Marcello Sacchetta si rivela: "Sceglierei Francesca Tocca altre mille volte. Sanremo? Se Stefano De Martino chiama, io ci sono" - Intervista

In questa intervista a Libero Magazine, Marcello Sacchetta si racconta senza filtri dopo l'esperienza straordinaria dell'Eurovision.

Stefania Meneghella

Stefania Meneghella

Giornalista

Giornalista pubblicista, scrittrice e critica d’arte, sono autrice di quattro romanzi e fondatrice di Kosmo Magazine

Il palco del Wiener Stadhalle di Vienna lo ha visto brillare in mondovisione, sia dietro le quinte come mente creativa che in pista come performer. Marcello Sacchetta è reduce del successo dell’Eurovision Song Contest 2026 per cui, insieme al fratello Mommo, ha firmato la direzione artistica e coreografica per Sal Da Vinci. In questo modo si è confermato uno dei talenti più poliedrici del panorama artistico italiano (e non solo).

Intervista a Marcello Sacchetta dopo l’Eurovision Song Contest 2026

Non solo ballerino professionista del talent Amici di Maria De Filippi. La sua è infatti stata, sin da subito, una carriera di tutto rispetto, che lo ha visto muoversi anche in scenari internazionali. In questa intervista a Libero Magazine, Marcello racconta il dietro le quinte del festival più importante d’Europa, i ricordi di una carriera nata dal basso, il legame con Stefano De Martino e i progetti futuri che lo vedranno coinvolto in altre esperienze indimenticabili.

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Un quinto posto straordinario per Per sempre sì di Sal Da Vinci. Che sapore ha avuto per te questo traguardo e come avete vissuto l’accoglienza del pubblico?

Per me ha avuto un sapore meraviglioso ed è stato anche un riscatto. Io e mio fratello Mommo curiamo Sal Da Vinci già da tempo e, arrivare su un palcoscenico così importante e avere il riscontro – sia dall’Europa e da una parte del mondo che dall’Italia – è stata una grande soddisfazione personale. Siamo veramente felici di aver sorpreso l’Europa con la nostra esibizione.

Come nasce la collaborazione con tuo fratello e com’è avere un legame anche professionale con lui?

Lui ha seguito i miei passi quando ho iniziato a ballare. Dal punto di vista artistico, quando eravamo solo ballerini, abbiamo intrapreso due strade diverse. Nel momento in cui ho terminato la mia carriera di danzatore e mi sono occupato con anima e corpo alla conduzione artistica e alle coreografie, ci siamo però ritrovati a formare una squadra. La persona di cui più mi fido al mondo è mio fratello: è la mia luce di notte, la mia ombra di giorno.

C’è stato un momento preciso della tua carriera in cui hai capito che non volevi più "solo" eseguire i passi di altri, ma che sentivi l’esigenza di creare tu una visione coreografica?

In qualità di ballerino, sono sempre stato una fonte di ispirazione per alcuni coreografi, come Luca Tommassini e Franco Miseria. Lo stesso Tommassini mi ha dato, sin da subito, fiducia nel realizzare le sue coreografie: una responsabilità che è diventata poi un’esigenza. Il momento preciso è forse arrivato quando ho deciso di andare via dal programma Amici: una scelta che mi ha permesso di costruirmi un’altra strada e di crearmi una firma artistica.

La coreografia dell’Eurovision è stata un vero e proprio mini-film: la vestizione, il rito nuziale, l’arrivo della sposa. Come è nata l’idea di trasformare la canzone di Sal Da Vinci in un racconto teatrale così definito?

È nata da una visione. Negli anni, all’Eurovision, ci sono sempre stati "quadri" molto pop e simili a videoclip commerciali. Il brano di Sal Da Vinci ha invece un sound molto diverso e noi abbiamo voluto sottolineare proprio questo aspetto. La sua è un’anima da teatrante; Sal è un artista poliedrico e, nel corso dei mesi, ha sempre tenuto molti spettacoli teatrali. L’idea era di portare l’impronta del teatro, strizzando l’occhio a quello che è il cinema italiano. Ci sono infatti anche tante gestualità, come si può notare soprattutto nella parte finale. Volevamo raccontare la storia con un mini cortometraggio.

