Marco Maccarini: "La tv di oggi? Tanta plastica, non c'è più empatia. Ho detto no al Grande Fratello, sogno un reality con mio figlio" - Intervista

Marco Maccarini senza filtri: "La tv è tutta di plastica". E svela perché ha rifiutato il Grande Fratello e il reality che sogna con suo figlio

Giusy Palombo

Giusy Palombo

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Giornalista e content creator. Racconto cultura pop e spettacolo tra articoli e video, con uno stile diretto e autoriale.

Marco Maccarini
IPA

A pochi giorni dall’inizio del Magna Graecia Film Festival, Marco Maccarini si prepara a tornare sul palco della manifestazione per il terzo anno consecutivo. Un ritorno che vive con entusiasmo, ma che diventa anche l’occasione per riflettere sul presente della televisione, sul rapporto con il pubblico, sulla musica e su quel percorso personale che lo ha portato a scegliere i cammini come filosofia di vita. Nell’intervista a Libero Magazine, il conduttore non nasconde una certa amarezza nei confronti dell’attuale panorama televisivo, parla del Grande Fratello, del sogno mai realizzato di partecipare a Pechino Express e rivela cosa direbbe oggi al Marco ragazzo alla conduzione del Festivalbar.

Intervista a Marco Maccarini: "Il Magna Graecia è un festival che resiste grazie alla passione"

Marco, stai per tornare al Magna Graecia Film Festival. Come ti stai preparando a questa nuova edizione?

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"Per me è il terzo anno alla conduzione, quindi ormai è una realtà che conosco molto bene e che sento anche un po’ mia. Sarò ancora sul palco con Carolina Di Domenico, che è davvero una persona di cuore, e questo rende tutto ancora più bello. Poi c’è Gianvito Casadonte, che fa letteralmente i salti mortali per tenere in piedi un festival così importante. È una manifestazione che ha una risonanza internazionale, capace di ospitare grandi nomi del cinema, eppure continua a dover affrontare tante difficoltà. È un festival che resiste grazie alla passione di chi lo organizza".

Che cosa trova il cinema nei festival che oggi, forse, la televisione non riesce più a offrire?

"Il cinema lo conosco meno rispetto alla televisione, ed è proprio per questo che adoro immergermi in quei dieci giorni di festival. Ogni volta incontro persone che hanno ancora voglia di osservare la realtà e raccontarla. Mi sembra che il cinema abbia mantenuto questa capacità di narrare storie autentiche, mentre la televisione l’ha persa. Oggi vedo programmi che sono propaganda, oppure semplicemente vendita di prodotti e servizi. E poi c’è tanta plastica. Troppa. Anche le persone sembrano costruite. L’empatia autentica è diventata rarissima".

Tu arrivi da una televisione completamente diversa, fatta di spontaneità e contatto diretto con il pubblico. Quanto è stata importante quella parte della tua carriera e la volontà di impostarla in quel modo?

"È stata una scelta consapevole fin dall’inizio. Avevamo capito che mancava proprio quel linguaggio lì. Io sono arrivato con i miei dread, con la mia faccia, senza voler imitare nessuno. Ho raccontato la normalità e quel modo di comunicare, in qualche modo, me lo sono inventato. Poi è diventato un linguaggio adottato da tanti altri. Ho avuto la fortuna di sperimentare da giovane e di aprire un territorio completamente nuovo".

Molti rimpiangono l’atmosfera del Festivalbar e di quella televisione musicale. È una magia che si può ricreare?

"Io non sono nostalgico. Amo il presente. Ricordo quegli anni con affetto, ma non vivo guardando indietro. Quello che però si è perso è l’empatia vera. Sono arrivati tantissimi cloni di quel linguaggio, ma senza il cuore. Sul palco io vivevo uno scambio continuo con il pubblico: prendevo la loro energia e la restituivo. Oggi vedo tante "macchinette" che funzionano perfettamente dal punto di vista tecnico, ma senza emozione".

Quanto hanno inciso i social in questo cambiamento?

