Mario Biondi sfida se stesso in Prova d'autore: "Le critiche? Ci costruisco una casa. Ora trovo un modo per andare in pensione" - Intervista

Mario Biondi si racconta a Libero Magazine prima della pubblicazione di Prova d'autore, il primo album in italiano che celebra i primi 20 anni di successi. Cos'ha raccontato a Libero Magazine

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Vent’anni volano, ma per Mario Biondi sembrano essere serviti tutti a preparare questo momento. Lo conosciamo come il gigante del soul, l’uomo dalla voce profonda che ha scalato le classifiche internazionali, ma oggi la sensazione è diversa. Con l’uscita di Prova d’autore, il crooner siciliano ha deciso di accorciare le distanze, scegliendo l’italiano per raccontare un pezzo di strada più intimo e personale. Perché Biondi non si nasconde dietro i successi del passato. Parla di quanto sia difficile restare coerenti, della sfida di crescere dieci figli e dell’abilità, quasi magica, di trasformare le critiche e i momenti bui in qualcosa di solido, come una casa in pietra. Un ritratto di certo inedito, che ci mostra un uomo che ha imparato a fare tesoro delle fragilità per alimentare la propria arte. Dai palchi condivisi con i grandi della musica mondiale fino alla dimensione più introspettiva di questo nuovo disco, Prova d’autore è il racconto di un artista che, dopo vent’anni, ha ancora la voglia e il coraggio di rimettersi in gioco. La nostra intervista.

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Vent’anni di successi e ora esce Prova d’autore. Come mai la scelta di cantare in italiano?

Perché era un sogno nel cassetto che custodivo da oltre sette o otto anni. L’occasione del ventennale e l’uscita di Handful of Soul sono sembrati il momento giusto, sia a me che ai miei collaboratori, per presentare al pubblico un Mario Biondi inedito, espresso nella propria lingua madre.

Il titolo Prova d’autore suggerisce una grande assunzione di responsabilità. Quanto c’è di te in questo disco?

Direi tutto. Moltissimo, anzi, tutto ciò che sono oggi. Poi magari domani ci sarà dell’altro da dire – e sono sicuro che sarà così – ma in questo momento il disco mi rappresenta pienamente.

In questo album ti sei sentito libero di esprimerti. In brani come "Tira Sassi", ad esempio, emerge un lato diverso dal solito. Cosa vuoi trasmettere?

Voglio comunicare che le critiche vanno accettate, fanno parte del percorso di ognuno. Ma, quando si incontra la cattiveria o l’accanimento, bisogna saper trasformare quei "sassi" in virtù, in qualcosa di utile. Io quei sassi li trasformo in una casa in pietra dove vivere e condividere benessere. Persino dalle offese – che io paragono al concime – cerco di far crescere frutti da condividere con gli altri.

Hai dichiarato che la libertà è una conquista interiore. Cosa intendi di preciso?

Assolutamente. Mi riferisco ai momenti di scoramento e alle fasi introspettive, anche dolorose. La libertà sta nel non rimanere legati al "masso" della tristezza o a un mondo spesso ingrigito da guerre e comportamenti in cui manca l’amore. È la capacità di elevarsi sopra queste dinamiche.

Il brano "Mentre vivo" è dedicato a qualcuno in particolare?

Sì, ha una dedica precisa. Il compositore della musica, Faraò, mi ha parlato della perdita di sua madre. Ho voluto affrontare questo tema in maniera dolce e delicata, entrando nel ricordo senza risultare eccessivamente cupo o triste.

In questo album canti un brano che si intitola "Il Figlio". Tu di figli ne hai 10. Qual è il messaggio principale che vuoi trasmettere loro?

Senza dubbio la coerenza. È una delle ricerche più importanti della mia vita. È un lavoro duro e impegnativo perché la coerenza si smonta facilmente; ci si può sentire dire: "Ma tre anni fa hai fatto l’opposto". È vero, ma sto lavorando costantemente per migliorare il mio modo di vivere e renderlo sempre più allineato ai miei pensieri e alle mie parole.

Ti abbiamo visto a Sanremo con Sayf e Alex Britti in un omaggio a Ray Charles. Porterai quel mood nei tuoi live?

Quel Mario Biondi fa già parte dei miei live. Ray Charles e quel mondo musicale sono le mie radici; sono profondamente grato a quel linguaggio che mi ha regalato il successo. Essere coerenti significa anche non dimenticare mai da dove si viene.

Hai lavorato con giganti come Burt Bacharach, i Pooh e Renato Zero. Cosa hai imparato da loro?

Porto con me un enorme rispetto per artisti che hanno segnato un’epoca. Mi hanno trasmesso un amore viscerale per la musica e invenzioni artistiche che resteranno sempre nel mio cuore. Spero, nel mio piccolo, di continuare a rappresentare il loro linguaggio e il loro "verbo" musicale.

In tour sarai accompagnato da Antonio Faraò. Cosa aggiunge alla tua musica?

Lui è "la turbina". È un musicista strepitoso, un talento incredibile. Ma oltre l’artista sto scoprendo l’uomo: una persona con fragilità, sensibilità e un’umanità profonda. Per me è fondamentale vedere l’essere umano che sta dietro lo strumento.

Come riuscirai a coniugare i tuoi grandi successi con i nuovi brani in italiano durante il tour mondiale?

Non suonerò tutto il nuovo progetto, ma solo alcuni brani. Essendo l’anno del ventennale, devo necessariamente celebrare le canzoni che hanno segnato questo percorso. Prova d’autore è una storia nuova: vedremo che forza avrà nel tempo e come reagirà il pubblico.

Ci saranno ospiti sul palco?

Gli ospiti ci sono già e sono i musicisti, perché la musica resta la parte preponderante. Avere sul palco Antonio Faraò, i gemelli Cutello, Ameen Saleem e David Haynes è già di per sé un evento forte e innovativo.

C’è ancora un sogno che vorresti realizzare?

Per fortuna ne ho tantissimi. Dovrò trovare un modo per andare in pensione prima o poi, anche se noi musicisti non abbiamo grandi garanzie in tal senso! Per ora, spero solo di continuare a sognare e di suonare il più possibile.

Prova d’autore, il primo album in italiano di Mario Biondi, esce venerdì 10 aprile in digitale e in supporto CD, mentre dal 1° maggio sarà disponibile anche in vinile. Il tour a supporto del nuovo album parte dal 3 maggio al Teatro San Domenico di Crema e prosegue in tutta Italia e in Europa fino alla fine del 2026. Sul palco con l’artista ci saranno il Maestro Antonio Faraò (pianoforte), Massimo Greco (polistrumentista e direttore musicale), Matteo Cutello (tromba), Giovanni Cutello (sassofono), Ameen Saleem (basso), Devid Florio (percussioni, chitarra e flauto) e David Haynes (batteria), sostituito in alcuni concerti da Nicolas Viccaro (batteria) o Francesca Remigi (batteria).


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