Garlasco in Tv, la difesa di Sempio smonta il valore del DNA. Nuzzi: "Un giallo attorno a Stasi", perché c'è una nuova contraddizione
Ampio spazio dedicato al caso Garlasco nella puntata di Quarto Grado di giovedì 25 giugno 2026, focus sugli indizi contro Sempio e sul destino di Stasi, ora fuori dal carcere

Nuovo appuntamento speciale con "Quarto Grado", in onda giovedì 25 giugno 2026, con una duplice puntata settimanale, come accade già da qualche tempo. Non poteva ovviamente mancare uno spazio ad hoc dedicato al caso Garlasco, con l’obiettivo di delineare cosa potrebbe accadere a breve.
Garlasco, Quarto Grado, puntata 25 giugno 2026. il ruolo del DNA
La prima parte della puntata di "Quarto Grado" è stata dedicata al ruolo del DNA, uno degli indizi che la Procura ritiene dimostrino la colpevolezza di Andrea Sempio nell’omicidio di Chiara Poggi. Sulle unghie della vittima, per di più di due mani diverse, è infatti presente un aplotipo Y attribuito dalla genetista Denise Albani alla linea patrilineare di Sempio. Questo non è ritenuto casuale dagli inquirenti, anzi secodo la professoressa Cristina Cattaneo dimostrerebbe che la ragazza abbia provato a difendersi dal suo assassino.
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Entra nel canale WhatsAppQuesto tema è stato però oggetto di un’accesa discussione tra Carmelo Abbate e il genetista Marzio Capra, consulente dei Poggi, convinto che tutto sia frutto di una contaminazione, a detta dei familiari della giovane scomparsa infatti il responsabile dell’omicidio resta Alberto Stasi.
"Dal punto di vista quantitativo quei segnali sono forse i più rappresentati, ma non abbiamo alcuna possibilità scientifica di affermare che una maggiore quantità corrisponda necessariamente a un contatto più prolungato o più significativo"- dice il genetista . A suo dire, all’epoca non sono state fatte delle verifiche determinanti, che avrebbero permesso di avere maggiori certezze su un eventuale DNA da contatto diretto, non legato quindi a un contatto tra la ragazza e il suo aggressore. "Avevamo chiesto di escludere che quei profili appartenessero a qualcuno del RIS di Parma o al professor Avato, che nel 2007 aveva esaminato quei margini ungueali insieme a me. Io stesso ho consegnato il mio DNA, così come il generale Garofano, perché eravamo stati gli unici due consulenti ad aver avuto accesso diretto ai reperti – ha detto ancora Capra -. Abbiamo una perizia in cui non è stato confrontato il DNA di chi ha eseguito le analisi".
Gianluigi Nuzzi ha provato però a stuzzicare il suo interlocutore, con una domanda che aveva un evidente doppio senso: "Se De Stefano fosse nato a Garlasco cambierebbe qualcosa?". Il genetista non ha cambiato idea, ma ha anzi rincarato la dose per sostenere la sua idea: "Sempio ha il profilo più diffuso. Probabilmente ha molti parenti nella zona, quello di Stasi non ha invece alcuna corrispondenza", un modo quindi per fare intendere come non sia possibile escludere il condannato. Anzi, Capra ritiene che le analisi effettuate dalla genetista Denise Albani, incaricata dalla Procura, non siano da ritenersi così affidabili a causa dello strumento che lei stessa ha utilizzato: "Si tratta di un software non validato dalla comunità scientifica. Si usa solo in presenza di aplotipi misti, che già di per sé rendono quasi impossibile un’identificazione certa. Nessuno ha mai sviluppato uno strumento più affidabile perché si tratta di un campo così poco esplorato".
Sulla stessa lunghezza d’onda ovviamente anche la difesa di Andrea Sempio, convinta di poter smontare in un eventuale contraddittorio la posizione dei magistrati. Cataliotti, infatti, già durante l’incidente probatorio aveva sottolineato come la perizia valga zero, a supportare questa sua teoria ci sarebbero anche alcune pubblicazioni scientifiche risalenti a qualche anno fa che suffragano la sua teoria.
Il racconto di Massimo Lovati non convince
Presente in studio anche Massimo Lovati, ex legale di Andrea Sempio, finito indirettamente nel mirino a causa dei soldi che lui sostiene di avere preso dalla famiglia del suo ex cliente, anche se questo non convince la Procura. A detta degli inquirenti ci sarebbe stato infatti un giro di soldi che avrebbe facilitato l’archiviazione del 38enne nel 2017.
Carmelo Abbate non fa sconti, soprattutto in riferimento all’ormai nota consulenza Linarello, realizzata dal genetista di Alberto Stasi, che era tra le mani dell’avvocato nonostante non dovesse averla (a chi indaga ha riferito di averla avuta dal giornalista Giangavino Sulas, scomparso da qualche anno.
La nuova versione di Alberto Stasi
Sul finire della puntata di "Quarto Grado" si è tornati poi a parlare della situazione di Alberto Stasi, finora condannato per l’omicidio di Chiara Poggi, anche se da poco uscito dal carcere dopo avere ottenuto l’affidamento in prova. Gianluigi Nuzzi anticipa questo spazio parlando senza mezzi termini di "un giallo attorno alla figura di Stasi", facendo intendere come ci sia qualcosa che non quadra del tutto nelle sue parole.
Un anno fa, infatti, nell’interrogatorio fatto con il pm Fabio Napoleone che si sta occupando dell’attuale inchiesta lui aveva riferito di non avere ucciso la luce delle scale che portano al vano cantina, il punto in cui si trovava il corpo senza vita della sua fidanzata. "Io ricordo che non ho acceso nessun interruttore", ha raccontato Alberto Stasi nella sua ultima audizione in Procura. A sostegno delle sue dichiarazioni lui aveva ulteriormente aggiunto": "E’ stato un momento un po’ particolare", facendo riferimento allo choc provato nell’entrare in casa e scoprire l’accaduto, segno evidente di come i ricordi possano essere parzialmente offuscati (questa era la teoria avanzata anche dal giudice Vitelli, che lo aveva assolto).
Ripercorrendo le sue parole a ridosso del delitto, però, la versione data era differente: "Ricordo che la luce era spenta, non ho acceso la luce, mi sono fermato un istante e ho sceso due gradini circa. Mi sono inclinato con il busto leggermente in avanti e guardando verso sinistra le scale ho visto il corpo di Chiara", aveva detto il 17 agosto 2007, pochi giorni dopo il delitto. Tutto questo era stato confermato dal diretto interessato anche il 22 agosto 2007, quando era stato interrogato dalla pm Muscio: "La luce delle scale della cantina, non ricordo, ma credo che fosse spenta".