Luciana Littizzetto senza filtri: "Da ricoverata ho capito cosa mi manca". La verità sulla menopausa, i figli e i rimpianti
La comica, in occasione dell'uscita del suo romanzo 'Il tempo del la la la', si è confessata in una lunga intervista personale. E non sono mancati i 'mea culpa' sinceri.

Comica per mestiere, ma capace di togliersi la maschera quando la conversazione lo richiede, Luciana Littizzetto ha rilasciato al Corriere della Sera una delle interviste più personali della sua carriera. Lo ha fatto in occasione dell’uscita del suo primo romanzo, "Il tempo del la la la", pubblicato da Mondadori. Un libro che nasce da un’esperienza vissuta in prima persona e che diventa il punto di partenza per un racconto sorprendentemente personale. Ecco tutti i dettagli.
Luciana Littizzetto, la confessione sulla menopausa
La menopausa, dice Luciana Littizzetto, ha portato con sé un sintomo che la disturba più degli altri: la ‘brain fog’ quella nebbia mentale che confonde i ricordi e disorienta nelle attività quotidiane. Il paradosso, raccontato con solito stile inconfondibile, è quello di ricordare perfettamente una poesia scolastica nella versione originale (‘La nebbia e gli irti colli’) e in quella reinterpretata da Fiorello, e di non sapere invece dove si è lasciata l’auto parcheggiata. Piccole perdite di orientamento che, sommate nel tempo, diventano qualcosa con cui fare i conti ogni giorno
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Entra nel canale WhatsAppAl centro dell’intervista c’è anche il racconto della vita familiare di Luciana, quella che si è costruita con pazienza e amore al di fuori degli schemi tradizionali. Vanessa e Jordan sono arrivati nella sua vita in affido quando erano ancora bambini, rispettivamente a 11 e 9 anni. Oggi sono adulti, con le loro carriere e la loro indipendenza. Non chiamano Littizzetto ‘mamma’, però: "Per loro resto ‘Lu’. Ma hanno espresso il desiderio di avere il mio cognome. Stiamo aspettando che la burocrazia faccia il suo corso".
La malattia e la fragilità inaspettata di Luciana
C’è poi un passaggio dell’intervista in cui il tono cambia. Littizzetto parla della pancreatite che l’ha costretta al ricovero ospedaliero, un anno fa, e lo fa con una franchezza che sorprende. "Ho avuto tante persone intorno a me", dice, "a cominciare da mio figlio che ha voluto dormire nella mia stanza in ospedale. Però in quei momenti ti manca un compagno, quell’intimità che ti permette di piangere, di dire: ho paura".
Il racconto tocca anche il rapporto con i genitori, che alla sua scelta di fare la comica non si erano mai davvero rassegnati. Persino il palco di Sanremo, invece di renderli fieri in modo definitivo, li aveva messi in agitazione: "Sì, erano orgogliosi, ma mi pregarono di non farlo più: li agitava l’idea che io fossi davanti a tutta quella gente".
Eppure Littizzetto guarda a quella resistenza con gratitudine: è stata forse quella spinta contraria a renderla più determinata. Ma sul fronte professionale non mancano certo i rimpianti e i sensi di colpa, come quello per una battuta sulla gravidanza di Carmen Russo che avrebbe potuto tenere per sé. Una delle poche volte in cui ammette di aver esagerato.
