Malika Ayane, (finalmente) il nuovo album ‘Cicale’: “C’è troppa pressione”, perché ha atteso cinque anni
La cantante ha parlato del suo nuovo disco e spiegato le motivazioni dietro il lungo silenzio discografico: “Ho abbattuto l’ego”

Dopo un lungo silenzio discografico, Malika Ayane torna con Cicale, il suo settimo album, in uscita oggi venerdì 18 settembre 2026. Un lavoro nato da una fase di cambiamenti personali e artistici, durante la quale la cantautrice ha scelto di esplorare ‘strade’ diverse. Scopriamo tutti i dettagli.
Malika Ayane, cinque anni lontano dal disco, tra teatro e nuove esperienze
Per capire la lunga pausa che separa Cicale da Manifesto, l’ultimo album di Malika Ayane, bisogna guardare a ciò che è successo nel frattempo. La cantante ha partecipato all’ultimo Festival di Sanremo, si è misurata con il musical Cats, ha affrontato l’esperienza teatrale di Brokeback Mountain, ha pubblicato una raccolta di racconti e lavorato a uno spettacolo musicale dedicato a Battiato. Percorsi differenti che, secondo la cantautrice, hanno avuto un effetto importante anche sul suo modo di vivere la musica: «Il risultato della somma di queste esperienze mi ha aiutata ad abbattere l’ego. Erano progetti che valorizzavano me stessa, ma mettendomi al servizio di qualcosa di più grande. Dopo il Covid ho percepito un approccio alla musica e all’intrattenimento che mi ha impaurita: non sono mai stata un animale da classifica, ma tutto è diventato troppo veloce, c’è troppa pressione. Ho capito che ci sono altre possibilità di fare musica e le ho seguite» ha raccontato Malika al Corriere della Sera. Il nuovo album nasce così anche dalla necessità di sottrarsi alla frenesia e di recuperare un rapporto più autentico con il proprio lavoro.
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Entra nel canale WhatsApp‘Cicale’, la metafora di una società che resta in superficie
Il titolo del nuovo disco Cicale prende ovviamente spunto dall’insetto spesso associato alla leggerezza e all’ozio, ma Malika Ayane ribalta questa interpretazione: «Questi insetti per colpa della fiaba di Fedro vengono associati erroneamente alla superficialità. Per arrivare a un’estate di canto e leggerezza la cicala trascorre fino a 17 anni sottoterra e quando esce allo scoperto, si espone all’attacco dei predatori prima di poter guadagnare il ramo su cui vivrà la bella stagione». Le canzoni, scritte tra i 38 e i 42 anni, affrontano quindi il presente, la maturità e le trasformazioni interiori. «L’ho scritto fra i 38 e i 42 anni, un momento in cui le cose cambiano. Anche se ho patito di più per il traguardo dei 30 anni, è stato scioccante scoprire che sempre più spesso sei l’adulto nella stanza. In queste canzoni mi concentro sul racconto del presente, sullo stare nei propri passi, il conoscere perché hai visto quante possibilità diverse di dolore e di gioia possano esistere». E proprio contro la superficialità arriva la sua critica più netta: «la sciatteria e la superficialità: si parla sempre, si commenta senza approfondire. Come nel caso della cicala appunto. Viviamo un’era enciclopedica, e allo stesso tempo superficiale».
