Malika Ayane, con 'Cicale' è finalmente libera: l'album più compatto della sua carriera senza ansia da prestazione. La recensione

A distanza di 7 mesi dal Festival di Sanremo, Malika Ayane esce con il nuovo album 'Cicale' in cui non fa più sconti a nessuno. Nemmeno a se stessa

Martina Dessì

Martina Dessì

Music Specialist

Ascolto, scrivo, a volte recensisco, smonto classifiche: la musica è il mio primo amore.

Le cicale possono restare sottoterra fino a diciassette anni prima di riemergere e cantare per una sola stagione. Malika Ayane ci ha messo meno, ma il senso del titolo è lo stesso. Il suo settimo album di inediti non arriva dopo un periodo di stasi, ma dopo una lunga fase di rigenerazione. In mezzo c’è stato, tra le altre cose, il ruolo di Grizabella nel musical Cats. È un’esperienza che sembra averle lasciato una voce e una presenza scenica finalmente libere dall’ansia da prestazione.

La cicala di questo disco non è quella della favola, da punire perché ha cantato invece di lavorare. È il simbolo del diritto di esprimersi senza rendere conto al giudizio altrui e senza inseguire l’immortalità. Ayane lo definisce il suo "disco del dopolavoro all’inglese": musica fatta per il puro piacere di farla, con spirito artigianale e senza paranoie commerciali.

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È un lavoro deliberatamente controcorrente, perché Cicale chiede di essere ascoltato dall’inizio alla fine, come un racconto unico. Non ci sono fiati, effetti di produzione alla moda o autotune invasivo. Tutto è costruito su pianoforte, tastiere analogiche e bassi sintetici, con un risultato moderno ma mai modaiolo. La voce, scura, sabbiosa e ricca di armonici, rinuncia ai virtuosismi e privilegia i registri gravi e le sfumature soffiate. Ne nasce una confidenza immediata con chi ascolta.

Finalmente

L’apertura chiarisce subito le coordinate del disco. Non c’è retorica giovanilistica e non c’è autocelebrazione della carriera. Il brano si colloca a metà strada tra la solennità di My Way e una leggerezza quasi utopica. Ayane fa un bilancio lucido della propria vita senza trasformarlo in un tribunale, né per sé né per gli altri, e attraversa i ricordi senza perdercisi. La ritmica è pulita e le tastiere seguono la punteggiatura del testo fino a un finale secco e consapevole.
Voto: 8,5

Animali notturni (Sanremo 2026)

Presentato al Festival di Sanremo 2026, è il motore del disco. È scritto per il movimento, con un’andatura travolgente perfetta da ascoltare in viaggio. L’arrangiamento è così stratificato che ogni ascolto fa emergere un dettaglio nuovo. Il brano racconta un amore adulto, che si rinnova come scelta libera e quotidiana, e la notte come spazio in cui si vive, si lavora e ci si incontra. La voce scorre fluida su tutta l’estensione, con una naturalezza che lascia il segno.
Voto: 9

È andata così

È una riflessione sulla precarietà e sull’accettazione dei propri errori. Siamo la somma delle scelte fatte, dei sogni gestiti male e dei traumi trasformati in qualcosa di creativo. L’immagine più riuscita è quella di un Icaro in versione economica, che cade per eccesso di sicurezza più che per slancio eroico. Il pianoforte essenziale si mescola con synth avvolgenti, e la voce resta misurata, mai autocommiserativa. Il messaggio è che anche quando è tardissimo non è mai davvero troppo tardi per ripartire.
Voto: 8

All’improvviso ci verrà da ridere

Qui la scrittura rinuncia a razionalizzare le emozioni e si limita a descriverle. Due strofe con scenari e stati d’animo opposti confluiscono nello stesso ritornello, che suona come una liberazione. Il colpo migliore è lo special finale: un climax di voci sovrapposte, senza parole di senso compiuto, che restituisce la saturazione emotiva prima dello scioglimento ironico. Ayane ha detto che, per via delle armonizzazioni, è il brano che vorrebbe sentir cantare alle cicale, trasformandolo in una specie di rave.
Voto: 8,5

Diversamente feat. Dargen D’Amico

È l’unico duetto dell’album e nasce da un’amicizia di lunga data e da una stima reciproca evidente. Il ritornello ne condensa il senso: traslocare ancora non basta per cambiare davvero vita. La vocalità tortuosa e inquieta di Malika si scontra con la penna lucida e tagliente di Dargen. Come riconosce la stessa Ayane, lui costruisce un racconto parallelo che va dritto al punto, mentre il suo gira su se stesso come un mulinello. Il risultato è un equilibrio riuscitissimo tra pop d’autore e cantautorato urbano.
Voto: 9

