essere più precisi, quella di Marty è una vera ossessione, per il ping pong, il tennistavolo, all’epoca ancora poco diffuso negli Stati Uniti. Il nostro eroe ha un vero talento per questo sport e, in barba a chi lo deride, lui sogna in grande: vuole entrare nella storia diventando il primo campione mondiale americano di ping pong, trasformandosi da commesso nel negozio di scarpe dello zio a celebrità, di più, eroe nazionale.

Oltre a quello per il ping pong, Marty ha anche un altro talento, molto spiccato: è un venditore nato, di quelli che riuscirebbero a rifilare il ghiaccio agli eschimesi. Armato di una faccia tosta da competizione, di una fantasia capace di creare mondi alternativi per chi lo sta ad ascoltare ma, più di ogni altra cosa, di una determinazione e di una fede incrollabile nei suoi sogni, Marty si immerge sempre più nella sua ossessione, ignorando ogni difficoltà e anche ogni dato di fatto della realtà in cui è immerso. E’ già a un passo dal trionfo in apertura di film, poi però tutto sembra portare al disastro. Lui cade, si rialza, si dimena in situazioni complicate e in mille guai in cui si infila lui stesso a ripetizione.

Lo seguiamo nelle sue peripezie che si susseguono senza un attimo di pace e di respiro, alla ricerca del riscatto, della vittoria definitiva, di quella che, nella sua ossessione, è diventata la partita con la P maiuscola, con un avversario anzi, una nemesi all’altezza del "Grande Marty", nel contesto immaginato da anni, laddove il ping pong è già uno sport seguitissimo e rispettatissimo: il tetto del mondo insomma, il mondo dei suoi sogni nel quale vuole essere il primo a portare la bandiera americana. Prima di un finale che, come un colpo di spugna, svela al protagonista una nuova possibilità di felicità.

Insomma, Marty Supreme è molto di più di biopic, è un divertito e sfrenato racconto di una grande avventura personale. Il tema del "sogno" è quello che trascina il protagonista in mille avventure e in altrettante disavventure, il sogno che diventa ambizione e riempie una vita qualunque di senso.

Nei panni di questo ragazzo ambizioso, sfrontato e con più di qualche problema di contatto con la realtà che lo circonda, Timothée Chalamet si conferma uno talento luminoso e in grado di calarsi in ogni abito. Dopo lo stropicciato, impressionante giovane Dylan del bellissimo A Complete Unknown dello scorso anno, lo ritroviamo qui confrontarsi con un altro personaggio realmente esistito, completamente diverso, per molti versi un folle eppure credibile ragazzo, che usa con la stessa disinvoltura il talento con la racchetta e quello, altrettanto spiccato, di imbonitore. Uno che seduce, frega, vince, perde e si infila in continuazione in una girandola di avventure e disavventure che tengono lo spettatore incollato allo schermo a chiedersi, cos’altro mai gli succederà. Un ruolo che permetterà a Chalamet di giocarsi nuovamente, le sue carte nella corsa agli Oscar e che regala, a chi andrà a vedere Marty Supreme, due ore di intrattenimento della migliore qualità: tra dramma, commedia, trionfi, cadute, risate, lacrime, incontri e scontri, un’ ambientazione storica ricostruita al dettaglio, ma anche un ritmo forsennato, personaggi secondari all’altezza della singolarità del protagonista (uno su tutti: quello di Abel Ferrara), e scelte stranianti e spiazzanti (come Marty), come quella di una colonna sonora volutamente incoerente con la perfetta ricostruzione degli anni ’50, che e rendono il film una perla assolutamente da non perdere.


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