Montalbano, Zingaretti abbandona i fan e scommette tutto su nuovo personaggio: il rilancio internazionale del giallo italiano passa da lui
Luca Zingaretti abbandona i panni di Montalbano per diventare Marco Paraldi nella nuova serie Paramount+

A volte nella vita accadono cose inaspettate, altre volte un po’ telefonate. I minimi comune denominatori sono però quasi sempre dettati da almeno un paio di caratteristiche fondamentali: il tempismo e il sincronismo. Nel mondo della serialità italiana è successa una coincidenza temporale che vale la pena portare all’attenzione. Prima ancora di parlare della trama: pochi giorni fa, secondo quanto riportato in un’intervista, Luca Zingaretti ha detto una parola che i fan del commissario più amato d’Italia aspettavano da tempo, nel bene e nel male: mai più. Non ci sono più le condizioni per tornare a vestire i panni di Montalbano, ha spiegato, perché non ci sono più Andrea Camilleri né tanti degli amici e complici di quell’avventura, e perché il mondo, nel frattempo, è cambiato. Una porta che si chiude definitivamente, dopo anni di speranze alimentate dai fan. E quasi in contemporanea, a Roma, si sono accese le luci sul set di un nuovo progetto che vede Zingaretti protagonista assoluto: Il Metodo Paraldi, il crime drama originale targato Paramount+ che arriverà nel 2027. Anche se può sembrare una coincidenza, penso possa essere più che altro un vero e proprio passaggio di consegne. L’attore sembra aver scelto di affrontare il futuro senza sentimentalismi, guardando avanti invece che indietro.
Chi è Marco Paraldi, e cosa lo separa (e cosa lo avvicina) al commissario Montalbano
Marco Paraldi, interpretato da Luca Zingaretti, è un ex giornalista che dopo anni di onorata carriera decide di lasciare la sua professione per cambiare vita: si è reinventato vinaio e ha aperto un’enoteca alla moda a Campo de’ Fiori. Il personaggio nasce dalla penna di Fabrizio Roncone, firma del Corriere della Sera da quasi trent’anni, in una saga pubblicata a partire dal 2016 e arrivata oggi a quattro romanzi. Marco vorrebbe godersi la sua nuova vita fatta di buone bottiglie e clienti facoltosi, ma il destino ha qualcosa di diverso per lui: lo ributta continuamente dentro casi di persone scomparse, sfruttando quell’istinto da cronista che, evidentemente, non si spegne mai del tutto.
Vuoi essere sempre aggiornato sulle ultime news su TV, personaggi e gossip? Iscriviti al nostro canale WhatsApp
Entra nel canale WhatsAppI punti di contatto con Montalbano sembrano, sulla carta, molti: stessa passione per la buona tavola, stesso gusto per le cose fatte bene e sopratutto la stessa attitudine da uomo che preferisce fidarsi del proprio intuito piuttosto che delle procedure. Ovviamente però, l’intro contesto – il terreno di caccia – cambia completamente.
Montalbano viveva nella Sicilia rallentata e struggente immaginata da Camilleri, fatta di albe sul mare e silenzi carichi di significato che soltanto lui sapeva esprimere. Paraldi invece si muove invece nel cuore di Roma, una città – nemmeno a dirlo – decisamente diversa: da una parte abbiamo le terrazze storiche del centro, il potere e la vita mondana; dall’altro ci sono le periferie durissime, dove la linea tra bene e male sembra diventare quasi impossibile persino per i suoi abitanti.
Un uomo allergico ai potenti, in una città che di potenti ne ha fin troppi
Per chi non avesse ancora avuto modo di fare la sua conoscenza, Paraldi viene descritto come un uomo che potremmo definire "allergico ai potenti e alle ingiustizie". Questo non stupisce affatto chi conosce il mestiere di chi lo ha creato: un giornalista che scrive di palazzi romani da decenni ha probabilmente più di un aneddoto da cui attingere per costruire un personaggio così.
E se Montalbano si muoveva spesso in un’umanità povera e periferica – migranti, pescatori, piccola criminalità di paese – Paraldi promette l’esatto contrario: le tinte gialle salgono metaforicamente i gradini verso l’alto, tra politica, finanza, imprenditoria e verso tutti quegli ambienti dove il potere permea coperto da un sottile filtro d’eleganza. Insomma, a questo giro la lente d’ingrandimento del protagonista sarà presumibilmente puntata verso i salotti buoni.
Cosa possiamo aspettarci da questa nuova serie
Se la serie rispetterà davvero questo prompt – e il coinvolgimento diretto di Roncone come consulente della sceneggiatura lascia pensare a questo – ci troveremo davanti a un giallo che userà il cibo e il vino sulla tavola come chiave di lettura sociale, quasi come un parametro che restituisce la definizione di chi ci troviamo davanti. Chi mangia cosa, chi beve cosa, chi può permettersi certe bottiglie in certi ristoranti romani, dice quasi sempre qualcosa sul potere che quella persona detiene o insegue.
C’è poi la questione più delicata, quella che Zingaretti si porterà addosso per tutta la promozione e probabilmente per l’intera prima stagione: il confronto costante con Montalbano. Sarà quasi impossibile, per il pubblico, non ripensare a quell’altro investigatore mentre lo si vede muoversi tra i vicoli del centro storico romano. C’è da dire però che proprio questa somiglianza di superficie, così come la sua l’ironia e la sua fisicità, può potenzialmente trasformarsi nel vero valore aggiunto dell’operazione. Vedere lo stesso attore in un contesto radicalmente diverso, potrebbe essere uno degli esperimenti più interessanti della sua carriera di attore.
Una scommessa che arriva al momento giusto
Il tempismo, va detto, non è casuale né fortuito: dopo aver chiuso ogni possibilità di ritorno su Vigàta, e dopo aver ricordato con affetto il legame con Camilleri, Zingaretti sembra aver scelto consapevolmente di voltare pagina con un progetto che condivide con Montalbano l’anima ma non la sostanza. Ha in cantiere anche due film da regista e uno spettacolo teatrale dedicato alla figura di Caino, segno di un artista che in questa fase della carriera preferisce prendere il largo verso territori nuovi piuttosto che rimane comodamente aggrappato personaggio che lo ha reso incredibilmente celebre.
Ora, resta da vedere se il pubblico saprà accettare questo passaggio di consegne, o se per anni continuerà a chiamarlo "il commissario" anche quando lo vedrà servire un calice di vino dietro un bancone romano. Nel frattempo, la scommessa di Paramount+ è abbastanza chiara: puntare su un volto amatissimo per lanciare un prodotto interamente italiano con ambizioni internazionali. Se il "giallo romano" riuscirà a conquistare il pubblico come ha fatto per vent’anni il "giallo siciliano", lo sapremo solo nel 2027. Ma la strada, quantomeno, sembra tracciata con cura.