Madame attacca Shablo nelle barre che infiammano Disincanto. Poi spiega: "Espediente per parlare di cose molto più grandi"
Disincanto è il disco della svolta e ora Madame finalmente non ha più paura. E dice davvero le cose come stanno, anche a rischio di risultare scomoda

Madame ha sempre avuto un rapporto particolare con la quarta parete. La sfonda, ci cade dentro, poi ti guarda negli occhi e ti dice che era tutto vero. Con Mai più, brano del suo terzo album Disincanto uscito il 17 aprile, lo ha rifatto e questa volta il boato si sente da lontano.
Prodotto da Bias, al secolo Nicolas Biasin, il pezzo poggia su una base volutamente scarna per lasciare spazio alle barre che in questo caso, hanno nomi e cognomi abbastanza leggibili, almeno per chi frequenta la scena rap italiana con una certa regolarità. Il primo riferimento è nella strofa d’apertura: "Il primo manager che gareggia a Sanremo / quando ci andavo io e mi lanciavano le pietre / nemmeno un ‘Come stai?’, nemmeno un ‘Cosa succede?'". Il campo si restringe rapidamente: Shablo, producer e manager che ha portato La mia parola al Festival di Sanremo 2025 con Guè, Joshua e Tormento, corrisponde al profilo con una precisione che lascia poco spazio all’interpretazione.
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppMadame, il patto con il diablo
L’intro del brano mette subito le cose in chiaro: "Ho fatto un patto con il diablo, -ablo". Madame non si limita a raccontare un torto subito ma descrive una dinamica di potere in cui il lavoro viene prodotto da una parte e il denaro incassato dall’altra. "Per farmi fare il salto o stare sul piedistallo / ha fatto fare a un altro e si è preso il denaro / e dopo l’ha flexato". Un vero e proprio atto d’accusa e non uno sfogo.
Nella seconda strofa la prospettiva si allarga e arriva il secondo bersaglio. Madame racconta di aver ricevuto proposte di semplificare la sua musica – "più stupida, più clickbait, che ampli un poco il pubblico" — e identifica la fonte come "il grugno di chi sta qua dietro / all’unico giornale di tutto il rap italiano / che si fa dare migliaia di euro per un articolo e mezzo". Il riferimento a Esse Magazine, testata fondata da Antonio Dikele Distefano e da tempo al centro di discussioni simili nella scena, è anche questo abbastanza diretto.
Mai più non è un dissing
Interpellata sulla questione da Billboard Italia, Madame ha scelto di non fare un passo indietro, ma di spostare l’inquadratura: "Non mi riferisco in particolare a Shablo ma all’industria musicale in generale. Sono cose che capitano perché i metodi di lavoro non sono uguali e le persone hanno anche esigenze diverse. Era solo un espediente per parlare di cose molto più grandi: di ingiustizie, anche al di là della musica".
Il brano si chiude con un dettaglio che i più attenti hanno subito notato: una registrazione in studio in cui Madame tiene il tempo con le mani mentre canta il ritornello. Un gesto che richiama il momento gospel – lo schiocco delle dita – presente nel segmento finale di La mia parola di Shablo.
Disincanto si conferma un progetto che rifiuta le mezze misure. Madame ha deciso di fare i conti con il proprio passato in pubblico, trasformando le contraddizioni dell’industria musicale in materia prima. Che si chiami dissing o verità, il risultato è lo stesso: difficile ignorarlo.
