Madonna è tornata in pista: "Confessions II" è il rituale pop di cui avevamo bisogno (anche per piangere sul dancefloor). La recensione
Fate largo alla Regina: Madonna è tornata e non poteva che prendersi la pista da ballo. 'Confessions II' è l'album che il mondo stava aspettando da 20 anni

Ventun anni dopo averci chiuso in quella gabbia di specchi total-pink con Confessions on a Dance Floor, Madonna ha deciso che era ora di fare il bis. Confessions II (o Confessions on a Dance Floor: Part II, chiamatelo come vi pare) è uscito il 3 luglio per Warner Records e, parliamoci chiaro, il rischio di trovarsi davanti a qualcosa di nostalgico e un po’ patetico per boomer era altissimo. Dopo i deliri esotici di Madame X (che ha racimolato giusto mezzo milione di copie scarse) e quei featuring trap dell’era Rebel Heart messi lì solo per inseguire i trend, Madge ha capito che per riprendersi la corona doveva fare l’unica cosa che le riesce davvero da quarant’anni: farci ballare.
Per l’occasione ha richiamato Stuart Price, che oltre al primo capitolo le aveva curato il Celebration Tour tra il 2023 e il 2024. E si vede che quell’immenso viaggio nei ricordi fatto sui palchi le ha fatto scattare qualcosa in testa. La pista stavolta non è il solito sfogo per vendere due singoli, ma un confessionale vero e proprio.
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Entra nel canale WhatsAppIl disco è una mazzata di 64 minuti senza un attimo di pausa, mixato come un DJ set vero. E rispetto a quell’EDM un po’ fredda e confusionaria di MDNA (ve lo ricordate quando litigò con William Orbit?), qua c’è una tenuta incredibile. C’è la house di Chicago, la techno di Detroit, tutta roba underground che lei mastica da una vita.
Dietro c’è una campagna marketing pazzesca. In copertina (scatto di Rafael Pavarotti) c’è lei avvolta in un velo porpora che strizza l’occhio al look del Coachella 2006. Se guardate bene, la sagoma del velo forma un triangolo rosa: un rimando esplicito alle lotte della comunità LGBTQ+. Per far girare la voce, Stuart Price ha testato i pezzi strumentali a sorpresa nei suoi DJ set, e c’è stata pure una collaborazione con Grindr per mandare in streaming dei mini-show esclusivi in alcuni club.
In più, c’è Confessions II – The Film, un corto di 13 minuti diretto da TORSO e presentato al Tribeca. Praticamente copre le prime sei tracce del disco e ci hanno buttato dentro chiunque: Kate Moss, Arca, Shygirl, Honey Dijon, Benedict Cumberbatch e – non chiedetemi il perché – pure il calciatore Cole Palmer.
A livello di testi la faccenda si fa mistica. Nei vari parlati del disco, Madonna paragona il club a un rituale esoterico. Dice che la ripetizione dei bassi serve a distruggere l’ego, a viaggiare nel tempo e ad alterare la coscienza. Il ballo diventa una specie di preghiera che sostituisce le parole, roba che lei accosta al sufismo, alla cabala e al misticismo cristiano. Stuart Price le va dietro lasciando lunghi pezzi strumentali che sembrano i vecchi mix su vinile a 12 pollici. La prima metà del disco ti fa sudare, la seconda ti fa riflettere: una specie di viaggio spirituale tra traumi, sesso, lutti e accettazione della vecchiaia.
I Feel So Free
Ti accoglie in una specie di purgatorio notturno con un basso cupo che ricorda Tiga e la vecchia hi-NRG di Patrick Cowley. C’è lo zampino di Arca e Stuart Price che ci buttano dentro un pezzo di French Kiss di Lil Louis (1989) e il classico I Feel Love di Donna Summer. Madonna sussurra pezzi di un’intervista a V Magazine del 2021 dove si lagna della popolarità e di essere sempre controllata. Poi però dice: "Dammi dello champagne così posso scatenarmi stasera". Un inizio della madonna, letteralmente.
Voto: 8.5
Good for the Soul
Il mix scivola senza fermarsi verso la UK Garage e la drum ‘n’ bass. Voce ultra-filtrata dal vocoder e un testo sul ballo come purificazione dell’anima. Nel corto si vede una scena figa con laser verdi che escono dai corpi delle ballerine in mezzo a un bosco (molto fine anni ’90). La melodia non è un granché, ma il ritmo picchia forte e nel flusso del mix ci sta benissimo.
Voto: 7.5
One Step Away
Inizia con lei che parla e rimprovera chi pensa che la dance sia roba superficiale ("la pista da ballo non è solo un luogo, è una soglia"), poi parte un giro di piano che sa di Ray of Light. Canta da Dio, una delle sue migliori performance vocali degli ultimi vent’anni, pulita e quasi senza filtri. Il ritornello ha quel tocco kabbalistico che ti dà speranza. Promossa.
Voto: 8.0
Bring Your Love (feat. Sabrina Carpenter)
Il primo singolo, una macchina da guerra da 34 milioni di ascolti su Spotify. Pezzo pop-dance perfetto prodotto dai fratelli Parisi, costruito sopra un campionamento di Good Life degli Inner City (1988). Il botta e risposta con la Carpenter funziona e dimostra che Madonna sa ancora come parlare ai giovani senza fare la figura della zia imbarazzante.