"Moltissimo. Oggi tutti possono diventare personaggi, ma non tutti hanno davvero qualcosa da dire. E soprattutto vedo tantissime persone che copiano contenuti già esistenti. Se io avessi preso il testo di qualcun altro e l’avessi ripetuto in televisione, sarei stato mandato a casa in due minuti. Sui social, invece, succede continuamente e nessuno dice niente. Anche la televisione ha inseguito questa deriva, cercando di assomigliare ai social, invece di fare il contrario".

"Mi hanno chiamato per il Grande Fratello, ma ho detto no"

Esiste un progetto che potrebbe convincerti a tornare stabilmente in televisione?

"Non lo so. Mi manca tantissimo avere uno spazio dove potermi esprimere. Io sono nato per stare su un palco, mentre i social non sono il mio linguaggio. Però dovrebbe essere il progetto giusto".

È vero che ti hanno cercato per il Grande Fratello?

"Sì, è successo. Ho detto di no. Certo, se arrivasse una proposta davvero importante e avessi la certezza di non dover fare il "piattino", come lo chiamo io, qualche riflessione la farei. Anche per una questione economica, non lo nascondo. Non posso dire che rifiuterei sempre a prescindere. Però ho bisogno di fare qualcosa che mi rappresenti".

Hai raccontato intere generazioni attraverso la musica. Come giudichi quella di oggi?

"Io non sono uno di quelli che critica i giovani. Ho figli che ascoltano musica contemporanea e la ascolto insieme a loro. Ci sono cose che non sono pensate per me ed è giusto così. Non dirò mai che la musica di oggi fa schifo. Esiste una musica più semplice e una più complessa, ma entrambe hanno diritto di esistere. Sono sempre quelli che ascoltano la musica più ricercata a giudicare quella popolare, mai il contrario. È un atteggiamento che non mi appartiene".

"Il Cammino di Santiago mi ha cambiato"

I cammini hanno cambiato profondamente la tua vita. Quando hai sentito il bisogno di rallentare?

"È successo nel 2005, quando ero nel pieno della mia carriera, subito dopo il Festivalbar. Ero lanciato al massimo della velocità, ma mi sentivo molto distratto. Avevo bisogno di qualcosa di più profondo e così ho fatto il Cammino di Santiago. Quell’esperienza ha piantato un seme che è germogliato anni dopo, quando ho iniziato a camminare ogni anno".

Oggi i cammini sono diventati quasi una moda. Tu li raccontavi quando ancora nessuno lo faceva.

"Nel 2016 ho iniziato a condividere queste esperienze e praticamente non c’era nessuno che raccontasse i cammini in quel modo. Molti mi prendevano per matto. Oggi li fanno tutti. Ma va bene così".

C’è un reality che faresti?

"L’Isola dei Famosi la rifarei solo se fosse diversa. L’avventura estrema è stata bellissima, ma sarebbe bello vedere reality un po’ più alti, dove le persone devono davvero affrontare delle prove e non solo litigare".

Tipo Pechino Express?

"Quello lo farei domani mattina. È incredibile perché io camminavo e mi facevo ospitare nelle case delle persone ancora prima che esistesse il programma. È esattamente il mio mondo. Ogni anno spero che arrivi quella telefonata. Quest’anno sono perfino andato a parlare con la produzione insieme a mio figlio, ma ancora niente".

"Direi al Marco del Festivalbar di godersela di più"

Se potessi parlare con il Marco del Festivalbar, cosa gli diresti?

"Gli direi di godersela molto di più e di fregarsene di tante cose. Ci mettevo un impegno enorme, forse troppo. Alla fine tutti dimenticano tutto molto in fretta. Quindi gli direi semplicemente: divertiti".

Che cosa ti aspetti da questa nuova edizione del Magna Graecia Film Festival?

"La cosa che amo di più non è nemmeno il palco. Sono i momenti dopo, quando ci si ritrova ai tavolini, si chiacchiera davanti a un caffè freddo e nascono idee, amicizie e progetti. È un festival rilassato, senza la necessità di dimostrare qualcosa. Ed è proprio in quell’atmosfera che succedono le cose migliori. Sono certo che anche quest’anno rideremo tantissimo e nasceranno conversazioni bellissime. È questa la vera ricchezza del Magna Graecia Film Festival".


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