Detto tra noi

Il singolo che accompagna l’uscita è forse la sintesi più limpida della malinconia adulta che attraversa il disco. Le immagini, come racconta la stessa Ayane, sono nitide: il grigio del mare d’inverno, la luce dell’alba riflessa sulle paillettes dopo una notte di ballo, il pensiero al dopo che arriva puntuale all’inizio di ogni storia. Tastiere calde e frequenze basse profonde sostengono un testo che guarda la realtà senza il peso delle aspettative giovanili, ma con una rinnovata fiducia nelle relazioni. Il videoclip è girato in una casa vuota, dove non si capisce se si stia arrivando o partendo. L’artista racconta che il brano nasce da cinque traslochi in quattro anni.
Voto: 8,5

Probabile

È una canzone d’amore delicata sugli inizi che arrivano quando non li cerchi, in quella fase della vita in cui le difese spingono alla cautela. Il testo si ispira a un pensiero di Paul Valéry che la terapeuta dell’artista cita spesso: "L’amore consiste nel voler dire ancora". Il brano parte scarno e intimo, poi irrompono gli archi, che sono l’elemento passionale che travolge le resistenze della ragione.
Voto: 8

Come la prima volta

Scritta con Emma Nolde, riprende a dieci anni di distanza la coppia di Adesso e qui (nostalgico presente), il brano di Naïf. Lì i silenzi a cena erano quelli delle coppie che stanno insieme da tempo e non si parlano più. Qui cambiano significato: non nascono da stanchezza o incomunicabilità, ma da una confidenza così profonda da non avere bisogno di parole. Al centro c’è il desiderio di vivere il seguito di una storia con la stessa freschezza dell’inizio. L’arrangiamento elegante valorizza le sfumature più soffiate e intime della voce.
Voto: 8,5

Una possibilità

Già rodata nei festival estivi, appartiene alla famiglia delle "finte canzoni allegre". Sotto un ritmo solare e contagioso c’è un testo sarcastico sulla felicità da cartolina e da social. Inseguire modelli estetici che non ci appartengono è una trappola, e sbagliare valutazione fa parte della vita, non è una tragedia. È l’episodio più immediato e anche quello che osa meno. Il meccanismo funziona, ma resta un gradino sotto il resto del disco.
Voto: 7,5

Primavera in città

La chiusura è affidata a Mr. Monkey, produttore che viene soprattutto dal rap e dalla trap. Paradossalmente, ne esce uno dei brani più classici ed evocativi dell’album. Malika rientra da una trasferta e fuma una sigaretta alla finestra, guardando la strada mentre il sole tramonta lentamente. Un beat urbano minimale si unisce ad armonie avvolgenti, e il disco si congeda con serenità e decompressione.
Voto: 8

Il verdetto

Cicale è un album compatto, senza riempitivi e senza concessioni alla caccia agli stream. Accorcia la distanza tra interprete e racconto e punta su tastiere e synth analogici. Per questo si colloca tra i capitoli più maturi della discografia di Malika Ayane. I picchi sono animali notturni e diversamente, l’unico passo meno incisivo è una possibilità.

Prendersi cinque anni per costruire un racconto coerente è, oggi, quasi una forma di resistenza. Dimostra però che c’è ancora spazio per una musica d’autore fondata sulla fedeltà del pubblico e sulla qualità dal vivo. È un disco che rivela sfumature nuove a ogni ascolto e conferma Ayane come una delle voci più raffinate e libere della nostra musica.

Voto all’album: 8,5

Malika Ayane in tour nel 2026: le date nei teatri

Dopo l’instore tour partito il 18 settembre dalla Feltrinelli Duomo di Milano, Malika Ayane porta Cicale nei teatri italiani a novembre. Le date sono prodotte da Friends & Partners e Magellano Concerti. Sul palco ci sarà una formazione a cinque elementi, senza sequenze preregistrate, che si muove dall’acustico all’elettronico.

  • 1 novembre – Fermo, Teatro dell’Aquila (data zero)
  • 3 novembre – Roma, Auditorium Conciliazione
  • 4 novembre – Firenze, Teatro Verdi
  • 10 novembre – Milano, Teatro Arcimboldi
  • 11 novembre – Torino, Teatro Colosseo
  • 14 novembre – Catanzaro, Teatro Politeama
  • 16 novembre – Bitritto (Bari), Palatour
  • 17 novembre – Napoli, Teatro Augusteo
  • 19 novembre – Catania, Teatro Metropolitan
  • 20 novembre – Palermo, Teatro Golden
  • 24 novembre – Padova, Gran Teatro Geox
  • 25 novembre – Bologna, Teatro Duse
  • 27 novembre – Senigallia (Ancona), Teatro La Fenice
  • 28 novembre – Pescara, Teatro Massimo

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