Voto: 8.0
Danceteria
Il pezzo forte del disco. Scritto e prodotto con Andrew Watt e Cirkut, si regge sul giro di basso di Walk on the Wild Side di Lou Reed (accreditato postumo, giustamente). Madonna ci riporta nella New York dei primi anni ’80, quando andava al club Danceteria con la cassetta demo di Everybody in tasca. C’è pure un pezzo in stile Vogue dove elenca i suoi miti di gioventù: il doorman Haoui Montaug, Basquiat, Keith Haring e Debi Mazar. Mamma mia, roba da saltare sui divani. Siamo ai livelli di Hung Up.
Voto: 9.5
Read My Lips (feat. Feid)
Il momento reggaeton/pop latino prodotto da Tainy con il colombiano Feid. Ha un ritmo elettronico mischiato a chitarra classica e percussioni da batucada (la useranno pure per i Mondiali di calcio). Carina, ma la parte di Feid è talmente piena di Auto-Tune che sembra registrata da un robot. Stona un po’ con il resto del disco.
Voto: 6.5
Everything
Cassa EDM dritta in faccia e vibrazioni French Touch. Qui Madonna si incavola con le nuove generazioni che stanno sempre attaccate al telefono e non escono di casa: "Nessuno vuole uscire… questo non è giusto, mi disgusta". Quando urla "It’s not OK / I don’t fuck with it" sembra una vecchia punk arrabbiata. Ci sta, spezza bene la pulizia dei sintetizzatori. Voto: 8.0
Love Sensation
Una traccia house da festival fatta apposta per far saltare la gente. Il beat è fatto da dio, ma la voce di Madonna è sepolta sotto così tanti filtri digitali che non si capisce una parola di quello che dice. Un po’ anonima, il classico riempitivo.
Voto: 7.0
Love Without Words
Voltiamo pagina. La seconda metà del disco diventa più scura, acida e notturna. C’è una linea di basso sinuosa che a metà viene squarciata da un sintetizzatore TB-303 che fa molto trip psichedelico alla Röyksopp. Un’esperienza ipnotica, anche se il testo è il solito cliché dance.
Voto: 8.5
Bizarre (feat. Martin Garrix)
Il pezzone da stadio fatto con Martin Garrix. Sotto il drop EDM, però, c’è un testo pesantissimo e super autobiografico sulla sua vecchia storia d’amore con Sean Penn: "stella del cinema, occhi di un blu intenso… a Hollywood eravamo il premio perfetto". Il contrasto tra la tristezza del testo e la cassa di Garrix spacca.
Voto: 8.5
School
Roba strana e cupa: techno minimale da club sotterraneo di Berlino, co-prodotta da Mustapha LeBeau e Lanita LaShonda Smith. Lei canta con una voce scura e sexy, parlando di indipendenza ("posso fare le mie mosse sulla pista da ballo, posso fare l’amore sul pavimento di un uomo"). Peccato per i soliti parlati dove se la prende con chi vuole darle lezioni di vita, dopo un po’ stufano.
Voto: 7.0
Fragile
Tirate fuori i fazzoletti, davvero. Questa è una ballata elettronica dedicata al fratello minore Christopher Ciccone, morto di tumore a fine 2024. Stuart Price mette la voce di Madonna (nuda, caldissima, senza un filo di Auto-Tune) sopra una base liquid drum ‘n’ bass e chitarra acustica. Parla del dolore della perdita e delle beghe di famiglia: "condividevamo un legame fragile… non ti dimenticare di me, non dimenticarti di essere felice". Da brividi. Uno dei pezzi migliori della sua carriera recente.
Voto: 9.5
My Sins Are My Savior (feat. Stromae)
Hip-house anni ’90 che ruba il campionamento a My Army of Lovers degli Army of Lovers. La traccia diventa una figata grazie a Stromae, che ci piazza dentro una parte parlata in francese molto esistenzialista. Nel ritornello, Madonna alza il medio contro l’industria discografica che la vorrebbe già pensionata all’ospizio.
Voto: 8.0
Betrayal
Prodotta insieme al vecchio complice Mirwais, è un pezzo trip-hop scuro che campiona la Gnossienne No. 1 di Erik Satie. Il testo è una fucilata contro la matrigna Joan Ciccone (morta pure lei nel 2024) e i traumi di quando era bambina: "non potrai mai prendere il posto di mia madre". L’unione tra il pianoforte malinconico e l’elettronica di Mirwais crea un’atmosfera pazzesca.
Voto: 9.0
The Test (feat. Lola Leon)
Un duetto intimo e delicato ambient-garage con la figlia maggiore Lourdes "Lola" Leon. Praticamente il seguito di Little Star del 1998, che viene pure citata all’inizio. Madonna le chiede scusa per averla cresciuta in mezzo al circo dei paparazzi ("piccola stella, ho cercato di metterti su un piedistallo… non ho pensato a quanto potesse farti male"). Lola risponde con una voce caldissima ed elegante. Una seduta dallo psicologo fatta in musica.
Voto: 9.0
L.E.S. Girl
La festa è finita, accendono le luci del locale. Il disco si chiude con una chitarra folk e un carillon. Madonna ricorda con malinconia un amore di gioventù nel Lower East Side dei primi anni ’80 ("suonava la chitarra a St. Mark’s Place, aveva il volto di Marlon Brando"). Tutto si spegne con un sussurro. Un finale intimo che pulisce le orecchie dopo tutta quella cassa dritta.
Voto: 8.5
Con un bell’83 su Metacritic, Confessions II schiva la figuraccia dell’operazione amarcord fatta tanto per monetizzare. Dimostra invece che quando Madonna si chiude in discoteca ha ancora un sacco di cose da dire.
La promozione comunque non si ferma qui: la vedremo come headliner all’Halftime Show della finale dei Mondiali di calcio (uno show curato da Chris Martin dei Coldplay, dove saliranno sul palco pure Shakira e i BTS). Lunga vita alla Regina.
