Manuela Moreno: "Io a Chi l'ha visto? Sarebbe un onore, ma la Sciarelli è insostituibile. L'eredità di Matano è una grande responsabilità" - Intervista
Libero Magazine ha incontrato Manuela Moreno, volto del pomeriggio estivo di Rai 1, conduttrice de La Vita in Diretta Estate

Giornalista, inviata di guerra, volto storico del Tg2 e ora padrona di casa del pomeriggio estivo di Rai 1. Manuela Moreno è alla guida de La Vita in Diretta Estate con un ritmo serrato, quello di chi è abituata a gestire l’emergenza e a trasformare il racconto quotidiano in appuntamento di servizio pubblico irriconoscibile.
Intervista a Manuela Moreno, conduttrice de La Vita in Diretta Estate in onda su Rai 1
In questa intervista a Libero Magazine, Manuela Moreno ha raccontato il futuro del suo lavoro, l’arte di gestire la diretta e cosa significhi davvero raccontare la vita degli italiani.
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Entra nel canale WhatsAppHai attraversato molti generi giornalistici, dai reportage internazionali ai talk show. Qual è stata la sfida più complessa nel passare a un format come quello de La Vita in Diretta Estate, che richiede una connessione più empatica con il pubblico?
Si parte alle 16.10 e si finisce alle 18.40. La vera sfida è proprio quella di riuscire a coniugare tutte le sfumature di una cronaca in un’estate complicata da tanti punti di vista, cambiando vari registri ma restando sempre sul solco di quello che è il racconto de La Vita in Diretta, grazie ai nostri inviati e alle piccole storie che spiegano grandi mondi. Questa è una sfida, perché si passa da un salotto che cerca di tenere compagnia a un pubblico chiuso in casa per il troppo caldo.
Come riuscite a bilanciare la leggerezza richiesta dalla stagione con il dovere di informare su fatti di cronaca che, purtroppo, inevitabilmente accadono anche in estate?
L’estate è un bollettino, noi surfiamo tra le notizie di cronaca nera. In due ore e quaranta, si riesce però a modulare anche la cronaca bianca, cercando di parlare del sociale e di raccontare piccole storie che accadono. Penso ad esempio a quei ragazzi a cui hanno dato fuoco oppure ai condomini che erano ostaggio di un uomo molto violento. Cambiare registro fa parte della mia storia aziendale, anche perché passo dal telegiornale al ruolo di inviata, fino ad arrivare alla guerra e allo spettacolo. Questo cambio di rotta ce l’ho nel mio percorso professionale e, per riportarlo in uno studio – anche grazie alla squadra che sta lavorando con me -, è bastato aggiungere la mia capacità di muovermi all’interno delle sfumature della cronaca per creare un’alchimia e un grande lavoro.
Quanto c’è di Manuela Moreno nel taglio che dai alle puntate? C’è un tema o un tipo di storia che senti più "tuo" e che cerchi di privilegiare quando sei alla guida del programma?
Io sono molto attenta alle questioni femminili, e la cronaca ci porta purtroppo a raccontare spesso storie di giovanissime ragazze. Abbiamo parlato ad esempio di una tredicenne e di una quattordicenne uccise dai loro fidanzatini: una scaraventata da un terrazzo, l’altra assassinata con una pietra. Sono delle storie terrificanti. Non so perché, ma non riusciamo ancora a cambiare la cultura di questi ragazzi. Io faccio anche parte dell’associazione Giornaliste Italiane: ci confrontiamo spesso su questi temi e su come trattarli, cerchiamo di porre sempre molta attenzione e sensibilità nei racconti e di capire quali sono gli ospiti giusti da invitare, che possano dare una chiave non solo di racconto, ma anche di interpretazione e di prevenzione. Questa è forse la vera attenzione che cerchiamo di dare nel racconto di questi eventi.
Un problema ancora attuale…
La sensibilità sul tema è alta, ma non si riesce ad evitare il caso. In studio ci interroghiamo spesso su cosa dobbiamo cambiare. Bisogna sicuramente chiedere aiuto alle scuole e alle famiglie. Le storie delle donne mi sono sempre molto a cuore, come quella della bambina Beatrice, uccisa in famiglia. Credo che in questa estate il racconto sia molto all’interno delle famiglie.
Si potrebbe fare di più dal punto di vista istituzionale?