Il riscontro è stato tanto, non solo per il brano in sé ma anche per la vostra coreografia.

E sono fiero di dirlo. Ad oggi sto ricevendo tantissimi messaggi, non solo dagli italiani ma anche da tutta Europa. Sono davvero stupito di questo: nonostante tutto, c’è un enorme supporto da parte degli europei. Ho trovato commenti che vengono dalla Spagna, dalla Grecia, dal Portogallo, dai Paesi dell’Est.

Durante i giorni del festival sono nate inoltre accese discussioni sulle somiglianze tra la tua coreografia e i celebri "quadri" di Giuliano Peparini ad Amici. Tu hai risposto con fermezza difendendo l’originalità del tuo lavoro: a mente fredda, superata la finale, come commenti queste reazioni?

Confermo quello che ho detto. Mi viene da sorridere perché io non ricordo questa performance di Amici di cui si parla. Nel programma, per ogni Serale di ciascuna edizione, facevamo una quantità enorme di coreografie e "quadri". Quando ho letto questa dichiarazione di Giuliano Peparini, un po’ mi è dispiaciuto e ho pensato che lui non si fosse espresso bene.

Se le persone hanno però pensato questo, per me è un grande complimento, proprio per la stima che ho nei suoi confronti. Negli anni di Amici, lo stesso Peparini mi ha dato la possibilità di creare in prima persona delle coreografie. Penso che ci sia stato un malinteso, perché non credo sia proprio da lui dire determinate cose. Posso però confermare che è stata tutta farina del nostro sacco.

Francesca Tocca è stata la tua compagna di ballo in questa esperienza. Perché avete scelto proprio lei?

Quando ho dovuto pensare a una partner per il progetto di Per Sempre Sì, mi è subito venuta in mente Francesca. Noi ci conosciamo dai tempi di Amici e noi ballerini, quando realizziamo qualcosa, sentiamo tanto il feeling. Avevamo in mente di realizzare quella parte finale e ho scelto lei anche per una questione di immagine. Francesca è una donna adulta, una professionista e con tanta esperienza alle spalle: secondo me l’immagine di noi due insieme andava benissimo. Avevo bisogno di una persona formata su quel palcoscenico, e la sceglierei altre mille volte.

Facciamo un passo indietro. Oggi sei un punto di riferimento nel mondo dello spettacolo italiano. Se potessi parlare al Marcello che muoveva i primi passi a Napoli, cosa gli diresti? C’è qualcosa che non rifaresti?

Rifarei esattamente tutto quello che ho fatto perché, anche se ci fossero stati degli errori, da questi ho sicuramente imparato. Se sono arrivato qui, è perché ho avuto degli ostacoli. Al Marcello di ieri gli direi di non mollare per realizzare i sogni, che non si realizzano solo con la fortuna, ma con tanta determinazione.

Un insegnamento per i giovani talenti…

Esatto, anche se il mondo della danza è cambiato moltissimo, soprattutto a livello di formazione. Ad oggi, con l’avvento dei social, si segue una tendenza e si dà poco spazio alla curiosità di capire da dove viene una determinata cosa. Il percorso artistico che ho fatto io è stato fatto di tanto studio e di step di formazione importanti. Invito i ragazzi a studiare la tecnica, qualsiasi essa sia, e le fondamenta della danza.

A tuo parere, quanto il talent show Amici sta aiutando i giovani ballerini a costruirsi un futuro nel mondo della danza?

Io trovo Amici un trampolino di lancio, anche perché quella è una scuola che diventa poi un palcoscenico. Penso che sia un privilegio per i ragazzi scelti far parte di quel percorso; arrivare al Serale lo è ancor di più, perché gli allievi hanno a disposizione un corpo di professionisti tutto dedicato a loro. Chiaramente sta nell’allievo riuscire a proseguire nel migliore dei modi e a sfruttare il percorso. La cosa più importante è non soffermarsi sulla popolarità ma su quello che si deve fare. Se si raggiungono risultati importanti, la popolarità arriva autonomamente.

