Mario Giordano: "Sono felice, anche se questo Paese mi fa inca**are. Mi dà fastidio il senso di superiorità di chi finge di essere imparziale"
Il conduttore racconta a Libero Magazine la nuova edizione tra vecchie battaglie e nuovi temi ma con le storie dei cittadini sempre al centro.

Il conto alla rovescia è iniziato. Domenica 27 settembre 2026 torna su Rete 4 Fuori dal Coro, il programma di attualità, inchieste e approfondimento condotto da Mario Giordano. Un ritorno che segna l’avvio di una nuova stagione per uno dei format più riconoscibili dell’informazione televisiva italiana, costruito negli anni attorno a un mix preciso: storie di cittadini, reportage sul territorio, denunce, interviste e confronto sui temi più controversi della cronaca e dell’attualità.
La scorsa stagione si era conclusa domenica 31 maggio 2026, con una puntata dedicata, tra gli altri argomenti, alla sicurezza e alle bande giovanili a Milano, alla situazione legata agli attentati e al terrorismo in Emilia, ai cosiddetti "ladri di salute" e "ladri di case", oltre che al tema della carne sintetica. Negli ultimi appuntamenti erano tornati anche alcuni dei filoni che negli anni sono diventati veri e propri marchi di fabbrica della trasmissione. Il 24 maggio, per esempio, Giordano aveva intervistato Nathan Trevallion, padre della cosiddetta Famiglia nel bosco, mentre il programma aveva dedicato un’inchiesta ai problemi dell’integrazione e un nuovo capitolo alla questione delle occupazioni abusive.
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Entra nel canale WhatsAppE proprio le inchieste sui "ladri di case" rappresentano uno dei tormentoni più longevi del programma, tanto che ora viene da chiedersi cosa ci sarà nella nuova stagione La domanda, quindi, è inevitabile: che cosa cambierà dal 27 settembre? La risposta di Mario Giordano, nell’intervista rilasciata a Libero Magazine, è piuttosto netta: non sarà necessariamente il programma a cambiare, ma sarà la realtà a fornire di volta in volta i nuovi temi. E tra le battaglie già individuate dal conduttore ce ne sono alcune che appartengono alla storia del format e altre che guardano a fenomeni nuovi.
Cambierà qualcosa rispetto alla scorsa stagione? C’è un tema che sarà il vostro nuovo "tormentone"?
Noi saremo sempre gli stessi. È la realtà che cambia. Quindi i "tormentoni" nasceranno sul campo accogliendo gli appelli e le richieste dei cittadini che ci chiedono aiuto.
Il suo programma nasce per dare voce a chi, secondo voi, non viene ascoltato. Ma come si evita che "dare voce agli esclusi" finisca per significare dare più spazio soltanto alle storie che confermano una certa visione del mondo?
Se io racconto la storia di un invalido che, dopo una vita passata a pagare regolarmente le tasse, ha bisogno di una visita medica e se la vede fissare nel 2030 sto forse "confermando una certa visione del mondo"? O sto soltanto raccontando un fatto drammatico, magari cercando di risolverlo? Per me dare voce agli esclusi significa solo questo.
Dopo tanti anni di Fuori dal Coro, qual è ancora la cosa che riesce a farla arrabbiare davvero?
L’arroganza di chi dovrebbe essere a servizio dei cittadini e invece usa il potere per calpestarli.
Pensa che in Tv ci sia un sovraccarico di programmi che si occupano di cronaca, problemi del Paese e politica o c’è posto per tutti?
C’è posto per tutti.
Qual è l’accusa che le viene rivolta più spesso e che considera ingiusta?
Quello che mi dà fastidio non è un’accusa: è il senso di superiorità di chi fa finta di essere imparziale e invece non lo è. Io almeno dico sempre in modo chiaro come la penso.
Lei intervista spesso esponenti politici anche molto importanti. Quanto è difficile fare una domanda davvero scomoda a qualcuno che sa perfettamente come funziona la televisione?
Non è difficile fare domande scomode. Basta volerle fare.
C’è un politico che vorrebbe avere più spesso ospite e perché?
No, anzi. Non ambisco in modo particolare ad avere ospiti politici. Preferisco concentrarmi sui cittadini.
E c’è qualcuno che invece non inviterebbe mai più?
No, ci mancherebbe. Inviterei tutti. Ma ci sono talmente tanti talk che i politici hanno mille occasioni per parlare. Io punto su inchieste e storie di cittadini in difficoltà.
Se dovesse scegliere una sola battaglia per la nuova stagione, quale sarebbe?
Tra le vecchie i ladri di casa. Tra le nuove la battaglia sull’intelligenza artificiale, con annessi e connessi. E quella per gli anziani che si sentono abbandonati dalle istituzioni.
Il pubblico di Fuori dal Coro viene spesso descritto come molto fedele. Segue i social e legge cosa pensa la gente?
Sì, ma soprattutto mi affido al nostro bravissimo collaboratore che segue i social di Fuori dal Coro, Dario Ansaldi.
Ha mai ricevuto una critica da un telespettatore che l’ha costretta a cambiare idea?
Sempre. Tengo sempre conto di quello che dicono. Anche se poi ragiono sempre con la mia testa.
Avete raccontato per anni sicurezza, occupazioni abusive, immigrazione, sanità e giustizia. Qual è oggi il problema italiano che secondo lei viene ancora raccontato troppo poco?
I problemi della sanità, quelli delle persone con disabilità, quelli delle persone respinte dalle Rsa.
Fuori dallo studio e dalle telecamere, Mario Giordano com’è?
Più o meno come in studio, ma a voce più bassa.
Qual è la cosa che la fa ridere più facilmente e che il pubblico di Fuori dal Coro probabilmente non immagina?
Rido tanto quando parlo con la mia nipotina Agata di due anni e mezzo. Ha uscite straordinarie.
Se domani dovesse condurre un programma completamente diverso da Fuori dal Coro, che programma sceglierebbe?
Un programma sportivo.
Qual è la domanda che nessuno le fa mai e che invece vorrebbe sentirsi fare?
Sei felice? La risposta è sì. Anche se questo Paese mi fa inca**are tanto.
Una nuova stagione ancora legata alla realtà, quindi, che ripartirà dagli elementi che hanno costruito l’identità di Fuori dal Coro, ma con l’obiettivo di intercettare fenomeni e problemi nuovi. Se le vecchie battaglie resteranno sul tavolo, l’intelligenza artificiale e il rapporto tra cittadini, istituzioni e servizi pubblici sembrano destinati a entrare sempre più spesso nel racconto. La promessa di Giordano è quella di non partire da un elenco prestabilito di "tormentoni", ma dalle storie che arriveranno alla redazione. Un’impostazione coerente con la filosofia dichiarata del programma: la realtà prima del format.