No, ci sono tutti gli strumenti: il Codice Rosso, le leggi sul femminicidio, sono stati fatti tantissimi passi avanti. Il problema è che molte delle storie che raccontiamo sono stati delitti compiuti prima della legge, che non è quindi applicabile. Ora c’è la possibilità di denunciare e bisogna far capire alle donne che devono farlo: così facendo salvano sé stesse, salvano i loro figli, le loro famiglie, le loro comunità. Questa è una responsabilità sociale. La denuncia è l’unica arma che abbiamo e dobbiamo usarla al meglio.
Cambiando argomento, Alberto Matano ha dato un’impronta molto forte e autoriale a La Vita in Diretta. Come ti rapporti con l’eredità di questo programma durante i mesi estivi?
Sto cercando di salvaguardare un prodotto che Matano ha portato a livelli altissimi e sento sicuramente una grandissima responsabilità. Ci stiamo sforzando e impegnando per cercare di mantenere alta questa fascia e questo spazio, perché il lavoro dei colleghi va rispettato e supportato.
Come è cambiato, nel tempo, il tuo modo di porti di fronte alla telecamera? C’è una "Manuela" giornalista che è rimasta uguale a sé stessa e una che invece hai dovuto modellare per la televisione di oggi?
Sono sempre uguale. Ho fatto la mia prima conduzione in un tg locale a 18 anni e mezzo, e da allora non sono cambiata per niente.
Se dovessi indicare un’esperienza, un servizio o un reportage che è stato il vero spartiacque per la tua maturazione professionale, cosa diresti?
Soggiornare negli Stati Uniti è stato molto formativo, anche perché ho potuto conoscere il mezzo e mi sono confrontata con colleghi di alta televisione come la CNN. Ho capito molto sul prodotto e sul cambiamento della tv, sull’avvento dei social. Dal punto di vista del racconto, direi senz’altro il viaggio che ho fatto lungo il confine tra Stati Uniti e Messico raccontando le storie di frontiera in quattro stati americani e sei stati messicani, è stato bellissimo. Sono passato dai ranch con i cowboy alle riserve indiane dei nativi e ho conosciuto delle storie incredibili, come un gruppo di volontari che controlla qualsiasi legge o i messicani disperati che vengono riportati indietro. Una storia raccontata secondo il mainstream che, vista dal vivo, ha altri colori e sapori.
Se un domani ti venisse proposto di raccogliere il testimone di Federica Sciarelli in un programma cult come Chi l’ha visto?, come reagiresti? Accetteresti?
La Sciarelli è insostituibile, spero che lei ci ripensi e resti a Chi l’ha visto? ancora per tanto tempo. Secondo me lei è il programma: non dovrebbe accadere ma lì c’è un’identificazione di lei con il programma. Federica è riuscita a darne un’impronta personale ed è un’eredità pesantissima da raccogliere per chiunque. Nel frattempo, è una trasmissione straordinaria grazie a lei e al lavoro grandioso che ha fatto in tutti questi anni. Se me lo dovessero proporre, ne sarei molto felice e accoglierei la proposta con molto entusiasmo, perché lo considero un grande onore. Spero però sempre che lei ci ripensi e che qualcuno stia cercando di convincerla a rimanere, perché sarebbe una perdita troppo grande.
Una grande responsabilità prendere il suo posto, quindi…
Sarebbe come confrontarsi con un prodotto che corrisponde a lei. Sarebbe impossibile confrontarsi con Federica Sciarelli, un’eredità pesantissima da gestire, anche perché ha una fanbase enorme. Per chiunque andrà, sarebbe un lavoro da fare nel tempo.
Qual è, oggi, la sfida professionale o il tipo di narrazione che ancora non hai esplorato e che ti piacerebbe affrontare in futuro?
Dentro di me resta sempre lo spirito dell’inviato, che è quello che applico anche in studio. L’approccio è sempre lo stesso: lo studio è bello, ma un po’ limitante dal punto di vista giornalistico. La curiosità è la molla che mi porta a fare questo lavoro: la curiosità di conoscere storie personali e racconti. Tendenzialmente resto un po’ nomade come giornalista: ho fatto l’inviata quando avevo molta più forza fisica, che ora non mi riconosco più. Ci vuole molta forza per dormire per terra durante il terremoto in Nepal o per non mangiare per 72 ore. Certe volte mi chiedo come io abbia fatto.
Dopo La Vita in Diretta Estate, hai futuri progetti da raccontarci?
Vorrei solo farmi una vacanza. Ora speriamo di finire bene, di riportare a casa questa stagione, di riconsegnare questo pacchetto di "Vita in Diretta" ad Alberto Matano appena rientra.