Nel tuo curriculum ci sono nomi da capogiro: hai ballato per Justin Bieber, Pharrell Williams, i Black Eyed Peas. Cosa pensi che manchi ancora all’Italia, a livello di mentalità o di produzione, rispetto ai grandi show americani o europei?

L’investimento. In Italia non si investe su videoclip, performance, live. Mi dispiace molto che ad oggi, nonostante siano passati tantissimi anni, ci sia ancora questo detto: "I ballerini sono l’ultima ruota del carro".

Perché la danza non viene spesso considerata?

Non si dà importanza. Al Festival di Sanremo, quando arriva l’annuncio su chi canta e si fa la lista degli autori, se c’è una messa in scena io trovo corretto citare il nome del coreografo. Si sta presentando un progetto su quel palco. Anche nei videoclip musicali, i ballerini sono sempre poco considerati; bisogna dare più rispetto a chi fa danza. Noi dovremmo essere tra l’altro più tutelati e, in Italia, ormai da più di vent’anni non esiste la tutela per i ballerini, non abbiamo un sindacato. C’è anche bisogno che sia differenziato un ballerino professionista da un emergente. La nostra categoria ha bisogno di maggior rispetto e devono esserci delle normative specifiche sulla nostra attività lavorativa, che possano disciplinare soprattutto la retribuzione.

Cambiando argomento, non possiamo non ricordare la promessa che ti fece Stefano De Martino quando fu ospitato nel tuo podcast, a maggio 2025: "Quando sarò a Sanremo, ti porterò con me". Ora che è stato nominato prossimo conduttore e direttore artistico del Festival, pensi che manterrà la parola? Se dovessi ricevere da lui la proposta, accetteresti?

Nel podcast, sì, ha detto questa cosa ma accompagnandola da una battuta. Posso però dire che se Stefano avrà bisogno, io ci sarò sempre. Sì, accetterei. Lui è una persona che ha fatto parte e che continua a far parte della mia vita. Se lui di notte ha bisogno di me, io ci sono sempre.

Cosa significa per te vedere un fratello artistico arrivare al vertice assoluto della televisione italiana, e quale pensi che sarà la sua più grande forza all’Ariston?

Vedere Stefano arrivare dov’è arrivato per me è stata un’enorme soddisfazione. Io ho pianto per lui quando c’è stato il passaggio di testimone su quel palco, e ho pianto per Sal quando ha vinto. Di lui ho una fiducia smisurata: potete vedere negli ultimi anni come ha plasmato dei programmi a modo suo. Stefano sta mettendo una firma unica e originale nella tv italiana.

Un modo di conduzione fresca e spontanea.

Si merita tutto, perché è un ragazzo che si dà tanto da fare. Non è uno sprovveduto o impreparato, ma è una persona molto curiosa. Gli auguro il successo che sta riscuotendo e, al Festival di Sanremo, sono sicuro che farà un grandissimo lavoro. Se sarò con lui, ancora meglio. Io sono andato a vedere la sua prima puntata di Affari Tuoi: essere testimone del suo successo per me è una cosa meravigliosa. Una grande soddisfazione vederlo lì, in postazioni importanti.

Guardando al futuro, c’è già qualche progetto o collaborazione internazionale all’orizzonte di cui puoi accennarci qualcosa?

In questo momento sto curando il nuovo videoclip di Noemi. Poi ci sarà il tour di Sal Da Vinci che cureremo io e mio fratello. Ci sono intanto tante richieste non ancora formalizzate, ma mi sento dire che sto vivendo un bellissimo momento, grazie anche a quello che è successo all’Eurovision, che ci ha dato la possibilità di farci conoscere in Europa e nel mondo. Sono super felice.


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